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Un fantasma per amico, i sogni son desideri


Visto con Alex 5 anni, Giorgio 3 anni

Un fantasma per amico, i sogni son desideri

Una commedia per bambini divertente e allegra che affronta temi importanti come la diversità e la fiducia

di Karin Ebnet 24/10/2014

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«Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi», ammoniva Oscar Wilde. Ma il piccolo fantasmino rinchiuso da mille anni in una cassapanca e costretto a dormire 23 ore su 24 proprio non ce la fa a non desiderare di restare sveglio, ma soprattutto a non sognare di vedere il mondo con la luce del sole. Con in mano il consistente mazzo di chiavi che gli permette di aprire qualunque serratura, ogni giorno a mezzanotte in punto si sveglia e per un’ora soltanto può gironzolare tra le stanze del castello dove vive, chiacchierare con i quadri, andare a trovare il suo saggio amico gufo ed escogitare ogni volta un nuovo trucchetto per cercare di guadagnare qualche ora di veglia in più, alla ricerca dell’orologio che scandisce le sue giornate. Quando però il tempo per lui finisce per capovolgersi – dal momento che il mastro orologiaio ha fermato per 12 ore il grande orologio del municipio – il fantasmino scopre che, quando si avverano, i sogni non sono sempre esattamente come ce li si immagina. Ora che finalmente si sveglia a mezzogiorno e può girare per la città indisturbato, inizia a combinare non pochi guai, compreso mettere nei pasticci Karl, un bambino accusato di aver sottratto al castello un oggetto prezioso. Ma soprattutto comincia a sentirsi solo…
Tratto dal celebre romanzo per ragazzi Il piccolo fantasma di Otfried Preussler, Un fantasma per amico ha per protagonista uno spettro ma l’atmosfera è tutt’altro che funebre. Se nel 1995 il film Casper rifletteva sul passaggio all’aldilà con dolcezza e malinconia, alimentate anche dal fatto che si trattava dello spirito di un bambino, Alain Gsponer omette qualsiasi riferimento alla morte rendendo la storia piú facilmente accessibile ai più piccoli. Anche perché la pellicola si concentra su altri temi, come la diversità e la fiducia, serviti a beneficio dei giovanissimi spettatori in una veste spiccatamente comica. La storia è farcita di una enorme quantità di gag in stile slapstick (a metà strada tra Stanlio e Ollio e Fantozzi), non sempre del tutto riuscite. Ad essere presa di mira è l’autorità costituita tout court, rappresentata da personaggi incapaci e imbranati come il sindaco, i poliziotti, i vigili del fuoco o la maestra: nessuno degli adulti fa una bella figura e, in linea con la tanta parte della tradizione cinematografica per ragazzi (per esempio Mamma ho perso l’aereo), sono proprio i piccoli a fare da padroni, risolvendo tutti i problemi, forti di quell’intraprendenza che solo la giovane età sa regalare.
Il tema della diversità, del sembrare differenti da come si è in realtà, è spiegato bene ai bimbi attraverso il colore del fantasmino. Che di notte è bianco ma che di giorno appare completamente nero, per effetto dell’esposizione alla luce del sole. Un cambio cromatico che rende più misteriosa agli abitanti del villaggio la sua comparsa e che dà adito a molti fraintendimenti. Certo è che se le persone non si soffermassero superficialmente sul colore della “pelle” scoprirebbero che in realtà il fantasmino non è un mostro da temere ma solo una creatura che ha bisogno di compagnia e di affetto, come tutti noi d’altronde. Un concetto riassunto in una battuta esemplare pronunciata dal saggio gufo: «La vita è più bella se la si può condividere con qualcuno».
Parallelamente il film lancia anche un monito ai genitori, invitandoli ad avere più fiducia nei propri figli. Karl, il bambino protagonista che per primo fa amicizia con il fantasmino, viene accusato di un grave gesto: il furto di un prezioso orologio. A credere in lui sono solo i suoi migliori amici, che lo conoscono e sanno che non farebbe mai nulla di male. Invece dubitano di lui i genitori, la maestra, la polizia e gli altri adulti, come se il passaggio dall’infanzia alla maturità li avesse privati di quel pizzico di fantasia che permetterebbe loro di avere fiducia nel prossimo e in special modo nelle persone che hanno piú care.
Una commedia per bambini dunque, divertente e allegra, che ha ammaliato Alex e Giorgio, tanto che quest’ultimo è uscito dal cinema col naso all’insù sperando di poter intercettare qualche spirito di passaggio. Per niente intimoriti dal fantasma, ma anzi sicuri di aver trovato un nuovo amico, Alex e Giorgio hanno seguito con interesse tutta la storia e parteggiato per i piccoli protagonisti (Alex era talemente partecipe che a una scena di forte impatto emotivo ha anche gridato con l’intenzione di far cessare un’azione che credeva ingiusta). Ma soprattutto sono rimasti incredibilemente colpiti dal mazzo di chiavi che permetteva di aprire qualsiasi serratura. Giorgio avrebbe voluto averlo per poter spalancare sempre la porta di casa. «Per entrare o per uscire?» ho domandato un po’ intimorita dalla risposta. Ma ho tirato un sospiro di sollievo quando ha risposto «Per entrare mamma», facendo seguire alla battuta un dolcissimo sorriso. Alex invece l’avrebbe usato per andare a trovare tutte le volte che voleva il suo migliore amico Luca. Già immaginando chissà quale avventura, magari in compagnia di un fantasmino biricchino come quello del film.

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