Recensioni

Titan A. E., una space opera mancata


Visto con Riccardo, 7 anni

Titan A. E., una space opera mancata

Un film di forte impatto visivo che sconta una sceneggiatura debole e un character design inadeguato

di Demis Biscaro 28/01/2013

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Anno 3043. Cale Tucker è un giovane operaio che lavora in una delle tante colonie sparse per la Galassia dopo che quindici anni prima una potentissima razza aliena, i Drej, ha distrutto la Terra. Da allora Cale non ha più contatti con suo padre, il professor Sam Tucker, che ha lasciato il pianeta con il Titan, una nuova astronave supertecnologica, appena prima dell’attacco dei Drej. Ora il capitano Joseph Korso vuole ritrovare il Titan e per questo ha bisogno di Cale. Ma sulle sue tracce si sono messi anche gli alieni…
Dopo essersi affermato nel mondo dell’animazione internazionale con lungometraggi di successo come Brisby e il segreto di NIMH, Fievel sbarca in America e Alla ricerca della Valle Incantata, Don Bluth affronta nel 2000 il suo primo script fantascientifico andando drammaticamente incontro ad un disastroso fallimento che determina di fatto la chiusura degli studi di animazione della Fox (riaperti nuovamente solo nel 2009 per la produzione di Fantastic Mr Fox di Wes Anderson). Le ragioni di questo flop sono molteplici ma riconducibili essenzialmente ad una poco accorta focalizzazione degli obiettivi di intrattenimento e di target della pellicola.
Titan A. E. (le iniziali “A. E.” stanno per “After Earth” con riferimento alla distruzione del pianeta Terra) si propone come una space opera di grande respiro e punta ad essere accostato a prodotti come Guerre Stellari, Star Trek e soprattutto Battlestar Galactica. La resa delle immagini è di forte impatto visivo e si avvale di una tecnica mista inusuale, in cui i personaggi realizzati con il disegno tradizionale si muovono all’interno di scenografie ricostruite completamente al computer. Nonostante qualche disomogeneità nell’amalgamare i due differenti stili grafici il risultato è notevole, grazie anche alla scelta di una tavolozza di colori terrosi e poco vivaci che accrescono il realismo delle scene. Una colonna sonora pop-rock molto ritmata (che si concede però anche un paio di omaggi “classici” a 2001 Odissea nello spazio) incornicia un’opera che punta tutto sulla spettacolarità immediata recuperando alcuni topoi dei film d’avventura: inseguimenti, ambientazioni esotiche, sparatorie, esplosioni e una certa dose di romanticismo.
Fin qui tutto bene se non fosse che il taglio “adulto” della confezione e della messa in scena (c’è addirittura una sequenza in cui si vede il protagonista di spalle completamente nudo) contrasta in modo spiacevolmente dissonante con dei personaggi comprimari dal comportamento bambinesco che sembrano pensati specificamente per un pubblico prescolare. Lo stesso protagonista è un ventenne di bella presenza ma con una personalità infantile e un atteggiamento giocattoloso che lo rende privo del benché minimo fascino presso un pubblico più maturo, per cui risulta anche scarsamente credibile la sottotrama romantica in cui si ritrova coinvolto quasi suo malgrado. La sceneggiatura, dal canto suo, è sostanzialmente priva di pause riflessive e viziata qua e là da qualche incongruenza, nonostante ci abbiano messo mano tra gli altri Joss Whedon (Toy Story, The Avengers) e John August (futuro sceneggiatore di fiducia di Tim Burton che ha firmato anche il recente Frankenweenie).
Nonostante tutto a Riccardo il film è piaciuto abbastanza, benché abbia ammesso che verso la fine si stava un po’ annoiando. Si è fatto coinvolgere molto dalle sequenze dinamiche e dal design blu-elettrico degli alieni cattivi anche se si è lamentato perché i Drej parlavano con una voce robotizzata così distorta da richiedere l’uso dei sottotitoli per risultare comprensibili e siccome da solo non riusciva a leggerli abbastanza velocemente ho dovuto aiutarlo io. Gli sono anche sfuggiti quasi del tutto i risvolti comici del film, basati essenzialmente su un umorismo verbale fatto di allusioni e doppi sensi difficilmente fruibili da un bambino. L’unica cosa che lo ha divertito è stata la figura di un alieno geniale e strampalato che di notte sognava strani dispositivi tecnologici che realizzava il giorno dopo prima ancora di capire a cosa servivano! Naturalmente questo è diventato subito il suo personaggio preferito…
Nonostante il plateale insuccesso all’uscita nelle sale, col passare degli anni Titan A. E. è diventato un film di culto presso una ristretta cerchia di estimatori della fantascienza, a dispetto dei suoi evidenti limiti. Purtroppo da allora lo studio di animazione di Don Bluth non ha più prodotto altri lungometraggi per mancanza di finanziamenti adeguati, il che è un vero peccato data l’indubbia qualità di altre sue pellicole. C’è solo da augurarsi che questo forzato periodo di pausa abbia termine quanto prima.

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