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Viaggio al centro della Terra, Hollywood riscrive Verne


Visto con Riccardo, 8 anni

Viaggio al centro della Terra, Hollywood riscrive Verne

Gli studios stravolgono la storia originale ottenendo un film fiacco che tradisce lo spirito avventuroso del libro

di Demis Biscaro 11/09/2015

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Fin dalle sue origini, il cinema è andato a nozze con le opere di Jules Verne, a partire dal celebre Viaggio nella Luna del 1902 di Méliès, ispirato al romanzo Dalla Terra alla Luna e noto al grande pubblico per il fotogramma in cui durante l’allunaggio il razzo finisce proprio nell’occhio del nostro satellite. Il primo adattamento del Viaggio al centro della Terra arriva invece del 1959 guadagnandosi tre candidature agli Oscar, tra cui quella per i migliori effetti speciali.

Protagonista è il professor Oliver Lindenbrook (interpretato da James Mason), un geologo dell’Università di Edinburgo che rinviene fortuitamente delle indicazioni incise in una roccia dall’esploratore Arne Saknussem, in cui è rivelata l’esistenza di un percorso sotterraneo che porta al centro della Terra. Con l’aiuto del suo allievo Alec (un giovanissimo Pat Boone), Lindenbrook organizza una spedizione scientifica in Islanda all’imbocco del cratere del vulcano Snæfell, da cui si accede al tunnel di Saknussem. Le insidie però si moltiplicano: prima il professor Götaborg e poi il Conte Saknussem, un discendente senza scrupoli del noto esploratore, cercano di sabotare l’impresa.

A dispetto dell’affascinante piedestallo letterario da cui prende le mosse, Viaggio al centro della Terra non è quel che si dice una pellicola che tiene col fiato sospeso. Appesantito dal bizzarro ecclettismo del regista Henry Levin, che in oltre 30 anni di carriera attraversò praticamente tutti i generi cinematografici, il film è un improbabile miscuglio di giallo, azione, fantascienza e commedia rosa con contaminazioni perfino dal peplum, da cui eredita l’abusato mito di Atlantide. Il romanzo di Verne rimane sullo sfondo, dal momento che la sceneggiatura sposta l’ambientazione iniziale da Amburgo a Edimburgo (il conflitto coi tedeschi durante la Seconda Guerra mondiale è un ricordo troppo vicino…) rimescolando ruoli e identità dei personaggi. Inventata ex novo è la sottotrama gialla che vede coinvolti Götaborg e il Conte Saknussem ma anche tutta la discesa fino al centro della Terra, una sequenza di trovate narrative e scenografiche di cui non c’è traccia nel romanzo originale: dai funghi giganti, ai dimetrodonti, alla partecipazione della stessa signora Götaborg alla spedizione.

Dopo il rimaneggiamento hollywoodiano quella che era un’impresa al limite delle possibilità umane si trasforma in una specie di scampagnata nel sottosuolo, con tanto di fisarmonica e canti corali lungo il sentiero e un’oca come animaletto da compagnia. I pochi momenti drammatici non riescono a scalfire l’atmosfera leggera e vagamente autoironica che domina tutto il film e che indebolisce anche quelle poche idee che avrebbero potuto essere apprezzate ancora oggi, come la valorizzazione della ricerca scientifica e la critica alla pena di morte.

In questa occasione Riccardo è stato per me una vera e propria guida alla visione. Dal momento che aveva appena terminato di leggere il romanzo (di cui io ho solo una conoscenza indiretta) ha messo puntualmente in luce tutte le differenze col film, che l’ha lasciato parecchio deluso. Si è sentito coinvolto solo durante la scena dell’attacco dei dimetrodonti e quella finale in cui compare un lucertolone gigante, per il resto ha guardato il film con distacco e occhio clinico. Inoltre di fronte alle schermaglie uomo-donna tipiche della commedia romantica di quegli anni si è trovato completamente disorientato, sfuggendogli del tutto sia le regole dell’attrazione che gli stilemi con cui venivano messe in scena allora. Ogni tanto, per ingannare il tempo, cercavo di fargli notare la presenza di qualche trucco scenografico d’annata (fondali dipinti, soprapposizione di immagini differenti, ecc.) ma la noia alla fine ha prevalso.

Questo Viaggio al centro della Terra non è di certo il punto di partenza ideale per ravvivare nei propri figli l’interesse per l’avventura di stampo scientifico. Meglio rivolgersi ad altri prodotti, come ad esempio la recente serie animata italiana, molto più fedele allo spirito dei  romanzi originali e decisamente più avvincente. E chissà che a qualche ragazzino non venga voglia di leggersi anche i libri…

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