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Your name, il nome della felicità


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Your name, il nome della felicità

Poetico ed emozionante, a metà tra il school movie e il film fantascientifico, il nuovo film di Makoto Shinkai fa vibrare le corde delle emozioni come mai prima d'ora e conquista il pubblico di tutto il mondo

di Demis Biscaro 31/01/2017

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Qual è il tuo nome?“. È questa la domanda che aleggia, inespressa, tra Mitsuha e Taki, i giovani protagonisti di questo anime. Lei è una diciassettenne che vive in un paese montano affacciato su un lago ma che sogna la libertà e gli agi di Tokyo. Lui è un un suo coetaneo che vive nella grande metropoli e mentre studia per diventare architetto lavora al pomeriggio in un ristorante italiano, attratto anche dal fascino della sua ammicante coordinatrice.

Alcuni giorni prima del passaggio di una grande cometa i due cominciano inspiegabilmente a scambiarsi l’identità: Mitsuha si trova a trascorrere le giornate a Tokyo nel corpo di Taki, che a sua volta viene proiettato in quello di Mitsuha, tra le montagne. Questo paradossale alternarsi si interrompe bruscamente al passaggio della cometa: cosa è davvero accaduto ai due ragazzi e riusciranno mai a incontrarsi?

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Definito impropriamente dalla stampa internazionale il “nuovo Miyazaki”, Makoto Shinkai arriva con questa sua ultima fatica a farsi conoscere al grande pubblico di tutto il mondo, dopo che Your name è diventato in breve tempo il film d’animazione più visto in Giappone, superando persino La città incantata. Un successo quasi annunciato vista la qualità straordinaria dei suoi precedenti lavori come La voce delle stelle, 5 centimetri al secondo, Viaggio verso Agartha e Il giardino delle parole.

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E come in queste pellicole anche in Your name il giovane regista torna ad approfondire alcune delle tematiche centrali nella sua riflessione artistica, come la solitudine, l’incomunicabilità, la fragilità delle emozioni, l’estraneità del cosmo ma soprattutto la difficoltà di mantenere un contatto duraturo tra due anime in sintonia. Il bizzarro fenomeno che scombussola la vita di Taki e Mitsuha diventa ben presto metafora di un sentimento che, smarcandosi da facili quanto imprecise categorizzazioni, riesce a rendere conto di quel subbuglio interiore che sconvolge le fondamenta della nostra vita quando veniamo in contatto con un’anima affine. Non è semplice amicizia e neppure amore, e se è vero che c’è attrazione non mancano i momenti di fastidio e irritazione. Ma al di sotto di questo tumulto va consolidandosi a nostra insaputa un desiderio stratificato di vicinanza e unione profonda, di creazione di un luogo intimo e condiviso in cui risiede la felicità.

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Purtroppo il tessuto stesso della vita sembra opporsi alla realizzazione di questo anelito, come hanno dolorosamente appreso Takaki e Akari, protagonisti di 5 cm al secondo, e Takao e Yukari, loro omologhi ne Il giardino delle parole. Tuttavia una leggenda popolare vuole che ogni persona sia collegata alla sua anima gemella attraverso un invisibile filo rosso intrecciato dal destino, molto simile al nastro che Mitsuha regala a Taki nel loro primo, fuggevole incontro.

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E così, dopo una prima parte più leggera che si snoda sui binari di uno school movie per teenager, nella seconda parte il film cambia registro, virando verso il fantascientifico e prendendo una piega nettamente più drammatica. È il peso della realtà che si schianta senza mezze misure sui nostri sogni, mettendo alla prova sentimenti e volontà, con un’indifferenza e una violenza che strappano il respiro. Ma forse – questa volta – non tutto è perduto.

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Poetico ed emozionante, il nuovo film di Shinkai è arricchito anche da diversi momenti comici, piuttosto inusuali nel suo cinema, che alleggeriscono i toni e rendono la visione più scorrevole e frizzante. Visione ritmata dalle musiche e dalle canzoni originali dei Radwimps, una rock band giapponese che è riuscita a fondere le atmosfere malinconiche e struggenti della storia con la vocazione a un sound vivace e a tratti aggressivo. Una sintesi di grande effetto.

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Ma ciò che colpisce lo spettatore fin dalle prime immagini è la sfolgorante bellezza dell’animazione, curata in modo quasi maniacale fin nei minimi particolari grazie a un connubio virtuoso tra disegno tradizionale e rielaborazione digitale. Un’animazione capace di spingersi fino alla soglia di un realismo fotografico estremo, dove l’accumulo di dettagli non è mai fine a sé stesso ma funziona da trampolino per una regia capace di accompagnare sguardo e cuore lungo traiettorie sconosciute al cinema d’animazione occidentale. Grandangoli, primissimi piani, scorci, prospettive deformanti: tutto concorre a un modo narrativo sempre nuovo e coinvolgente, dove lo stupore ha la forma di un cielo notturno coi colori della morte e il silenzio grida un addio con la forza di un controluce assordante.

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Come tutte le grandi opere, il film è adatto a qualsiasi tipo di pubblico. Non ci sono controindicazioni alla visione neppure per i bambini più piccoli, anche se è molto probabile che possano annoiarsi, dal momento che storia e personaggi sono piuttosto lontani dalla loro quotidianità e dal loro universo emotivo.

Per chi non conosce Makoto Shinkai, Your name è sicuramente un’ottimo punto di partenza per accostarsi al cinema di un artista capace di mostrarci in filigrana emozioni inesprimibili a parole. Un cinema capace di regalarci, con le sue immagini, il nome della felicità.

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