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Zambot 3, tragedia nello spazio


Visto con Riccardo, 7 anni

Zambot 3, tragedia nello spazio

Una serie originale che coniuga un mecha design intrigante con un livello di realismo e di drammaticità per niente comuni.

di Demis Biscaro 22/04/2013

4

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Quando un avanzatissimo esercito alieno capeggiato dallo spietato Killer The Butcher attacca la Terra, gli unici ad opporre una valida resistenza sono i membri della famiglia Jin, discendenti di una dinastia di extraterrestri fuggiti dal pianeta di origine prima che fosse distrutto dalle truppe di Butcher. Dietro a questo sterminio pianificato c’è Gaizok, un misterioso essere determinato a spazzare via ogni forma di vita nell’Universo. Dovrà però fare i conti con l’invincibile robot Zambot 3.
Nonostante le oltre trenta candeline, Zambot 3 è una delle serie classiche che meno ha risentito del tempo trascorso. Il merito va in gran parte al regista Yoshiyuki Tomino che ha saputo innestare nella tradizionale struttura dell’anime robotico di stampo nagaiano delle istanze originali ed estremamente moderne.
La guerra e le sue ricadute sulla popolazione civile sono messe in scena con un realismo assolutamente innovativo. Si vedono masse di profughi abbandonare disperati le loro terre, famiglie affrante che osservano la distruzione della propria casa, per non parlare degli uomini-bomba, esseri umani a cui gli alieni hanno innestato degli ordigni esplosivi nella schiena allo scopo di farli deflagrare quando sono confusi tra la folla. In un episodio viene persino mostrata l’esplosione e lo smembramento del corpo di un bambino.
I rapporti tra i personaggi sono oggetto di un’analisi più approfondita, complice il vincolo famigliare che lega i protagonisti e il rabbioso sentimento di xenofobia che i terrestri nutrono verso di loro, considerati corresponsabili del conflitto bellico tanto quanto i Gaizok perché anch’essi di origine spaziale.
Il fatto poi che i mezzi che compongono lo Zambot 3 siano pilotati da tre ragazzini imprime a tutto l’anime una notevole connotazione metaforica: la guerra rappresenta il periodo della preadolescenza e dell’adolescenza in cui i tre giovani passano bruscamente da una condizione di sicurezza ad una di estrema incertezza e pericolo, trovandosi tutto d’un tratto inseriti in un corpo molto piú grande e complesso di quello cui erano abituati e carichi di nuove responsabilità cui far fronte. Battaglia dopo battaglia il cammino verso la maturità si scontra con un gran numero di problematiche tipiche di quell’età: il conflitto con la famiglia, le complicazioni delle amicizie, le rivalità all’interno del gruppo di coetanei, l’importanza di tener fede al proprio dovere, ecc.
Ogni episodio termina come da copione con la vittoria dei buoni ma l’atmosfera è comunque greve di tristezza e drammaticità e anticipa un finale di serie in cui i protagonisti non esitano ad immolarsi coraggiosamente per la causa, andando incontro ad una carneficina senza precedenti. Negli ultimi due episodi in particolare il livello di pathos è alle stelle e le lacrime si trattengono a stento.
Riccardo non ha colto pienamente la tragicità della storia, in parte perché mascherata dai momenti comici sparsi qua e là per tutta la durata degli episodi, ma è rimasto visibilmente colpito e disorientato dal fatto che alla fine i buoni vadano a schiantarsi con le astronavi contro la base dei nemici. Ha riso molto per le gag che coinvolgevano Killer the Butcher, presentato non come un malvagio stratega ma come un laido e sadico grassone, che gode della sofferenza e dello spettacolo della guerra. Un personaggio grottesco protagonista di numerose situazioni comiche che suscitano la risata controvoglia rendendo ancora più odiosa e repellente la sua figura. Mio figlio ha anche apprezzato notevolmente il design del robot, reso più interessante dal fatto che nasceva dalla composizione di tre mezzi. E per la prima volta mi ha posto la fatidica domanda che anch’io (come molti altri presumo) mi ero fatto alla sua età: “Perché quando Zambot 3 si trasforma i mostri non lo attaccano mai?”. Naturalmente non ho potuto fare a meno di riconoscere che non ne avevo la minima idea.
Nonostante il tratto duro e semplificato tipico dell’animazione giapponese degli anni ’70, alcune inquadrature e alcuni movimenti ricorrenti della macchina da presa danno all’anime un’impronta distintiva inconfondibile, fissata anche dalla colonna sonora di Takeo Watanabe, ricca di motivi rarefatti e stranianti.
E’ chiaro che a Tomino lo schema delle vecchie serie stava stretto. E così dopo aver esplorato gli abissi della tragicità assoluta con Zambot 3 passerà l’anno successivo (1978) alla comicità slapstick di Daitarn 3 per approdare infine ad un nuovo livello di complessità e realismo con Gundam nel 1979: la fine dei robottoni era irrimediabilmente iniziata.

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  1. tugurio77

    Ti dico la verità…da Bambino questa serie era una delle mie preferite anche se il fatto degli uomini-bomba mi ha sempre un pò “disturbato”…
    Rivedendola però da “grande” ho deciso di non tenerla (possedevo il cofanetto) e di non farla vedere ai miei bimbi per il livello di tragicità che la avvolge…magari da grandi decideranno loro.

    Complimenti per le recensioni!

    1. Demis Biscaro

      Eh sì, è una serie piuttosto dura da digerire. Mentre la guardavo con mio figlio ho cercato di sdrammatizzare i momenti più tragici e mi pare che lui non l’abbia presa male.
      Da bambino a me piaceva molto il robot per via della luna sull’elmo e per il fatto che era componibile, per cui quando mi capitava di vederla non cambiavo canale. Certo ho saputo solo da grande che aveva un finale così tragico.

      P.S.: Grazie per l’apprezzamento! :)

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