Recensioni

Un sogno, una vittoria: baseball, metafora di vita


Visto con Riccardo, 8 anni

Un sogno, una vittoria: baseball, metafora di vita

Una singolare parabola sportiva si trasforma in un'esortazione a lottare per la realizzazione dei propri sogni ne Un sogno, una vittoria

di Demis Biscaro 10/10/2015

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2015/10/un-sogno-una-vittoria-protagonista-che-lancia.jpg

Un sogno, una vittoria inizia nel 1999 e James “Jimmy” Morris (interpretato da Dennis Quaid) è un insegnante di chimica nella scuola di Big Lake, in Texas. Ex lanciatore nelle leghe di baseball minori, è stato costretto al ritiro per problemi al braccio e ora allena una squadra di ragazzi del luogo, i Reagan County Owls. Per spronarli a dare il meglio di sé, Jim si lascia coinvolgere in una scommessa: se vinceranno il campionato lui parteciperà a una selezione per tentare di coronare il suo sogno di ragazzo, giocare in una squadra della Major League, dal momento che nonostante i 35 anni suonati il suo braccio sembra aver ripreso vigore.

Prendendo le mosse dalla biografia del vero Jim Morris, John Lee Hancock (regista del recente Saving Mr Banks) confeziona un film per famiglie in linea con la più classica tradizione Disney, dipingendo una parabola sportiva che assomma in sé tre capisaldi dello spirito americano: la figura del self made man, l’uomo che la spunta grazie alla sua tenacia e determinazione, l’amore per il baseball e soprattutto il mito dell’America come terra dove anche i sogni impossibili si avverano.

Il film è sostanzialmente diviso in due mediometraggi a sé stanti: nel primo si racconta la crescita sportiva della squadra degli Owls, coronata dalla vittoria del campionato locale che dà il via alla second parte, incentrata sulla rapidissima e inattesa ascesa alla Major League del protagonista. In entrambi gli spezzoni il cuore della storia ruota attorno all’idea che i sogni sono il motore della vita, l’unica forza capace di spingerci al limite delle nostre possibilità e anche un po’ più in là, nei territori dove l’impossibile si fa reale. “Se non avete dei sogni non avete niente” è la frase con cui Jim esorta i suoi giovani allievi e la battua cardine di tutto il film. Nonostante la sceneggiatura non si curi molto di evitare gli stereotipi di genere, alcune sequenze colpiscono nel segno. Come quella in cui il protagonista si presenta alla selezione con tanto di bambini e passeggino al seguito, una scena che restituisce in un solo colpo misura del coraggio e della fatica che occorrono a ogni genitore per far convivere l’amore per i figli con le proprie aspirazioni più profonde.

Non a caso un’attenzione speciale viene rivolta anche alle relazioni familiari e in particolare al legame padre-figlio, inquadrato da una duplice prospettiva. Da un lato c’è il rapporto freddo tra Jim e suo padre (un Brian Cox tristemente sottoutilizzato), un militare in pensione che ha sempre ostacolato la passione del figlio per il baseball, e dall’altro la simbiosi tra Jim e il suo primogenito che lo considera un eroe. Nonostante l’ingenuo schematismo di questa contrapposizione, per un papà rimane una sfida restare con gli occhi asciutti quando nel finale Jim gioca di fronte al figlio la sua prima partita da professionista. E nonostante Dennis Quaid non sia un campione di espressività ce la mette tutta per dare intensità a un ruolo che non consente grandi margini di manovra. Niente paura per chi non ha dimestichezza con i tecnicismi del baseball perché le scene sportive sono tutte ridotte a una sfida personale tra lanciatore e battitore e uno strike in più o in meno segna la differenza tra vittoria e sconfitta.

Mio figlio da qualche mese ha cominciato a praticare il baseball dopo essersene innamorato sulle strisce dei Peanuts, perciò ha seguito il film con grande interesse anche se gli è pesato il ritmo non proprio brillante e il fatto che le sequenze di gioco fossero molto ridotte. Abituato ad essere sostenuto nelle sue iniziative, ha fatto fatica a capire perché il padre del protagonista avversasse la passione del figlio per il baseball. Ma quando ha saputo che il film raccontava una storia vera e che Jim Morris era riuscito davvero a coronare il suo sogno di bambino ha spalancato tanto d’occhi ed è rimasto letteralmente senza parole. E in questo shock emotivo, aperto alla speranza e alla fiducia, sta probabilmente il maggior pregio del film.

Vai alla scheda Cinema

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento