Recensioni

Totoro, un gattone grosso come un armadio


Visto con Sara, 7 anni, e Emma, 3 anni

Totoro, un gattone grosso come un armadio

Due bambine e un papà alla scoperta delle creature fantastiche che vivono nel vicino bosco incantato

di Paolo Paglianti 24/10/2012

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Non tutti i film di Hayao Miyazaki sono per bambini: per esempio, La città incantata, con le sue criptiche citazioni sulla cultura nipponica è adatto a un pubblico più maturo. Al fondatore di Studio Ghibli e “papà” di Conan, il ragazzo del futuro e Lupin III, piace esplorare sia storie di guerra come Principessa Mononoke che delicate avventure come Kiki – consegne a domicilio.

Il mio vicino Totoro rientra senza dubbio nel club dei film che potete vedere insieme ai vostri figli o fratelli minori senza grossi problemi, divertendovi un mondo per un’oretta abbondante. È un film del 1988, disegnato a mano con una cura estrema per i particolari: basta vedere qualche sequenza per notare la mano del maestro che ha disegnato Conan e Lupin.

La storia è semplice e al tempo stesso molto bella: in un periodo imprecisato nel recente passato (da auto e telefoni, possiamo azzardare inizio anni ’50), un padre si trasferisce in campagna con le sue due figlie, di 11 e 4 anni. La mamma è malata in ospedale, ma le due bimbe non si perdono d’animo e esplorano casa e dintorni, conoscendo umani simpatici e creature fantastiche, tra cui spicca il Totoro del titolo, il troll giapponese morbido come un orsacchiotto gigante e magico più di Harry Potter. Tra un’avventura e l’altra, le due bimbe scopriranno un mondo invisibile a (quasi) tutti gli adulti, fatto di simpaticissimi nerini del buio e istrionici gattoni-tram. È una storia divertente e delicata, senza nemici o cattivi paurosi. I piccoli spettatori possono rimanerci un po’ male solo per la mamma malata in ospedale, ma la storia è comunque a lieto fine.

Le mie due figlie, che hanno grossomodo l’età delle due sorelline ghibliniane, sono impazzite per questo film fin dalla prima visione, al punto che lo abbiamo visto quasi tutte le sere per un mese intero. E non è mai una visione statica, in cui le bimbe sono ipnotizzate inebetite dal video. È un gioco, in cui ricreano le scene, sicuramente immedesimandosi perfettamente nelle due piccole protagoniste del film, con la più grande che assegna i ruoli alla più piccola, e cuscini e sedie a ricreare il pancione del troll e tram fantasy. Le creature fantasy sono eccezionalmente “tenerone”: da Totoro ai nerini del buio, è impossibile non innamorarsene, e altrettanto improbabile è che i piccoli di casa si spaventino per Il mio vicino Totoro.

Se non avete ancora visto Il mio vicino Totoro, fatelo al più presto: sia tra adulti – la storia è piacevolissima anche per un’audience matura, sia in compagnia di piccoli spettatori.

 

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