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Paddington, l’orsetto di Michael Bond prende vita


Visto con Alex, 5 anni, Giorgio, 3 anni

Paddington, l’orsetto di Michael Bond prende vita

La prima trasposizione cinematografica del celebre orsetto inglese fa divertire grandi e piccini con un humor entusiasta e una storia avvincente, perfetta per tutta la famiglia

di Karin Ebnet 23/12/2014

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Un orsetto arriva alla stazione di Londra dal lontano e misterioso Perù in cerca di qualcuno che lo adotti. Incontrerà i Brown, eccentrica famiglia che lo chiamerà Paddington, lo accoglierà sotto il proprio tetto e lo aiuterà a trovare l’esploratore che tanti anni prima lo aveva avvicinato agli usi e costumi della vita moderna. Ma l’arrivo di Paddington in casa innesca una serie concatenata di disastrosi guai, causati anche dalle intenzioni poco amichevoli di una malvagia tassidermista che ha nei confronti dell’orsetto un vecchio conto in sospeso…
Sembra impossibile, eppure è la prima volta che la storia dell’orsetto nato dalla penna di Michael Bond 56 anni fa è stata trasposta al cinema. Finora erano state realizzate soltanto tre serie tv animate, la più recente delle quali va in onda su JimJam. Ad avere l’idea è stato il lungimirante produttore di Harry Potter David Heyman che, dopo aver affidato a David Yates ben quattro film della saga del maghetto, ha dato nelle mani di un altro promettente regista televisivo, Paul King, il compito di portare questo progetto sul grande schermo. Con una storia dove la fantasia gioca un ruolo primario. Nonostante il film sia in live-action, con l’eccezione del solo orsetto Paddington realizzato in computer grafica, è necessario una particolare sospensione dell’incredulità per immergersi in questa favola moderna. Il piccolo protagonista peruviano è infatti capace di muoversi e di parlare come un essere umano e nessuno in tutta Londra si pone mai il problema di come ciò sia possibile, nonostante non esistano altri animali in grado di comportarsi nello stesso modo. L’empatia alla fine arriva, un po’ grazie al fatto che di animali parlanti ne è piena la filmografia per bambini e ragazzi, ma soprattutto per il cartellino appeso al collo di Paddington “per favore prendetevi cura di questo orsetto”, che permette allo spettatore di sentirsi immediatamente coinvolto in prima persona nelle avventure (o disavventure) di questo specialissimo peluche vivente.
A catalizzare l’attenzione e a trainarla in una vorticosa girandola d’azione è poi un umorismo caldo e confortevole come una morbida coperta d’inverno, che avvolge tutto il film e permette ai bambini di divertirsi con le gag più spassose (la scena di Paddington per la prima volta in bagno da solo fa rotolare dalla poltrona dal ridere). Risultato ottenuto grazie a una sceneggiatura che è stata in grado di dilatare la narrazione episodica dei racconti di Bond trovando nuovi e riusciti escamotage. Il tutto supportato da un cast davvero in splendida forma: da Hugh Bonneville nei panni del compassato Mr. Brown, capace però di grandi azioni per amore, a Sally Hawkins, deliziosa madre affettuosa e anticonformista, passando per Julie Walters (vista in Harry Potter) nei panni di una lungimirante Zia. Resta un po’ in ombra il nemico storico Mr. Curry, impersonato da Peter Capaldi, messo in secondo piano da una perfida Nicole Kidman nei panni di una determinata tassidermista, ovvero un’impagliatrice di animali.
Un divertimento per i bambini, ma anche per i loro accompagnatori, che potranno cercare disseminati in tutto il film moltissimi omaggi e riferimenti cinematografici (vedi Mission Impossibile su tutti). E la sospensione dell’incredulità, di cui si parlava prima, costerà un minimo sforzo solo agli adulti mentre nei piú piccoli è assolutamente innata. Alex e Giorgio non si sono posti il problema dell’orsetto parlante nemmeno per un secondo e si sono invece divertiti come matti quando Paddington cercava di insegnare il suo nome in “orsese” a Mr. Brown. Troppo intenti a ridere a crepapelle, non si sono neppure scomposti quando Nicole Kidman ha cercato di impagliare Paddington per rinchiuderlo in una teca di vetro. Un’allegria che li ha accompagnati ancora per molte ore dopo la visione del film e che li ha fatti addormentare più sereni. Aiutati anche da un nuovo amico che hanno ritrovato nei libri della buonanotte.

 

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