Recensioni

ParaNorman, chi sono i mostri?


Visto con Riccardo, 6 anni

ParaNorman, chi sono i mostri?

Un'horror comedy che spinge sul pedale della paura con un protagonista indimenticabile

di Demis Biscaro 9/11/2012

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Norman è un ragazzino con la passione per l’horror e con l’inconsueta capacità di dialogare con i fantasmi. Al suo paese, Blithe Hollow, la gente lo considera un “freak”, uno svitato da cui è meglio tenersi alla larga tanto che persino sua sorella lo detesta, mentre i suoi genitori sono preoccupati per quella che ritengono essere un’assurda fantasia. Unico suo amico è Neil, un bambino con una poco invidiabile collezione di malanni fisici, vittima come lui dei bulletti della scuola. Ma quando la maledizione di una strega minaccia di abbattersi su Blithe Hollow, Norman si farà carico di salvare la cittadina mettendo a repentaglio anche la propria vita.
Dopo la fiaba dark Coraline e la porta magica, la casa di produzione LAIKA porta sul grande schermo un’horror comedy in stop motion in piena regola, con tanto di strega sul piede di guerra, cadaveri non del tutto stecchiti, ectoplasmi svolazzanti e tutti gli ingredienti che hanno fatto la fortuna dei B-movie del terrore dagli anni ’50 ad oggi. Il gioco cinefilo delle citazioni non è mai invasivo e si fa esplicito solo nei titoli di coda dove la grafica è evidentemente ricalcata sui vecchi classici del genere.
Il risultato è un film che mette davvero paura, soprattutto ad uno spettatore meno smaliziato come un bambino, complice anche una sceneggiatura robusta e una colonna sonora adulta lontana dalle rassicuranti sonorità pop così in voga nell’animazione piú recente. Ogni volta che gli zombi entravano in scena o che Norman aveva una delle sue inquietanti visioni, Riccardo si copriva gli occhi e si aggrappava a me uggiolando spaventato, nonostante in passato abbia guardato senza problemi film non propriamente consolatori come 9 o Gremlins. Viceversa si è divertito molto durante le parentesi comiche, felicemente in bilico tra gag slapstick e umorismo demenziale, che contribuiscono a smorzare l’atmosfera minacciosa che grava su tutta la storia.
La pellicola fa leva sulla paura dello spettatore per mettere a nudo l’inconsistenza delle paure dei protagonisti: paura della morte, del fallimento, della solitudine, riassunte nella più generica paura dei “mostri”, creature diverse per sensibilità o aspetto, rifiutate da una società determinata a distruggere tutto ciò che non comprende. Rifiuto da cui scaturiscono il male e il caos che devastano Blithe Hollow e, fuor di metafora, il nostro mondo.
Purtroppo l’alto tasso di spaventi e la trama non del tutto lineare impediscono agli spettatori piú piccoli di cogliere agevolmente questo messaggio. Anche mio figlio, che pure aveva interpretato correttamente qualche elemento importante (l’innocuità degli zombi, l’indole buona della strega), ad un certo punto mi ha chiesto: “Ma come fanno adesso ad uccidere la strega?” mentre era evidente che la sceneggiatura puntava invece a superare la contrapposizione buoni-cattivi con un compromesso, mettendo in campo tanto coraggio e una dose più che ottimistica di buoni sentimenti.
Al di là di questo, il punto di forza del film sta nella figura del piccolo protagonista. Capelli ritti in testa come fosse in preda ad un perenne spavento ma paradossalmente immerso in una cronica apatia, Norman non teme il soprannaturale perché riconosce in esso la porta attraverso cui il passato torna ad occuparsi del presente. E a pensarci bene c’è più umanità in un morto che desidera di continuare a godere della compagnia dei suoi cari che nel dilagante squallore della società attuale, appiattita su una dimensione cosí abominevolmente commerciale da aver costruito un business sul rogo di una (presunta) strega. Norman è l’incarnazione dell’antieroismo che scaturisce da una solitudine cosí rassegnata da sfiorare la disperazione, è un piccolo Cristo che si vota al sacrificio non tanto per amore del prossimo ma per indifferenza nei confronti della propria distruzione (se non siamo dalle parti del “cupio dissolvi” poco ci manca) e in cambio del gesto estremo (qui sublimato per esigenze di target) conquista il riconoscimento della sua vera natura e quindi una vita nuova e migliore.

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