Recensioni

The Karate Kid – La leggenda continua


Visto con Sara, 8 anni

The Karate Kid – La leggenda continua

Il remake del 2010 con protagonista Jaden Smith è molto differente dall'originale, con combattimenti più “hollywoodiani” e una tenera storia d'amore, ma resta all'altezza del predecessore

di Paolo Paglianti 8/07/2013

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Non sono un grande appassionato di remake: normalmente preferisco i film originali, con le loro pellicole sgranate, i colori un po’ sparati e gli effetti speciali realizzati “in casa” prima che i computer si sedessero a fianco del regista. Con Sara abbiamo già visto parecchi classici degli anni ’80, da La storia infinita a Star Wars passando addirittura per Top Gun. È un metodo per farle conoscere una fetta del mondo in cui sono cresciuti i suoi genitori – e poi, diciamocelo, film così non ne fanno più! Quando si è trattato di rispolverare Karate Kid, abbiamo deciso però di vedere il remake del 2010, non senza un pizzico di personale sano scetticismo. Per una volta, sono felice di essermi sbagliato.
Dopo la morte del padre, la famiglia di Dre Parker (Jaden Smith, il figlio di quel Will Smith) da Detroit viene catapultata a Pechino: per un ragazzino di colore è un po’ come trasferirsi su Marte. Parlano tutti una lingua strana e hanno abitudini a dir poco strampalate. La pelle nera non aiuta a integrarsi, e puntuali come un treno svizzero arrivano gli scontri con i bulli locali. Per fortuna, Dre incontra Han (l’inossidabile Jackie Chan) che gli insegna le arti marziali. Non solo pugni e calci per picchiare i cattivi, ma anche un codice morale e etico, una vera e propria filosofia.
Rispetto all’originale del 1984, La leggenda continua presenta qualche differenza: innanzitutto, nonostante il titolo, l’arte marziale è il Kung Fu (cinese) invece che il Karate (giapponese). Il film in diversi momenti “gioca” nel prendere a sprovvista chi si ricorda l’originale: un esempio è la nuova versione della celebre sequenza in cui il maestro Miyagi cerca di prendere delle mosche al volo con delle bacchette. Anche chi si aspetta il “colpo della gru” al culmine del duello finale (che era in realtà un banalissimo calcio frontale – lo si impara alla terza lezione di Karate), avrà una bella sorpresa.
Sara non ha potuto apprezzare queste differenze e citazioni, visto che non si è ancora gustata l’originale. In ogni caso, un po’ per il mondo “alieno” di Pechino, un po’ per la storia d’amore molto tenera tra Dre e la compagna di classe Mei Ying, il film le è piaciuto dall’inizio alla fine, quando Dre affronta i suoi nemici nel campionato di Kung Fu e li sconfigge contro tutti i pronostici. I combattimenti non sono troppo frequenti né troppo violenti, anche se i protagonisti vanno al tappeto e accusano i colpi, quando arrivano. Nei duelli si vedono tutti gli anni passati dal primo Karate Kid: i colpi sono molto più hollywoodiani, con calci rotanti e “mosse” scenografiche che invece, nella versione del 1984 erano molto più ordinari. Dall’allenamento sulla Grande Muraglia ai momenti con Mei, fino alla gara finale, il film è molto spettacolare. La sensazione è che La leggenda continua sia girato e pensato per un pubblico più giovane, rispetto all’originale, e può essere visto da chiunque sopra i sette anni senza alcun timore.
Dopo aver finito di vedere il film, come al solito, in famiglia ne abbiamo parlato tra un popcorn e l’altro, e Sara ha dimostrato di aver quantomeno intuito le inflessioni più “profonde”, ovvero di quanto sia difficile spostarsi all’età di Dre (mi ha confessato che non vorrebbe trasferirsi in Cina, perché sta bene con i suoi compagni di scuola!), e anche della filosofia dietro all’arte marziale. Sara non ha mai frequentato corsi di questo tipo, ma da tre anni ne segue uno di danza classica e ci ha visto parecchie similitudini, soprattutto nel rigore degli allenamenti. Il film le è piaciuto abbastanza da chiedermi, una volta scoperto che è un “remake”, di vedere l’originale, cosa che faremo il prima possibile. Intanto, alla prima occasione, le farò mettere un po’ di cera all’auto!

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