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Wargames, teen movie e Guerra Fredda


Visto con Riccardo, 7 anni

Wargames, teen movie e Guerra Fredda

Tra romance adolescenziali e tecnologie informatiche d'annata, un film che sa ancora tenere alta la tensione e mettere in guardia contro la folle stupidità dell'uomo

di Demis Biscaro 30/04/2014

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David Lightman (un Matthew Broderick poco più che ventenne) è un giovanissimo appassionato di informatica che trascorre il tempo libero davanti al computer o con i suoi amici nerd, sempre pronti a dargli delle dritte per infiltrarsi nelle reti aziendali di mezzo Paese. E proprio tentando di collegarsi al computer centrale di un’azienda di videogiochi, la Protovision, David finisce per avviare una partita a Guerra Termonucleare Globale con WOPR, un superelaboratore che controlla le testate nucleari americane. Purtroppo il calcolatore non distingue tra gioco e realtà e quando è il suo turno si prepara a lanciare missili veri contro l’Unione Sovietica. A David non resta che rintracciare Stephen Falken, lo scienziato che ha programmato WOPR, nella speranza che riesca a fermarlo.
Con Wargames, uscito nelle sale nell ’83, John Badham incrocia la paranoia da Guerra Fredda tipica degli anni ’80 con le atmosfere più leggere da teen movie che qualche anno dopo faranno la fortuna di John Hughes e della stessa Ally Sheedy, qui nella parte di Jennifer, l’amica del protagonista. Inevitabile che due generi così diversi si rifilino qualche gomitata durante lo sviluppo della storia ma a conti fatti il gioco regge e la sfida di mettere a contatto un pubblico adolescente con alcuni dei temi critici di quegli anni, come la corsa agli armamenti, il pericolo nucleare e i rischi connessi a un uso sconsiderato delle nuove tecnologie informatiche, può considerarsi pienamente vinta. Il film all’epoca venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes e fu un successo al botteghino. Tra l’altro qualche anno più tardi il regista tornerà a occuparsi dell’impiego in campo militare dell’intelligenza artificiale con il celebre Corto circuito, che vede sempre Ally Sheedy in un ruolo chiave.
Com’è naturale a trent’anni di distanza la tecnologia così generosamente esibita nel film sembra uscita da un’epoca preistorica e il gigantesco planisfero terrestre in grafica a 8 bit che sovrasta la sala centrale del quartier generale NORAD strappa un sorriso di nostalgia. Ciononostante la tensione è ancora palpabile (esemplare la sequenza che precede i titoli di testa, con un esordiente Michael Madsen) e il film riesce a trasmettere il senso di claustrofobica ottusità che domina all’interno delle gerarchie militari. Ma ciò che più colpisce è il nichilismo catastrofista del professor Falken che, annientato dal dolore per la perdita del figlio e dal disgusto per le inclinazioni belliche dell’uomo, auspica che i missili vengano sparati davvero e che la razza umana si estingua, vittima della propria stupidità.
Durante la visione ho dovuto dare alcuni ragguagli a Riccardo sulla trama e sul fatto che quando avevo la sua età America e Russia tenevano ben puntati l’una contro l’altra degli arsenali nucleari capaci di distruggere l’intero pianeta. In ogni caso Riccardo è rimasto straordinariamente affascinato dalla storia ed era molto curioso di scoprire come avrebbero fatto i protagonisti a impedire al computer di lanciare i missili. Quando ho sollevato il dubbio che magari non ce l’avrebbero fatta ha ribattuto un po’ sorpreso: “Ma dai! Nei film ci riescono sempre, si sa!”. Naturalmente ho preso al volo l’occasione di fare qualche osservazione sull’evoluzione della tecnologia prendendo spunto dai “reperti” che si vedevano in scena: i computer senza mouse, la stampante ad aghi, il dispositivo telefonico che sostituiva il modem, ecc.
Insomma Wargames ci ha divertito e ci ha fatto chiacchierare parecchio e soprattuttosi è confermato un indimenticabile promemoria del fatto che in alcuni giochi la miglior mossa è quella di non giocare.

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