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Solo – A Star Wars Story la recensione dello spin-off che piacerà ai bambini


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Solo – A Star Wars Story la recensione dello spin-off che piacerà ai bambini

Perfetto family movie in atmosfera western, il nuovo spin-off di Guerre stellari rivela il passato del furfante Han Solo. Leggete Solo - A Star Wars Story la recensione

di Karin Ebnet 17/05/2018

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Rogue One è lo spin-off perfetto. Racconta una storia inedita dell’universo di Star Wars pur distaccandosene completamente. Un mix tra dramma Shakeaspeariano e film di guerra che ha conquistato all’istante i fan di Guerre Stellari. Meno i bambini però, che lo hanno trovato troppo cupo e tetro e dove il finale, per niente consolatorio, li ha lasciati con l’amaro in bocca. Disney doveva correre ai ripari realizzando un nuovo spin-off che avesse un’impronta più familiare e desse ai più piccoli tanti buoni motivi per amare il film. Il risultato è sicuramente quello sperato, ma strada facendo ha però perso il consenso dei chi è cresciuto a pane e Star Wars. D’altronde non era possibile accontentare tutti. O forse sì? Qui di seguito Solo – A Star Wars Story la recensione

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Solo – A Star Wars Story La recensione

Un mondo a parte

Come per Rogue One, non ci sono titoli di testa che scorrono di traverso che preparano l’ingresso nell’universo stellare che tutti conosciamo e che sono introdotti dal consueto tema musicale che crea grandi aspettative già dalla prima nota. Solo la scritta “Tanto tempo fa in una galassia lontana, lontana….” ci fa capire che stiamo entrando in un racconto di Star Wars. Perché anche qui non ci sono né Jedi né spade laser. Vero che la storia che racconta torna indietro di almeno una decina d’anni, ma dei cavalieri Jedi, che dovrebbero essere i guardiani della pace e della giustizia della Repubblica Galattica, non ce n’è traccia da nessuna parte.

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Per la precisione il film si colloca esattamente tra gli eventi narrati in Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith e quelli di Una nuova speranza  (Ovvero Star Wars – Episodio IV), mostrando il personaggio di Han Solo dall’età di diciotto ai ventiquattro anni. Un periodo importante della sua vita durante i quali ha incontrato due personaggi chiave della saga come Chewbacca e Lando Carlissian e dove è diventato il capitano del Millennium Falcon. Ma andiamo con ordine.

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Il vecchio West

Se Rogue One era inscrivibile nel genere di guerra, Solo – A Star Wars Story è un western senza cavalli ma con pistole, falò notturni e sparatorie. Ci sono vecchi mentori, scazzottate, saloon, villain vestiti di nero, rapine sul treno e persino, in qualche modo, gli “indiani”.  Un’atmosfera epica che avrebbe potuto aiutare il film se la scelta del cast non fosse stata così sbagliata…

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Il giovane Han Solo

Forse la faccia da schiaffi di Han che tutti adorano grazie all’interpretazione di Harrison Ford non è davvero replicabile o forse ancora Alden Ehrenreich (ed è l’opzione più probabile) non era proprio la scelta più giusta per prendere in mano un personaggio così iconico. Bamboccione e gigioneggiante, Alden non è mai convincente nei panni di uno scanzonato fuorilegge che diventerà il più abile dei contrabbandieri e che arriverà a pronunciare una delle battute più citate della saga dopo Che la forza sia con te.

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Chewbacca e il Millennium Falcon

Dettagli che fanno sì storcere il naso ai puristi ma che ai bambini però non interessano. Loro aspettano solo l’ingresso in scena di Chewbacca, il loro personaggio preferito, e del Millennium Falcon, l’astronave su cui tutti vorrebbero salire per fare un viaggio intergalattico. E su questo non rimarranno delusi. Con una scena che ricorda quella del palazzo di Jabba the Hutt dove Luke, diventato ormai uno Jedi grazie agli insegnamenti di Yoda, uccide il mostro Rancor che aveva il compito di mangarselo in Il ritorno dello Jedi (Episodio VI – 1983), Han Solo si trova faccia a faccia con un infangato Wookie destinato a diventare il suo migliore amico. Insieme si alleeranno con la squadra del furbo Tobias Beckett (interpretato da Woody Harrelson) ed entreranno in un giro criminale che li condurrà direttamente nelle grinfie del boss Dryden Vos, interpretato da Paul Bettany (conosciuto anche come il volto di Visione degli Avengers).

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Della trama non vi raccontiamo molto di più per non rovinarvi la sorpresa, ma la presenza di una donna misteriosa e l’incontro con il giocatore d’azzardo e baro Lando Carlissian condurranno Han Solo e Chewbacca direttamente nella plancia di comando del Millennium Falcon durante un inseguimento nei cieli che terrà i bambini con il fiato sospeso.

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Family Movie

Mentre i bambini si godranno le battaglie tra i cieli, i primi dialoghi tra Chewbacca e Han Solo e l’adrenalinica scena della rapina del treno, gli adulti rimarrano un po’ delusi dalle atmosfere del film, che dopo aver provato ad accelerare più e più volte senza riuscirci alla fine è andato in folle. Il problema vero è che si sente che il film non è stato giudato con mano ferma da un regista che avesse le idee chiare e il cambio al timone a più di metà percorso con Ron Howard che ha preso il posto di Phil Lord e Chris Miller rigirando parte delle scene e introducendo il personaggio di Dryden Vos si sente. Questo però ha sicuramente aiutato a trasformare il film in un perfetto Family movie dove non ci sono riferimenti al sesso (solo un paio di baci e nulla di più), morti particolarmente cruenti o parolacce. Le limature di Ron Howard, abituato a confezionare prodotti adatti a tutti (da Splash una sirena a Manhattan a Il Grinch), hanno livellato il film a misura di bambino facendogli perdere però l’aria strafottente che ci saremmo aspettati dallo spin-off di Han Solo. Siamo sicuri però che sia davvero un difetto?

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