Recensioni

Piovono polpette, una bufera di divertimento


Visto con Riccaro, 7 anni e Letizia, 3 anni

Piovono polpette, una bufera di divertimento

Un disaster movie per piccoli spettatori che cela molti temi importanti sotto un flusso ininterrotto di gag e umorismo demenziale

di Demis Biscaro 8/09/2013

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Bizzarro e strampalato inventore fin dalla più tenera età, Flint Lockwood è da tempo lo zimbello di Swallowmarina, l’isoletta di pescatori di sardine in cui è nato e cresciuto. Le sue invenzioni si sono sempre rivelate un fallimento ma ora che la sua ultima trovata fa piovere dal cielo manicaretti di ogni genere, Flint diventa il beniamino della comunità e finisce sotto l’ala del sindaco Shelbourne, determinato a sfruttarlo per ottenere notorietà e potere. Quando però il dispositivo va fuori controllo, il giovane inventore si trova a dover affrontare insieme alla meteorologa Samantha una vera e propria emergenza di portata planetaria.
Piovono polpette è un film spudoratamente sopra le righe a partire dai titoli di testa in cui Lady Torch, la statua femminile che regge la torcia nel logo della Columbia Pictures, viene improvvisamente scalzata via da una banana gigante piovuta da chissà dove. Gag slapstick, umorismo demenziale e battute a doppio senso si accompagnano ad una regia che privilegia angolazioni insolite e si appoggia ad una computer grafica essenziale e plastica che dà il suo meglio nel modellare i volti iper-espressivi dei personaggi e i paesaggi “commestibili” stillanti tinte shocking. Non mancano naturalmente invenzioni visive di grande efficacia, come il castello di gelatina che Flint costruisce per far colpo su Samantha, la nevicata di gelato sulla città o il tornado di spaghetti.
Flint e suo padre poi, al di là del loro rapporto piuttosto stereotipato, formano un’irresistibile coppia comica, nonostante un doppiaggio insensato che affibbia al padre un accento spiccatamente meridionale.
La pellicola alterna momenti di calma apparente ad improvvise accelerazioni ma al di sotto di questa patina di divertimento spensierato e caotico affiorano numerosi temi di grande importanza: l’accettazione del diverso, la difficoltà di dialogo tra le generazioni, il contrasto tra le aspirazioni dei figli e l’ansia di sicurezza dei padri e la determinazione nell’inseguire i propri sogni. E a monte di tutto si colloca la critica ad una società schizofrenica che da un lato si fa beffe dell’intelligenza di matrice scientifica mentre dall’altro ne abbraccia con cieco entusiasmo le ricadute tecnologiche senza porsi il problema dei potenziali rischi. D’altro canto è anche vero che non di rado gli scienziati non si curano di usare un linguaggio comprensibile al grande pubblico. Emblematico a questo proposito è l’impronunciabile acronimo con cui Flint chiama il suo dispositivo, il F.L.D.S.M.D.F.R., per non parlare del metodo spiccio che escogita per smaltire i rifiuti, basato sul motto “se non li vedi non ci pensi”.
In questa sarabanda multicolore c’è spazio pure per un’insolita e tenera love story tra Flint e Samantha, due nerd che prima di riuscire a stabilire un’intesa devono fare i conti con i nodi irrisolti del loro passato ed accettare pienamente sé stessi.
Purtroppo il film seppellisce sotto un tono chiassoso buona parte di questi spunti di riflessione, rendendoli di fatto inaccessibili ai bambini. Riccardo (che da grande vorrebbe fare l’inventore…) ha seguito la storia con interesse e si è divertito molto durante la visione ma ha avuto occhi solo per Flint e i suoi aggeggi e non ha fatto caso alle conseguenze delle azioni del protagonista né ha prestato particolare attenzione agli altri personaggi. Letizia invece non è rimasta altrettanto coinvolta perché non riusciva a star dietro al ritmo delle battute e al comportamento sovraeccitato dei personaggi. Solo il padre di Flint le ha fatto una certa impressione, per via delle sue folte sopracciglia che nascondevano gli occhi.
A conti fatti Piovono polpette offre un’oretta e mezza di divertimento spensierato e fracassone, che fa il verso ai cult movie del genere catastrofico come Twister, Armageddon e The Day After Tomorrow, a discapito però della sua componente più riflessiva che avrebbe meritato indubbiamente una cura maggiore.

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