Recensioni

The Water Horse, un drago per amico


Visto con Riccardo, 7 anni

The Water Horse, un drago per amico

La storia di un'insolita amicizia, raccontata con delicatezza e con un inatteso senso del meraviglioso

di Demis Biscaro 10/03/2014

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Angus McMorrow ha otto anni e vive nei pressi del lago di Loch Ness ma a differenza dei suoi coetanei non ama l’acqua. Se ne sta sulla riva, in disparte, a raccogliere gusci di molluschi e a rimpiangere i momenti trascorsi col padre prima della guerra. Questa insolita attenzione per le piccole cose gli vale un giorno una grande scoperta: il ritrovamente dell’uovo di un drago marino, una creatura leggendaria di cui parlano gli antichi racconti celtici. In breve tra il bambino e l’animale si instaura un’intesa speciale destinata a durare anche quando Angus dovrà liberare Crusoe (questo il nome dato alla creatura) nel lago. Tuttavia la presenza di un battaglione inglese accampato proprio fuori dalla porta di casa rischia di trasformare questa incredibile avventura in una tragedia.
Lo sceneggiatore Robert Nelson Jacobs e il regista Jay Russell rileggono l’omonimo romanzo di Dick King-Smith (autore anche di Babe Maialino coraggioso) secondo un’ottica spielberghiana, trasformando un racconto sulla nascita di una leggenda in un film che pare uscito dritto dritto dagli anni ’80 (CGI a parte, naturalmente). Il protagonista è un bambino introverso che riesce a superare un difficile momento di impasse emotiva grazie all’amicizia con una creatura fantastica, la cui sopravvivenza è messa in pericolo dall’ottusità dei militari. Il modello di riferimento è evidentemente E.T. e, fatte le debite proporzioni, l’esito è apprezzabile. The Water Horse fa balenare la possibilità che anche nel mondo reale, dominato dalla violenza e dalla sopraffazione, possa trovar spazio la meraviglia e che questo possa accadere a un bambino qualunque. Con mano delicata il regista si destreggia tra romance e scontri di classe, realismo e fantasia, evitando nel contempo le insidie del buonismo più sfacciato e lavorando costantemente per trasformare il quotidiano in un’avventura irripetibile.
Durante la narrazione si intrecciano diversi registri espressivi, così se il primo incontro tra il drago e il protagonista vibra di una tensione degna di un film horror (Riccardo ha esclamato “Mi fa un po’ paura, sembra i Gremlins!”), nella parte centrale prevale un tono comico che nel finale, ambientato durante una buia notte di pioggia, volge rapidamente al drammatico. Come nel recente Belle e Sébastien la storia è calata in un contesto naturale pervasivo e onnipresente – il lago scuro guarnito dai monti della Scozia – che con la sua maestosa bellezza fa da contraltare alla barbarie dell’uomo. All’interno di questo mondo spicca la creatura digitale, costruita con linee e volumi semplici ma sufficientemente espressiva da accattivarsi le simpatie degli spettatori (per lo meno di quelli più piccoli…).
Riccardo, che per la prima volta mi ha fatto da consulente letterario visto che lui ha letto il libro mentre io no, è rimasto fortemente colpito dal film, tanto che il giorno dopo ha voluto rivederlo un’altra volta. L’ambientazione gli è subito risultata familiare (“Papà io me la immaginavo proprio così la casa sul lago!” ha esclamato sui titoli di testa) e Crusoe è diventato immediatamente il suo beniamino, un po’ per la somiglianza con i dinosauri marini, un po’ per la forte amicizia che lo legava al bambino. Alla fine ha ammesso di preferire il film al libro perché quest’ultimo era incentrato esclusivamente sulla crescita biologica dell’animale senza risvolti narrativi particolarmente interessanti.
Nella sua schiettezza e semplicità The Water Horse è un favore al sogno, un regalo per tutti i bambini (o ex bambini…) che a volte immaginano di fuggire dalla tristezza e dalla malinconia a cavallo di un drago gigantesco.

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