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Shadowhunters: Città di Ossa. Amore e Demoni a New York City


Visto con Valentina, 15 anni

Shadowhunters: Città di Ossa. Amore e Demoni a New York City

Shadowhunters: Città di Ossa porta sullo schermo i personaggi della saga creata da Cassandra Clare. I Cacciatori di Demoni hanno il loro da fare, anche innamorarsi un po', nella città che non dorme mai. E anche se si dormisse non è che c'è da stare mai tranquilli.

di Francesco Argento 3/09/2013

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Shadowhunters è una serie letteraria (in Italia pubblicata da Mondadori) di enorme successo tra i giovani, creata da Cassandra Clare, giunta oramai al sesto volume e questo Città di Ossa si rifà, pur con qualche licenza che mi farà puntualmente notare mia figlia, al primo capitolo della saga. La protagonista è Clary Fray (Lily Collins), ragazza newyorchese che vive a Brooklyn. È un’adolescente come tante altre, carina, un po’ ribelle, un po’ imbronciata, con una madre artista, amata e odiata come tutte le madri delle sedicenni. Quello che non quadra in questa descrizione è la frase “come tante altre” perché in realtà la ragazza è una discendente degli Shadowhunters, stirpe secolare di cacciatori di demoni, sorta di angeli vendicatori, la cui missione è liberare la città da queste entità malvage, dalle loro reincarnazioni e da altri esseri malefici quali vampiri, streghe e via dicendo (i lupi mannari no perché stanno dalla parte dei buoni e neanche gli Zombie perché, come dice Isabel, una delle protagonsite del film, “sono solo un’invenzione e non esistono”).
Siamo in pieno clima urban fantasy, con una trama che sposa le tematiche di Harry Potter ai classici dell’orrore e agli amori impossibili in stile Twilight. Ne poteva uscire fuori un gran pasticcio e il rischio viene corso in più di qualche sequenza, quando nel giro di pochi minuti sullo schermo passano come tsunami streghe, mutazioni, baci appassionati, occhiatacce, pianti, presenze incappucciate, vampiri, portali dimensionali, il linguaggio segreto delle rune  e sortilegi vari. Ma alla fine va bene così. Il film avvince quanto basta ed è ben girato, i protagonisti hanno un look rockettaro indovinato al punto che un brand di moda tra le ragazze ci ha scommesso sopra (a voi scoprire quale) e gli effetti speciali sono ben distribuiti, omaggiando dal punto di vista visuale alcuni classici del genere come The Thing o le trasformazioni in stile John Landis di Un lupo mannaro americano a Londra. Qui però siamo a New York, continuamente ritratta con panoramiche aeree in stile C.S.I. nonché città multietnica per eccellenza, in grado di accogliere tutte le razze, anche quelle paranormali e di nascondere architetture straordinarie, come la sede gotica degli Shadowhunters, visibile solo agli iniziati.
Gli attori, in gran parte britannici,  sono tutti ben scelti e calati nel ruolo quanto basta per far innamorare tutti i loro coetanei. C’è il bel Jace (Jamie Campbell Bower), sorta di Draco Malfoy con qualche muscolo in più e passato dalla parte dei buoni, la citata Clary che da ragazzina acqua e sapone si trasforma in una seducente action girl nerovestita, il buon Simon, alias il finto nerd Robert Sheehan («per me, alla fine, è il migliore di tutti» sentenzia Valentina), la sexy Isabelle (Jemima West) e il coraggioso e tormentato Alec, segretamente innamorato di Jace che a sua volta è innamorato di Clary ma le cose sono molto, molto più complicate per i due di quanto possa sembrare, e inoltre Clary ha fatto innamorare sin da ragazzino Simon il quale sono dieci anni che non riesce a dichiararsi.
C’è anche il supercattivo Valentine, interpretato da Jonathan Rhys Meyers che Valentina giudica troppo giovane per il ruolo – e non posso che concordare – ed inoltre a suo dire non tanto rispondente all’idea che ci si può fare di lui dopo aver letto il libro (io non l’ho letto e vado a fiducia di buon papà).
Nel complesso intreccio di relazioni ci sono temi sensibili quali il razzismo, l’omosessualità e altri che non rivelo per non spoilerare troppo, che sono trattati con il giusto equilibrio, in alcuni casi con ironia (quasi troppa nel caso del personaggio dello stregone Magnus Bane interpretato da Godfrey Gao) ma che possono essere un ottimo spunto per discutere di argomenti complessi con i propri figli partendo da una base leggera e fantasiosa, ed a volte è proprio questa la maniera giusta per approfondire.
Il ritmo del film è elevato, non ci si può esimere dagli immancabili combattimenti all’arma bianca e letali gadget retrofuturistici che caratterizzano il fantasy (che sia metropolitano o fiabesco non fa differenza) ma nonostante ciò la quantità di sangue vista sullo schermo può stare tranquillamente dentro un bicchiere, anzi dentro una coppa, per citare uno degli oggetti chiave della storia. Tutto merito del regista norvegese Harald Zwart, che dopo il remake di Karate Kid del 2010, si è affermato come uno dei più affidabili realizzatori di film per Young Adults, con un occhio attento allo stile narrativo dei serial televisivi di genere che vanno per la maggiore.

 

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