Recensioni

Ralph Spaccatutto, colpevole di essere un individuo


Visto con Riccardo, 6 anni

Ralph Spaccatutto, colpevole di essere un individuo

Una sarabanda multicolore in CGI con personaggi poco incisivi e una morale inquietante

di Demis Biscaro 6/01/2013

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2013/01/wreck-it-ralph.jpg

“Non sono cattiva, è che mi disegnano così.” A lamentarsi era Jessica Rabbit nel lontano 1988 ma lo stesso problema affligge oggi Ralph Spaccatutto, un energumeno digitale alto tre metri con due magli al posto delle mani ma con un cuore tenero tenero, costretto a vivere suo malgrado il ruolo del cattivo nel videgioco Felix Aggiustatutto. Alla fine di ogni partita Ralph viene scaraventato giù dal tetto del condominio che deve distruggere ma ora, dopo trent’anni di onorato servizio, decide di cambiare videogioco per conquistarsi una medaglia e il rispetto degli altri personaggi. Dopo un rapido passaggio per lo sparatutto Hero’s Duty finisce nel mondo zuccheroso di Sugar Rush dove si impegna ad aiutare Vanellope, una piccola bambina, a vincere una corsa su macchinine fatte di crema e pan di Spagna.
Si apre con un incipit molto promettente l’ultima fatica di casa Disney, una riunione al gruppo di ascolto degli “Anonimi Cattivi” in cui Ralph racconta la sua desolante routine quotidiana e alla fine dichiara sconsolato: “Come si fa ad amare il proprio lavoro se è il motivo per cui la gente non ti ama?”. “Fare il cattivo non significa essere cattivo” precisa lo zombie al suo fianco, ma Clyde, uno dei fantasmini di Pac-Man, ribatte: “Non si può andare contro la propria natura”. Insomma nei primi minuti vengono messi sul tavolo temi affascinanti e molto delicati, come il senso del ruolo all’interno di un contesto sociale, il rapporto tra determinismo e libera scelta, il valore della realizzazione attraverso il lavoro, in una confezione accattivante anche per gli spettatori più piccoli. Purtroppo in breve tutto (o quasi) viene messo da parte e la storia si riduce ad una gara di corsa su kart dove la tecnica d’animazione digitale lasciata a briglia sciolta affastella uno dopo l’altro caramellosi ambienti in tinte shocking in uno sfoggio di perizia tecnica stucchevole e fine a sè stesso a cui fanno da contraltare alcune scelte grafiche incomprensibili (perché mai i personaggi secondari di Felix Aggiustatutto si muovono a scatti, coerentemente col loro design a 8 bit, mentre Ralph e Felix no?!).
A Riccardo il film è piaciuto così così. Si è fatto delle risate qui e là, godendosi alcune situazioni e qualche personaggio secondario (più di tutto ha apprezzato la gag demenziale del controllore blu all’ingresso della sala comune dei videogiochi), ma si è anche visibilmente annoiato, soprattutto nella parte finale quando la storia viene al dunque e alcuni snodi della trama sono spiegati troppo frettolosamente per essere ben compresi. Inutile aggiungere che a nulla sono valse le battute su pipì, popò e puzzoni che in sala non hanno fatto ridere nessuno. La sceneggiatura d’altra parte è decisamente sovraccarica per il pubblico di piccolissimi a cui il film si rivolge, intrecciando alle vicende di Ralph e Vanellope la battaglia del sergente Tamora contro gli insettoni infiltrati in Sugar Rush e la sottotrama romantica tra Felix e Tamora stessa.
Riccardo ha trovato gli insetti giganti brutti ma non spaventosi e non ha apprezzato per niente la parte ambientata in Hero’s Duty, probabilmente a causa del montaggio frenetico e caotico che rendeva pressocché impossibile capire quello che stava succedendo.
Scarso interesse suscitano anche i personaggi principali, alcuni dei quali sembrano copie sbiadite di più celebri e meglio riusciti personaggi Disney: Re Candito ricorda il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie mentre la coppia Vanellope-Ralph ricalca in tono minore quella di Boo e Sullivan di Monsters & Co.
Tuttavia ciò che lascia maggiormente perplessi è la morale di fondo del film, secondo cui ciascuno dev’essere felice della propria condizione di vita, qualunque essa sia. Ralph da trent’anni è costretto in un ruolo che non sente come proprio e a causa del quale vive in una discarica, disprezzato da tutti, ma quando cerca di cambiare le cose, scardinando sostanzialmente la struttura sociale del suo videogioco, ecco che viene fatto passare dalla parte del torto perché non vuole accettare il posto che gli è riservato nell’ordine costituito (“Bisogna attenersi al programma”, “Le regole servono a proteggerci” si sente ripetere). Alla fine della storia Ralph rinuncia alla propria individualità e si rassegna ad assolvere per sempre al proprio odioso compito di distruttore pur di allontanare lo spettro della dissoluzione completa del suo mondo (senza cattivo il videogioco viene spento), consentendo ai benestanti abitanti del condominio di continuare a spassarsela a sue spese, mentre a lui non resta che osservarli dalla discarica. Unica consolazione è sublimare la frustrazione pensando all’affetto che si è conquistato nel cuore di Vanellope nell’unico momento in cui, esprimendo davvero sè stesso, ha avuto la possibilità di agire in modo “costruttivo”.
Non fossimo nel pieno di una crisi planetaria in cui chi detiene il potere economico schiaccia il resto del mondo in condizioni di vita al limite della povertà certo classismo reazionario farebbe solo ridere. Ma per come vanno le cose mette una certa inquietudine trovare messaggi del genere in un film per bambini.

Vai alla scheda Cinema
Vai alla scheda Home Video

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento