Recensioni

WALL•E, amore a misura di transistor


Visto con Riccardo, 6 anni

WALL•E, amore a misura di transistor

Un robot spazzino fortemente empatico è protagonista di una storia in bilico tra commedia rosa su sfondo post-apocalittico ed action fantascientifico. Tante risate ma pochi messaggi significativi.

di Demis Biscaro 19/12/2012

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2012/12/wall-e-luci.jpg

Anno 2805. Sulla superficie della Terra, ormai disabitata da secoli, si muove WALL•E, un robot solitario che ha il compito di compattare e ammonticchiare i giganteschi cumuli di rifiuti che hanno trasformato il pianeta in un deserto, soffocando ogni forma di vita. Ligio al suo compito da ben 700 anni, il piccolo spazzino estrae e recupera dall’immondizia pezzi di ricambio e ammennicoli vari (accendini, lampadine, posate) che ripone scrupolosamente nel container dove passa le notti. Fino al giorno in cui perde la testa per EVE, un avveniristico robot femmina sceso dal cielo su un razzo: insieme scuoteranno dal loro torpore quel che resta dell’umanità, parcheggiata in una gigantesca astronave fuori dall’orbita terrestre.
Deliziosamente incorniciato da una colonna sonora ispirata al musical Hello Dolly! e da una CGI calda e avvolgente, il nono lungometraggio Pixar per la prima mezz’ora veste i panni di un’insolita commedia romantica d’ambientazione post-apocalittica e supplisce alla sostanziale assenza di dialoghi con una regia virtuosa che sfrutta al meglio un registro malinconicamente comico ereditato dalla tradizione del muto (Chaplin su tutti) e l’irresistibile empatia suscitata dal rugginoso protagonista. Inutile negarlo: coi suoi occhioni a binocolo sempre spioventi e il suo fare timoroso (e un po’ ruffiano) il piccolo e sgangherato WALL•E (una copia in versione deformed di N.5, il robot dei film della serie Corto circuito) riesce ad entrare nelle grazie degli spettatori grandi e piccoli fin dalle prime sequenze in cui appare. E coi sui gesti minimalisti e insieme premurosi ci insegna che la casa è un magazzino di affetti, dove ciò che la società ha rifiutato può assumere un valore speciale e contribuire a sua volta a rendere unico quel luogo, fosse pure un container di lamiera prodotto in serie. EVE dal canto suo saprà gettare una nuova luce su tutte quelle chincaglierie mal assortite: perché in fondo che cosa significa innamorarsi se non condividere il nostro ammaccato bagaglio di esperienze personali e lasciare che l’altro, con la sua sola presenza, le illumini di un nuovo, inatteso significato?
Pur non riuscendo a cogliere gli aspetti più squisitamente malinconici della vicenda, Riccardo si è affezionato fin da subito al buffo WALL•E e all’insetto cibernetico che lo accompagna ovunque. Con mia sorpresa ha anche compreso perfettamente la dinamica dell’innamoramento, deducendo per esclusione che EVE dovesse in qualche modo essere una femmina “perché un maschio non si può innamorare di un altro maschio”. Più o meno.
Nella seconda parte la storia però vira bruscamente nella direzione dell’action fantascientifico focalizzandosi sul ritorno dell’uomo sulla Terra. Il ritmo della narrazione accelera e lo schermo d’un tratto brulica di una moltitudine di spalle comiche robotiche non di rado irritanti e importune. A onor del vero Riccardo si è divertito parecchio alle gag dei vari automi inservienti e ha riso un sacco alla comparsa di un robottino pulitore maniaco dell’igiene che poi abbiamo ritrovato anche lungo tutti i titoli di coda.
Tuttavia la regia scricchiola visibilmente nel vano tentativo di protrarre il tono leggero e intimistico della prima parte della storia attraverso una successione di eventi che avrebbero richiesto un taglio piú drammatico per risultare coinvolgenti. La gigantesca astronave Axiom (controllata da un timone elettronico clonato da Hal 9000) è a tutti gli effetti uno spropositato formicaio dove le macchine accudiscono obesi uomini-larva sprofondati in uno stato di beato relax che non provano alcuna forma di pentimento per aver devastato il pianeta, né sentono il desiderio di farvi ritorno. Un ecologismo di facciata e una blandissima critica al consumismo fanno di questa seconda parte un film post-catastrofe privo di catarsi e di messaggi significativi, dal momento che senza crisi e soprattutto senza un’adeguata presa di coscienza della colpa non può esserci rinascita. Motivo per cui il ritorno sulla Terra costituisce un finale talmente velleitario da non risultare né consolatorio né tanto meno rassicurante.
Nelle ultime scene la storia subisce addirittura un nuovo improbabile rivolgimento di campo, ricollegandosi d’un tratto alla trama romantica iniziale e confezionando uno stucchevole happy ending che si fa beffe della sospensione d’incredulità dello spettatore e prende a schiaffi il suo buon senso. Con buona pace dell’Academy che ha tributato al film un Oscar quanto meno discutibile.

Vai alla scheda Cinema
Vai alla scheda Home Video

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento