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Trider G7, la crisi? Colpa degli alieni!


Visto con Riccardo, 8 anni

Trider G7, la crisi? Colpa degli alieni!

Comicità e crisi economica si sovrappongono in un anime che mette in campo un vivace protagonista preadolescente per raccogliere il favore degli spettatori piú giovani

di Demis Biscaro 10/02/2015

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La Takeo General Company è una ditta di trasporti molto speciale: le sue consegne non le fa sulla Terra ma nello spazio e non con un banale cargo ma con un robot alto sessanta metri e dotato di armamenti micidiali, il Trider G7. Come se non bastasse ai suoi comandi c’è un ragazzino di 11 anni, Watta Takeo, che è anche il presidente della società, ereditata dal padre. Quando l’Impero dei Robot comandato da un Super Computer e dai suoi luogotenenti Lord Zakuron e Ondron attacca le basi spaziali umane per impadronirsi delle risorse della Terra, Watta e il Trider sono gli unici a potergli tenere testa.
Prodotta dalla Sunrise nel 1980 per recuperare il favore del pubblico dopo lo scarso successo di Gundam, la serie “L’invincibile robot Trider G7″ riprende i toni farseschi di Daitarn 3 (altro popolarissimo anime della Sunrise) con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico più giovane. Watta,il protagonista, è infatti un ragazzino come tanti, che frequenta la scuola, gioca e litiga con i suoi coetanei e ha un debole per la bella Kaoru, sua compagna di classe. Con la differenza che rispetto ai suoi amici spesso è costretto a rinunciare al divertimento per andare a difendere qualche base spaziale. Lo scarto tra la giovane età del pilota e la grandezza del compito affidatogli è sottolineata dal fatto che durante alcune manovre col Trider Watta deve aiutarsi con entrambe le mani per riuscire a tirare una leva, metafora esplicita della fatica di crescere assumendosi per la prima volta oneri finora delegati agli adulti. Nonostante tutto l’atteggiamento di Watta è sempre positivo perché sa di poter contare sull’amicizia e sul notevole spirito di squadra degli altri componenti della Takeo General Company, colleghi di lavoro ma soprattutto solidali compagni di avventura.
L’anime ha un’atmosfera prevalentemente leggera e perfino i comandanti nemici che si avvicendano nel vano tentativo di conquistare la Terra sono delle macchiette comiche. Fra tutti spicca Jirba, una bionda provocante vestita sempre con abiti piuttosto succinti, motivo per cui la componente Sesso nell’ECo di questa serie tocca livelli insolitamente alti.
Tuttavia al di sotto del tono scanzonato serpeggia una tensione drammatica dai risvolti sorprendentemente attuali. L’Impero dei Robot infatti non punta a conquistare la Terra attaccandola direttamente ma cerca innanzitutto di piegarne l’economia distruggendo le sue basi spaziali, in modo da ridurre la popolazione alla fame. La crisi economica infatti è uno dei leitmotiv di tutta la serie: i prezzi degli alimenti di largo consumo crescono da un giorno all’altro e perfino le famiglie di alcuni amici di Watta si trovano in grave difficoltà per questa ragione. La stessa Takeo General non naviga in acque tranquille dal punto di vista finanziario, con quel che costano le munizioni e le riparazioni al robot, come sa bene il signor Kakikoji, direttore amministrativo, che viene ritratto immancabilmente col pallottoliere in mano per valutare al centesimo le spese della compagnia.
L’attenzione per la vita quotidiana dei protagonisti riduce alquanto lo spazio dedicato ai combattimenti, tanto che l’ultima battaglia avviene nel penultimo episodio. Con una scelta assoluta originale l’ultima puntata invece è dedicata all’happy ending delle vicende personali dei vari personaggi mentre nello spazio Lord Zakuron decide molto pragmaticamente di abbandonare la conquista della Terra e di attaccare qualche altro pianeta.
Il design del robot è suggestivo e presenta tutti gli elementi tipici dei mecha della Sunrise: il volto espressivo, la possibilità di assumere assetti diversi (robot antropomorfo, astronave e carro armato) e soprattutto la presenza dell’arma finale, utilizzata per dare il colpo di grazia ai nemici. In questo caso si tratta dell’aquila di Trider, un uccello di luce che si sviluppa dal petto del robot ed è in grado di tagliare i nemici come il burro. Probabilmente è l’arma finale più bella di tutta l’animazione robotica degli anni ’80.
Da piccolo non sono mai stato particolarmente affezionato a Trider G7, un po’ per il taglio comico della serie, un po’ perché i robot nemici non erano così mostruosi come quelli delle serie di Go Nagai. Riccardo invece fin dai primi episodi è entrato perfetta sintonia con lo spirito dell’anime, identificandosi facilmente con Watta e godendosi appieno anche le parti ambientate a scuola o tra gli amici (che invece io alla sua età trovato di una noia mortale…). Anche lui è rimasto un po’ deluso dalla semplicità dei robot nemici però la partenza del Trider dal parco giochi e le sue fasi di trasformazione hanno ben compensato questa carenza. Per non parlare del tema musicale giapponese che si sente quando Watta sale sul robot, così trascinante che ancora oggi ogni tanto Riccardo si mette di punto a cantarne il ritornello in giro per casa!

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