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Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, fantacommedia per famiglie


Visto con Riccardo, 7 anni

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, fantacommedia per famiglie

La miniaturizzazione umana incontra i buoni sentimenti Disney in una commedia leggera e ricca di effetti speciali

di Demis Biscaro 31/05/2014

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Wayne Szalinski è il prototipo dell’inventore di genio con la testa sulle nuvole e l’espressione stralunata (di Rick Moranis). Nerd fino al midollo, passa notte e giorno a mettere a punto una macchina per rimpicciolire gli oggetti e abbattere così i costi dei viaggi nello spazio; a dargli una mano inattesa ci penserà la sorte beffarda e una palla da baseball scagliata dal ragazzino della casa accanto. Peccato che i primi a sperimentare sulla loro pelle l’efficacia della macchina saranno proprio i suoi figli, Amy e Nick, e quelli del vicino, Russ e Ron, ridotti a un altezza di mezzo centimetro. Per loro attraversare il giardino di casa sarà un’impresa davvero incredibile.
Esordio alla regia per Joe Johnston (lo stesso di “Jumanji” e “Captain America – Il primo Vendicatore”), “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” uscì allo scadere degli anni ’80 e divenne un vero e proprio fenomeno mediatico che si protrasse per quasi tutto il decennio successivo, dando luogo a due sequel, un cortometraggio e una serie TV. Alterare le dimensioni dell’uomo per mettere in scena una rappresentazione distorta del quotidiano ed esplorare universi “alieni” nascosti tra le pieghe del nostro mondo è un’idea che ha attraversato la storia della fantascienza letteraria e cinematografica per più di mezzo secolo (si pensi a “Radiazioni BX: distruzione uomo” o “Viaggio allucinante” ad esempio). Merito di questo film è quello di aver combinato l’espediente della miniaturizzazione con gli elementi della classica commedia per famiglie di stampo disneyano: la provincia americana, l’ambientazione domestica, il confronto/scontro tra vicini di casa e perfino una love story adolescenziale. Il risultato è una pellicola curiosa e garbatamente divertente, perfetta per un pubblico di ragazzini, ma che riesce a tenere viva anche l’attenzione degli adulti grazie al gioco delle citazioni e ad alcuni ingegnosi effetti speciali che, seppur datati, restituiscono ancora un efficace effetto straniante (memorabile il volo a dorso d’ape). Nonostante le numerose situazioni di pericolo, la tensione è ai livelli minimi anche per un bambino e naturalmente alla fine tutto si risolve per il meglio con un deflagrante happy ending: i ragazzi recuperano le loro dimensioni, il professor Szalinski riesce a far funzionare la macchina (e il suo matrimonio) e le due famiglie, che prima non si potevano sopportare, diventano amiche per la pelle.
Una menzione a parte meritano gli originali titoli di testa, realizzati con una lunga sequenza animata che ha per protagonisti proprio dei bambini miniaturizzati.
Quando vidi il film 25 anni fa non ne fui particolarmente colpito, forse ero troppo grandicello o forse avevo aspettative troppo alte visto il successo che la pellicola aveva riscosso. Riccardo invece se l’è goduto dall’inizio alla fine, identificandosi immediatamente con Nick, il figlio minore di Szalinski, occhialuto e nerd come il padre. Com’era da attendersi, è rimasto molto impressionato dalla formica e dallo scorpione giganti e gli si sono illuminati gli occhi nella scena in cui i ragazzini trovano riparo per la notte dentro un mattoncino Lego!
Inutile cercare sottotesti o messaggi particolarmente profondi, “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” è una macchina (d’epoca) di puro intrattenimento per famiglie e, nonostante qualche acciacco, funziona ancora a dovere.

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