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TMNT, a ognuno la sua tartaruga ninja


Visto con Alessandro, 5 anni

TMNT, a ognuno la sua tartaruga ninja

Perfetta per i bambini dai 4 anni in su, la serie sulle tartarughe ninja conquista le nuove generazioni così come le “vecchie”, grazie ad alcune intramontabili caratteristiche

di Luca Celoria 4/06/2014

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TMNT: Il gran ritorno su Nickelodeon delle quattro tartarughe ninja ormai (come noi) ultra trentenni! Se uno mi chiedesse di descrivere la formula vincente per un cartone animato non esiterei a dire: “Un gruppo di eroi contraddistinti da colori, armi e atteggiamenti differenti che combattono simpaticamente dei mostri o robot crudeli nemici della terra”. Con questa caratteristica si possono elencare: i Power Rangers, i GatchMan, il team del Gattiger, i Ghostbusters e persino i 5 leoni di Voltron (o per i più nostalgici GO LIONS). Ma nell’olimpo cromatico degli eroi ci sono loro: le 4 tartarughe Ninja.
I Bimbi impazziscono per semplici pochi motivi: i Turtles sono simpatici, picchiano come Van Damme e Seagal messi assieme ma soprattutto i quattro rettili creano il gruppo. Vedendo mio figlio e i suoi amichetti, e seguendo le avventure dei quattro ninja, è automatico impossessarsi della psicologia del personaggio più simile alla propria personalità per iniziare a entrare nel loro mondo di skate, fogne e Mutageno. E questo capitava anche a me quando ero piccolo. Giuseppe diventava il leader Leonardo; Davide il più “giocherellone” era Michelangelo, Amedeo il cervello del gruppo Donatello e io, il più “scorbutico”, mi immedesimavo in Raffaello. Paolo era il nemico. Quello da inseguire e da sconfiggere. I ruoli così erano definiti, come si fa a calcio che prima si decide chi è in porta e chi è attaccante, e solo allora si cominciava a giocare. E il ciclo trent’anni dopo si ripete. O per le armi, per i modi di fare o per i colori ogni bimbo si predispone a essere una tartaruga per combattere i temibili Mutanti (o i vecchi foot soldiers) e brandendo cucchiai di legno e schiumarole d’acciaio sono pronti a saltellare in sala e sul divano e a percuotere cuscini e peluche disseminati ovunque.
Mio figlio Alessandro predilige Leonardo per il colore blu della bandana, perchè lotta bene con le spade ed è il capo indiscusso del quartetto. La figura carismatica del leader contraddistingue i gusti di mio figlio che spesso, guardando film o cartoni animati mi chiede: Ma chi è il capo? Alessandro ha capito, spiegandoglielo più volte, che Splinter (il Maestro mutante Topo) è il “capo Supremo”, il Sen Sei, il punto di riferimento dellle TNMT. “Sì, va bene Papà… Ma Leonardo è, e rimane, comunque il capo. PUNTO E BASTA.” (cit. Alessandro)
Una cosa che si impara guardando la serie è l’idea di risolvere problemi usando il gruppo e non l’individuo. Anche se ogni Ninja è ben caratterizzato e in grado di risolvere problemi e difficoltà per conto suo, in ogni puntata i protagonisti si alleano nel momento del bisogno con uno o più fratelli per superare l’ostacolo. Inoltre se per caso ci scappa qualche battibecco, la pace è assicurata al massimo in un paio di episodi. A volte alcune scene possono impressionare i bimbi: scoiattoli mutanti con bocche enormi stile Predator o mosche che si infilano sotto la pelle infettando il malcapitato e modificandone le colorate pupille in occhi iniettati di sangue ma, efficacemente, una gag inserita al punto giusto sdrammatizza e alleggerisce la visione. Sia la prima versione disegnata degli anni ottanta che quest’ultima, in versione computer grafica, mantiene fedele le caratteristiche del combattimento sano e non troppo violento, quindi è consigliabile a bimbi da 4/5 anni. Pizza, battute e arti marziali sono il cuore di ogni puntata e la trama generale crea abbastanza interesse. Una pecca della nuova serie a confronto dell’originale? Le tartarughe non girano più col Westfalia Volkswagen giallo e non urlano più Kowabunga! Ma effettivamente quello sarebbe stato troppo “anni ’80”.

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