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Tuck everlasting, l’eternità è un tempo troppo lungo


Visto con Riccardo, 8 anni

Tuck everlasting, l’eternità è un tempo troppo lungo

Invecchiamento, immortalità, amore, solitudine: riflessioni importanti affidate a dialoghi inadeguati e a una messa in scena poco appetibile per un pubblico di giovanissimi

di Demis Biscaro 10/04/2015

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Seconda trasposizione cinematografica del romanzo per ragazzi di Natalie Babbit “Tuck Everlasting” (in Italia “La fonte magica”), il film ripercorre la storia di Winnie, una quindicenne dei primi del ’900 che dopo un litigio con la madre fugge di casa e si smarrisce in un bosco vicino. Lì viene accolta dalla famiglia di Angus (William Hurt) e Mae Tuck (Sissy Spacek), due coniugi che vivono con i loro figli in una casa nascosta tra gli alberi. Decisa a stare lontana dai suoi, Winnie trascorre molto tempo con questa nuova famiglia e in special modo con Jesse Tuck, il più giovane dei due ragazzi, finendo per innamorarsene. I Tuck però nascondono un incredibile segreto: dopo aver bevuto a una fonte miracolosa sono diventati immortali e per questo sono braccati da un misterioso Uomo in Giallo (Ben Kingsley), desideroso di conoscere l’ubicazione della sorgente. A Winnie spetta l’ardua decisione: bere l’acqua dell’immortalità e rimanere con Jesse o tornare alla sua vita abbandonando per sempre il ragazzo?
Il fluire inesorabile del tempo sfugge al controllo dell’uomo: la medicina può prolungare la vita di qualche anno, la chirurgia plastica può forse restituire l’illusione di una nuova giovinezza, ma l’invecchiamento e la morte non risparmiano nessuno. Tranne i Tuck, che per un evento fortuito si ritrovano al di fuori del tempo e inevitabilmente del consorzio umano. Perché se da un lato la società non può tollerare degli individui immortali dall’altro rivelare il segreto della fonte farebbe precipitare l’umanità nel caos. Angus Tuck e la sua famiglia si trovano così a essere involontari custodi e unici beficiari di un pericolosissima informazione. Winnie percepisce subito lo scarto tra la sua nuova famiglia e le altre persone: “I Tuck non avevano mai fretta”, osserva con un certo disorientamento. Ma quella che potrebbe sembrare una benedizione non manca di mostrare ben presto i suoi desolanti risvolti negativi. Pur potendo vivere in eterno per i Tuck non è possibile costituire una famiglia, come sa bene Miles, il fratello maggiore di Jesse, la cui moglie è impazzita credendolo uno stregone che aveva gettato un sortilegio demoniaco per non invecchiare. E parallelamente qualsiasi legame duraturo risulta precluso perché l’eternità è un tempo troppo lungo e il dolore di vedere morire amici e conoscenti diventa via via insopportabile.
Come sottolineato da Angus Tuck, la privazione della morte non innalza una creatura al livello di un dio ma la riduce al contrario al rango di una pietra, che viene perennemente lambita dal fiume dell’esistenza senza mai riuscire a farne veramente parte. “Non devi aver paura della morte. Devi aver paura di una vita non vissuta” è il suo consiglio a Winnie e a tutti i giovani spettatori.
Peccato però che nonostante le buone premesse il film non approfondisca nessuna delle precedenti questioni, che vengono appena sfiorate e poi lasciate in sospeso per concentrarsi invece sul romance adolescenziale tra Winnie e Jesse e sull’incombente minaccia dell’Uomo in Giallo. Pur essendo rivolto a un pubblico giovane, la messa in scena è piuttosto statica, i dialoghi poco incisivi e un’ambientazione western da parco di divertimenti soffoca sul nascere qualsiasi senso di avventura e mistero.
Inevitabilmente Riccardo non è si è fatto coinvolgere molto dalla storia. Da principio era curioso di conoscere quale fosse il segreto della famiglia Tuck (ma solo perché avevo omesso di dirgli per intero il titolo italiano…) e gli obiettivi dell’Uomo in Giallo ma, capito questo, da lí poi si è annoiato e non ha legato con nessuno dei personaggi.
La storia aveva tutte le potenzialità per far accostare un pubblico giovane ai temi complessi dell’invecchiamento e della morte, grazie anche alla presenza nel cast di attori di alto livello che potevano dare credibilità alla vicenda, e invece ne è uscito fuori un mediocre prodotto di intrattenimento per famiglie a marchio Disney. Una buona occasione andata sprecata.

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