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Toy Story 3, la fine è un nuovo inzio


Visto con Riccardo, 9 anni e Letizia, 4 anni

Toy Story 3, la fine è un nuovo inzio

Il terzo capitolo di Toy Story racconta la separazione di Andy dai suoi giocattoli con commozione e intelligenza, guardando con fiducia al futuro

di Demis Biscaro 3/12/2015

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“Sarà bello finché durerà. E poi, quando sarà tutto finito, il buon vecchio Buzz Lightyear mi farà compagnia. Fino all’infinito e oltre.” Con questa riflessione di Woody sul futuro della loro amicizia con Andy si chiudeva Toy Story 2. Ebbene, quel momento è arrivato. Andy non è più un bambino, sta per partire per il college e i giocattoli sono da anni chiusi in un baule in attesa di finire in soffita o, peggio, nell’immondizia. Per una serie di eventi fortuiti capiteranno invece nell’asilo Sunnyside, succubi del regime dispotico dell’orsetto Lotso che li costringe a essere malmenati dai bambini di tre anni. Per salvarsi non rimane loro che tentare…una grande fuga!

A distanza di oltre dieci anni dal capitolo precedente  Toy Story 3 – La grande fuga ne raccoglie temi e idee, mettendoli però a fuoco con maggiore lucidità e sviluppandoli con coraggio fino alle estreme conseguenze. La brusca interruzione di un’amicizia speciale può trasformare anche il più tenero orsacchiotto in uno spietato aguzzino: “Niente padroni significa niente cuori infranti” è il motto di Lotso che, traumatizzato per essere stato rimpiazzato dalla sua padroncina con un’altra copia di sé stesso, incoraggia i giocattoli a dimenticare i rispettivi padroni. Ma ancora una volta Woody e Buzz resteranno fedeli ad Andy e faranno di tutto per tornare a essere a sua disposizione, anche se ciò comporterà finire in soffitta.

In questa nuova odissea, l’amicizia si dimostrerà essere non solo un’ancora di salvezza, ma anche un sentimento così forte da vincere la paura della morte. La scena in cui tutti i giocattoli si prendono per mano consapevoli dell’imminente fine tra le fiamme di un inceneritore segna infatti un livello di drammaticità fuori dagli schemi per l’animazione occidentale.

Se da un lato l’animo di Lotso è inasprito dal dolore, dall’altro Woody e compagni non esitano al contrario ad aiutare l’orsetto mentre è in difficoltà, e dopo essere stati nuovamente traditi, lo lasciano al suo destino, rigettando anche l’idea della vendetta, perché non aiuterebbe a riscattare la sua anima ormai perduta. Tanto vale lasciar perdere.

Ma ciò che più rimane nel cuore è il finale, un lungo e malinconico addio di Andy che passa i suoi giocattoli a un’altra bambina, Bonnie, intrattenendosi nel suo giardino per giocare con loro un’ultima volta, come da faceva da piccolo. Il tempo non torna indietro e quei fantastici momenti non si ripeteranno più, però con una nuova padroncina la magia di sentirsi utili e importanti – la magia di essere amati – può riaccendersi ancora un volta. La vita è fatta di cambiamenti ma non deve mai mancare la fiducia che dopo ogni fine ci sarà un nuovo inizio, l’inzio di qualcosa di importante e bello, anche se in modo diverso da prima.

Nonostante queste tematiche così delicate il film mantiene un taglio avventuroso e irresistibilmente divertente e si avvantaggia anche dei miglioramenti apportati alle figure di Jessie e Barbie, che diventano finalmente dei personaggi con un ruolo attivo. Immancabili anche le citazioni cinefile, che fanno il verso a numerosi film di successo: da Fuga da Alcatraz a Mission Impossible, da Karate Kid a Star Wars.

Anche questa volta Riccardo e Letizia si sono divertiti moltissimo. Da principio erano caduti anche loro nella trappola di Lotso, pensando che fosse un personaggio positivo ma poi hanno dovuto presto ricredersi. E soprattutto sono andati in visibilio vedendo che tra i giocattoli di Bonnie c’era anche il pupazzo di Totoro, uno dei personaggi preferiti in assoluto da Letizia.
I film di Toy Story sono tra le cose migliori prodotte dalla Pixar e formano una saga imperdibile per i bambini. Non resta che sperare che l’annunciato nuovo capitolo sia all’altezza dei precedenti.

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