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Strange magic, l’amore è pop


Visto con Riccardo, 9 anni e Letizia, 5 anni

Strange magic, l’amore è pop

Lucas rilegge Shakespeare in un bizzarro mix di musica pop, computer grafica e gag comiche. E tanto, tanto amore.

di Demis Biscaro 8/02/2016

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C’erano una volta il Regno delle fate e il Regno dell’oscurità. Nel primo, minuscole fanciulle dalle ali di farfalla svolazzano nel sole amoreggiando con impavidi guerrieri; nel secondo invece allignano funghi spioni, anfibi grassocci e insetti ripugnanti, gonfi di un livore covato nel buio della foresta. I due regni sono separati da una linea d’ombra e non interferiscono l’uno con l’altro finché, a causa di un filtro d’amore, la principessa del regno delle fate Alba viene rapita da Palude, sovrano del Regno dell’oscurità. Ma la sorella maggiore Marienne è determinata a liberarla, con l’aiuto dell’elfo Sunny, segretamente innamorato di Alba.

Prodotto dalla Lucasfilm su una storia dello stesso George Lucas, Strange Magic poggia su un canovaccio fiabesco che semplifica Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare esplicitandone alcune dicotomie di immediata lettura: l’opposizione buio/luce, vero amore/matrimonio di interesse, fascino esteriore/bellezza interiore, ecc. Il tutto narrato a suon di hit musicali interpretate dagli stessi personaggi che spaziano su quasi mezzo secolo di musica pop-rock: da “Can’t Help Falling in Love” a “I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me)” a “Stronger (What Doesn’t Kill You)”. E per evitare qualsiasi malinteso (ma il rischio proprio non c’era) la morale viene preannunciata fin dall’apertura del film: “In fondo tutti meritano di essere amati”.

Strange Magic rientra in pieno nella categoria di quei film che si possono seguire anche chiacchierando del più e del meno con qualche amico, facendosi accompagnare dalla musica in sottofondo e gettando uno sguardo allo schermo quando capita, senza il rischio di perdere il filo della storia. Rapporti tra i personaggi, drammi interiori, gag comiche: tutto rimane in superficie, a galleggiare un po’ alla deriva su una computer grafica extralusso ed extrapatinata che nella rappresentazione degli ambienti naturali ha raggiunto una verosimiglianza quasi fotografica, pur restando piuttosto fredda nella costruzione delle figure (semi)umane delle fate e degli elfi. Inevitabile che le simpatie vengano monopolizzate dai cattivi (re Palude su tutti), i personaggi più vivaci e intriganti, che poi davvero cattivi non sono, ma solo bruttini e inaciditi dalla solitudine.
L’happy ending – che più happy non si può – potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma in fondo Strange Magic va visto almeno una volta, se non altro per il bizzarro accostamento di atmosfere pop, ambientazioni da fiaba dark e un sottile filo di (auto)ironia sul genere musical.

Inutile dire che il film è piaciuto molto di più a Letizia che a Riccardo: canzoni, fatine e storia romantica formano per lei una miscela irresistibile. Se poi si aggiunge qualche personaggio comico (come la mamma di Palude) a vivacizzare i momenti di pausa il risultato è una bambina letteralmente incantata davanti allo schermo. Non così Riccardo che a tratti era preso dalle creature del Regno dell’oscurità ma il più delle volte continuava a ripetere con disappunto “Ma cantano sempre!”. Per non parlare del fil rouge amoroso che proprio non ha digerito, e sì che aveva cominciato a guardare il film con le massime aspettative dopo aver saputo che la storia era stata scritta dal creatore di Star Wars, serie che a lui piace moltissimo. Che dire, la “strana magia” del titolo, non ha sortito su di lui l’effetto sperato…

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