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Piovono polpette 2, una giungla di risate


Visto con Riccardo, 7 anni

Piovono polpette 2, una giungla di risate

L'inventore Flint Lockwood continua la sua disastrosa caccia al successo, tra gag comiche e "mostruose" invenzioni visive

di Demis Biscaro 5/01/2014

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Dopo la catastrofica tempesta di cibo del primo capitolo, l’isola di Swallow Marinata si è trasformata in una giungla popolata di cibomostri, strani ibridi di animali e generi alimentari. Elefangurie, Orangamberi, Melocorni e soprattutto il terribile Spiderburger impediscono agli abitanti di far ritorno alle loro case. Tutta colpa del F.L.D.S.M.D.F.R., la macchina che trasforma l’acqua in cibo, che ha ripreso inaspettatamente a funzionare. Ma Chester V, celebre inventore e fondatore della Liv Corp, è determinato a fermare il dispositivo con l’aiuto del suo creatore Flint Lockwood, che chiamerà a raccolta la meteorologa Sam e i suoi amici per portare a termine la pericolosissima impresa. Ma le intenzioni di Chester V non sono poi così limpide…
Cambiato il contesto e la cinematografia di riferimento (non più i disaster movie ma i film d’avventura come Predator, Avatar e soprattutto Jurassic Park), l’architettura del film ricalca quella del suo predecessore e ancora una volta troviamo Flint Lockwood a fare i conti col medesimo dilemma esistenziale: mettere in gioco un importante rapporto personale, quello con i suoi amici più cari, o soddisfare il proprio desiderio di grandezza e celebrità? Il falso mentore questa volta non è il sindaco Shelbourne, ma addirittura un mito d’infanzia di Flint, Chester V, che aveva conquistato la sua ammirazione con il promettente slogan “Le tue idee possono cambiare il mondo”. Oltre ai temi ereditati dal primo episodio, come l’importanza dell’amicizia e della famiglia, fa capolino anche un messaggio ecologista: qualunque ecosistema naturale, anche il più incomprensibile e spaventoso, non dev’essere distrutto ma conservato e studiato scientificamente per poter essere compreso e apprezzato. Certo la familiarizzazione tra i protagonisti e i cibomostri è piuttosto repentina e semplicistica ma il messaggio è importante ed è trasmesso in modo chiaro.
Di più complessa decodifica da parte dei bambini è invece la parodia delle nuove tecnologie digitali e dei loro guru (e qui il pensiero corre inevitabilmente a Steve Jobs…) che tra orientalismi new age e slogan d’effetto mirano soltanto a concludere buoni affari per la propria azienda. Chester V ha raggiunto addirittura un tale grado di autoreferenzialità da tollerare di confrontarsi solo con le copie olografiche di sé stesso.
Spogliato della sua cifra più spiccatamente nerd, il film ha un ritmo meno frenetico del capitolo precedente anche se la psicologia dei personaggi, e del protagonista in particolare, è meno approfondita. Oltre ad una schiera incredibile di fantasiosi cibomostri, la carta vincente della pellicola rimane comunque una vis comica costantemente sopra le righe che si dipana lungo un duplice binario: visivo, con gag slapstick rivolte soprattutto ai bambini, e verbale, con rapidi scambi di battute ad uso e consumo quasi esclusivo di mamme e papà.
Riccardo si è divertito molto, anzi ha trovato questo film più divertente del primo, soprattutto per la presenza dei cibomostri che in alcuni casi ricordavano i dinosauri da lui tanto apprezzati. I suoi animaletti preferiti erano la fragolina parlante, fatta apposta per incantare i bambini, con grandi occhioni e una vocalità infantile, e lo Spiderburger, un hamburger-ragno gigante con occhi di sesamo che bloccava le sue prede con schizzi di formaggio. Cosa poteva desiderare di più un appassionato di mostri come lui?
L’happy ending con Flint che va a pesca di sardine insieme al padre è insieme conciliante e contraddittorio: non si era detto che gli animali vanno studiati e non uccisi?! Poco male, tanto grazie ai miracoli dell’animazione le sardine continuano a vivere anche fuori dall’acqua…

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