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The Lone Ranger, la Disney ci riporta nel Far West


Visto con Valentina, 15 anni

The Lone Ranger, la Disney ci riporta nel Far West

I grandi spazi, le riprese ariose, la Monument Valley e le bellezze del Colorado (vero, non ricostruite sul set o ambientate altrove), sono una delle vere armi vincenti di questo film che riporta di moda il western

di Francesco Argento 2/07/2013

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Il team de I Pirati dei Caraibi, ovvero il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Gore Verbinski, torna nelle sale rilanciando una delle icone più antiche dell’immaginario popolare americano, The Lone Ranger, personaggio nato per un serial radiofonico nel 1933 e, ottanta anni dopo, arrivato al cinema con un blockbuster da oltre 250 milioni di dollari. Il film parte proprio dal 1933, quando un ragazzino si ferma ad ascoltare dalla voce di un vecchio pellerossa la storia mai raccontata di un eroe mascherato, noto in tutto il West come Lone Ranger, e del suo cavallo Silver. L’indiano altri non è che il co-protagonista della storia, ovvero Tonto, interpretato da Johnny Depp, e fedele alleato dell’eroe. Il film si presenta presto per quello che è: un grande film western girato come quelli di una volta, ma con mezzi e tecnologie straordinarie. Non so ancora mia figlia, ma personalmente capisco subito che passerò una serata piacevole; sono ancora un assiduo lettore di Tex e le trame di cowboy e indiani, alla fine, sempre le stesse e sono belle proprio per questo. Si sa a cosa si va incontro e si sta un po’ in compagnia dei propri eroi, dei propri miti. Il film racconta di come John Reid (interpretato da Armie Hammer) si trasforma da uomo di legge, anche un pò imbranato, in giustiziere, e di come questa “evoluzione” avvenga proprio grazie al rapporto che si instaura tra Tonto e il ranger, in un susseguirsi di gag e scene d’azione sullo sfondo di scenari naturali mozzafiato e scenografie curatissime. E qui avviene quello che ritengo un piccolo miracolo: mi rendo conto che mia figlia comincia ad apprezzare il western, genere vittima di un feroce cambio di canale ogni volta che ne trasmettono uno in tv…
I grandi spazi, le riprese ariose, la Monument Valley e le bellezze del Colorado (vero, non ricostruite sul set o ambientate altrove), sono una delle vere armi vincenti di questo film e ce ne accorgiamo entrambi. Non a caso la produzione ha tenuto molto a far sapere che è da oltre dieci anni che non si gira un grande film in quelle zone. Lone Ranger, Tonto e il cavallo Silver hanno il loro da fare per salvare la bella Rebecca dalle grinfie del cattivissimo Butch Cavendish (l’attore William Fitchner, tanto bravo qui quanto noioso nella serie tv Crossing Lines). Cavendish, fuorilegge spietato e sfigurato, è un personaggio al confine dell’etica disneyana, commette qualche efferatezza che io Valentina sospettiamo che possa accadere ma non crediamo che accada. E invece sì, Butch fa quello che promette, anzi minaccia, e il regista sa come raccontarlo restando, pur se solo di qualche millimetro, nei limiti dei film della casa di Topolino. Se Butch è il braccio del male, la mente malvagia è un’altra. Quella di Latham Cole (Tom Wilkinson) controverso uomo di potere che sta realizzando un’opera grandiosa, la ferrovia transcontinentale che attraverserà tutta l’America. Ma questo sogno nasconde un lato oscuro e a pagarne il conto sarà la nazione indiana, che vedrà devastati ed espugnati i propri territori. Ci vuole poco perché Valentina si schieri dalla parte degli Indiani, che ammiri incondizionatamente Johnny Depp e il suo look e che lo ipotizzi come uno dei soggetti preferiti tra i cosplayer prossimi venturi (il look di Tonto, per la cronaca, deriva da un quadro di Kirby Sattler), ma ci scappa anche qualche considerazione sul prezzo del progresso e su come dietro le grandi opere ci sia qualcuno che ci rimette. Dicevamo della ferrovia. Beh il treno è in realtà il grande protagonista del film, è come il  tirannosauro per Jurassic Park. Anzi di treni ce ne sono tre. Costruiti appositamente per il film, come le navi dei Pirati dei Caraibi, diventano quasi dei personaggi a loro volta; la loro presenza emoziona e ci fa palpitare per il loro, spesso esplosivo, destino. E fanno la differenza, bucano lo schermo, sono teatro di combattimenti, scontri letali e anche di alcune tra le migliori situazioni comiche con Tonto e il Ranger.  I due rappresentano al meglio quello che negli USA chiamano buddy movie, ovvero un film basato su due uomini dalle personalità diverse che finiscono per instaurare un legame che li porta ad affrontare insieme grandi rischi ed avventure.  L’attento dosaggio tra situazioni comiche, avventura e sentimento fa sì che il film regga le oltre due ore mezza di durata, anche se magari un quarto d’ora, venti minuti in meno avrebbero fatto alla trama più bene che male. Valentina, come probabilmente tutti i suoi coetanei, si aspettava un Jack Sparrow in versione Far West, e invece è arrivato il Far West e basta, che piaccia o meno. A noi è piaciuto.

 

 

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