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Turbo, una vita di corsa e un cuore al rallenty


Visto con Alex, 4 anni

Turbo, una vita di corsa e un cuore al rallenty

L'altissima qualità tecnica del film è stemperata da una storia un po' “infantile” che conquista i più piccoli ma non convince fino in fondo gli adulti

di Karin Ebnet 12/08/2013

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«Nessun sogno è troppo grande e nessun sognatore troppo piccolo». Ruota attorno a questo concetto tutta la trama di Turbo, il nuovo film di DreamWorks Animation che da Babbo Natale e Jack Frost de Le 5 Leggende e dai cavernicoli di Croods è passato alle chiocchiole da giardino con Turbo. La lumachina con guscio che dà il titolo al film non è come tutte le altre. Non si accontenta di rosicchiare una foglia di insalata o una fetta di pomodoro trascorrendo le sue lente e interminabili giornate sempre tutte uguali. Ha un sogno nel guscio. Quello di poter gareggiare con i grandi bolidi su quattro ruote che si sfidano sulla pista della Indy 500, ovvero la 500 miglia di Indianapolis, la famosa gara automobilistica che si svolge il fine settimana del Memorial Day. Cerca di riportarlo con “il piede” per terra il fratello Chet, che non riesce a comprendere i sogni impossibili di Turbo. Secondo lui il segreto per essere felici sta nell’«accettare la monotona e insignificante realtà della propria vita». Ma è proprio così? Ad esserne convinto è anche Angelo la controparte umana di Chet e fratello di Tito, cuoco di tacos provetto costretto ad assistere giorno dopo giorno alla disfatta della propria attività commerciale. Ma anche Tito fa sogni di gloria. E non si arrende, mai.
Turbo, proprio come il nome, va veloce, per tutto il film. Con un incipit divertentissimo che mostra il tran tran quotidiano delle chiocciole da giardino alle prese con una peste su triciclo fino al finale al cardiopalma sulle piste della Indy 500. È il cuore del film che è un po’ debole e monocorde, ma i più piccoli paiono non accorgersene, troppo occupati a sognare in grande. Perché, nonostante qualche imperfezione di sceneggiatura e qualche calo di tono, il film fa arrivare il suo messaggio chiaramente (e non esita a ripeterlo più di una volta): non bisogna accontentarsi di quello che si ha ma è importante cercare sempre di migliorare la propria condizione. E soprattutto, mai arrendersi. Chissà che non sia la volta buona… Un concetto importante, che permette ai bambini di vedere i loro traguardi meno impossibili da raggiungere, sia che si tratta di mete scolastiche, sportive o personali.
Quello che colpisce, ancora una volta, è l’altissima qualità tecnica del film (vedi le scene delle corse automobilistiche) che contrasta un po’ con il tono “infantile”. Perché per la prima volta nella storia della DreamWorks (basta pensare a Shrek), non si strizza più l’occhio al pubblico adulto ma si pensa esclusivamente agli spettatori più piccoli.
Alex è da annoverare ovviamente tra i piccoli spettatori entusiasti del film. Ha riso a ogni singola gag (a quella dei pomodori stava per rotolare giù dalla poltrona del cinema), ha ammirato la trasformazione di Turbo, ha biasimato il comportamento del piccolo monello di casa e ha seguito con interesse il doppio rapporto fraterno (anche lui, come Chet e Angelo, ha un comportamento molto protettivo nei confronti del suo fratellino Giorgio, un monello in piena regola). Ma soprattutto ha provato a imitare Turbo dando un’accelerata alla sua corsa. Ma per il momento ha guadagnato soltanto un ginocchio sbucciato…

 

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