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Spiderwick – Le cronache, padri od orchi?


Visto con Riccardo, 7 anni

Spiderwick – Le cronache, padri od orchi?

Tanti brividi per un fantasy avventuroso che mette in campo riflessioni non banali sulle insidie del sapere e sul ruolo dei padri

di Demis Biscaro 9/05/2014

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A Jared proprio non va giù di lasciare New York per trasferirsi con la mamma, il fratello gemello Simon e la sorella maggiore Mallory in una vecchia magione sperduta tra i boschi del New England. La casa molti anni prima era stata abitata dal loro pro-prozio Arthur Spiderwick, un eccentrico ricercatore, e da sua figlia Lucinda, ricoverata in un istituto per malati di mente fin da ragazzina, quando a suo dire il padre era stato rapito dalle silfidi. I genitori di Jared si sono separati da poco ma lui spera che il padre venga a prenderlo al piú presto per portarlo via con sé. Invece, in quella prima notte nella nuova casa, gli capiterà fra le mani la “Guida Pratica di Arthur Spiderwick al Mondo Fantastico che Vi Circonda”, frutto del lavoro di ricerca del loro pro-prozio, e apprenderà che l’orco Mulgarath trama per impossessarsi del libro e ottenere proprio grazie a quelle conoscenze il dominio sul mondo.
Sintesi dei cinque volumetti dell’omonima mini-saga fantasy per bambini, Spiderwick – Le cronache è un film che mette a segno riflessioni di grande spessore senza venir meno alla sua originaria vocazione avventurosa. Tra goblin, folletti, troll, fate, silfidi e grifoni, trova spazio uno sguardo non scontato sulla natura insidiosa della conoscenza, risorsa straordinaria, ma anche divinità capricciosa che esige dai suoi cultori un tributo salatissimo in termini di tempo e di sacrificio degli affetti più cari. A seguire il sentiero della ricerca si corre il pericolo di perdere il filo della propria vita e di accorgersene quando ormai è troppo tardi, perché chi racchiude il proprio sapere in un’opera d’ingegno conquista l’immortalità ma rischia di non essere mai vissuto.
Senza contare che la conoscenza ci espone agli attacchi di chi brama il potere che essa porta naturalmente con sé. Perché l’orco, il male, esiste davvero e il difficile sta nel riconoscerlo; la verità è davanti ai nostri occhi ma per accoglierla ci vuole coraggio e cuore limpido. Lo stesso che serve a Jared per pugnalare – letteralmente! – l’immagine falsa e idealizzata del padre, egoista e bugiardo (quasi) come un orco. Sono infatti i padri i grandi imputati di questo film, uomini persi a seguire la pista delle proprie fantasie, scientifiche o sentimentali, mentre mogli e figlie vacillano sotto il peso della vita.
Su tutta la storia domina un’atmosfera crepuscolare, fitta di ombre e sinistri scricchiolii, stemperati al punto giusto da una vena di autoironia che mantiene la tensione a misura di bambino. Ma attenzione che quando l’orco si spoglia delle sembianze umane e si manifesta in tutta la sua demoniaca bruttezza fa davvero paura!
Riccardo è rimasto fin da subito incantato dal laboratorio polveroso di Spiderwick che si intravede durante i titoli di testa: appunti strappati, strani disegni, strumenti bizzarri l’hanno subito proiettato in un tipo di universo a lui particolarmente congeniale, dove la fantasia veste l’abito della scienza e l’incredibile si fa così reale da essere quasi tangibile. La successiva sarabanda di mostriciattoli e la costante sensazione di minaccia latente ha fatto il resto, conquistandolo come pochi film sono riusciti a fare finora. La sua scena preferita è stata quella in cui i ragazzini fanno esplodere il forno pieno di barattoli di succo di pomodoro (sostanza corrosiva per i goblin!) per difendersi dall’orda di creaturine malefiche che avevano attaccato la casa.
Come in tutte le fiabe classiche, l’orco alla fine viene sconfitto, portandosi via con sé le illusioni di un’infanzia che non può piú tornare. E in gola rimane una bruciante amarezza per le occasioni perdute e gli affetti mancati, e la dolorosa consapevolezza che agli occhi di un bambino la differenza tra orchi e padri, a volte, è davvero sottile.

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