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Pacific Rim 2 la recensione, la rivolta dei robottoni terrestri


Visto con Matteo, 11 anni

Pacific Rim 2 la recensione, la rivolta dei robottoni terrestri

Meno cupo e drammatico del precedente, questo secondo capitolo punta sul gioco di squadra per mostrare scene spettacolari di combattimento tra mostri e robot. Leggete Pacific Rim 2 la recensione

di Giovanna Mariani 28/03/2018

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Pacific Rim 2 la recensione

Sono passati dieci anni dalla battaglia che ha decretato la sconfitta dei Kaiju, invasori alieni, e la chiusura della breccia, il passaggio che avevano creato per invadere la Terra. Molte città sono state ricostruite, altre invece ospitano tra le loro rovine sopravvissuti che vivono alla giornata, facendo del furto di pezzi meccanici dei Jaeger in disuso un modo per andare avanti. Jake Pentecost, figlio del l’eroico Marshall Pentecost che si è sacrificato per salvare il pianeta, è uno di questi sopravvissuti. Dopo un ultimo tentativo di furto, durante il quale fa la conoscenza di Amara Namani, viene arrestato e la sorella adottiva Mako Mori gli offre un’ultima occasione per tornare sulla retta via: addestrare la nuova generazione di piloti Jaeger. Si ritrova così a dover combattere contro i vecchi nemici dell’umanità, ancora più forti, evoluti ed agguerriti e con l’aiuto dei nuovi piloti e dei dottori Newton e Gottlieb, dovranno impedire la distruzione del pianeta e l’estinzione del genere umano.

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La regia

Il regista, Steven S. DeKnight, che deve principalmente la sua fama all’aver lavorato a serie televisive di successo come Buffy, Angel e Smallville ed essere stato showrunner della prima serie televisiva Marvel Daredevil nonchè regista, sceneggiatore e produttore della popolarissima serie tv Spartacus, si è ritrovato a raccogliere il testimone del suo grande collega Guillermo del Toro (La forma dell’acqua – The Shape of Water ), rimasto comunque in veste di produttore ed autore. Impesa non semplice ma neanche impossibile per una persona cresciuta guardando film giapponesi degli anni ’50 e ’60 dove i Kaiju (mostri giganti) ne erano i protagonisti indiscussi. Le differenze tra i due film di Pacific Rim sono evidenti, ne La Rivolta, che non è considerato un vero e proprio sequel ma un reboot, le atmosfere sono meno cupe e le scene meno drammatiche, quasi tutti gli interpreti sono nuovi e lo spettatore si trova a dover necessariamente fare la conoscenza con le storie personali dei nuovi protagonisti, tra i personaggi appartenenti al vecchio cast troviamo e il Dr. Newt Geiszler (Charlie Day), l’amico e collega il Dr. Hermann Gottlieb (Burn Gorman), e la ex asso degli Jeager Mako Mori (Rinko Kikuchi).

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I combattimenti

I colpi di scena e le adrenaliniche battaglie ci hanno lasciato con il fiato sospeso divertendoci ed intrattenendoci mirabilmente e sia io che Matteo abbiamo trovato questo secondo film più dinamico e divertente rispetto al precedente, soprattutto per il fatto che ci siamo goduti al meglio gli scontri tra la seconda generazione di Jaeger e i Kaiju , che a differenza del primo film, dove avvenivano sotto la pioggia oppure di notte, ora avvengono di giorno ed alla luce del sole, questo fa sì che si percepisca a pieno l’aspetto terrificante dei mostri, che oltretutto risultano molto più intelligenti di quello che si pensava, con una capacità di mutazione inaspettata. Di contro anche i robot saranno tecnologicamente più avanzati e dotati di nuove armi, ci sono Gypsy Avenger, Saber Athena il più veloce e flessibile, Guardian Bravo tarchiato e robusto e Bracer Phoenix, lo Jaeger armato fino ai denti. Le atmosfere della narrazione dei ricordi, benché non fossero sicuramente piacevoli, erano meno cupe rispetto al primo film, rendendoli meno drammatici agli occhi di mio figlio.

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Nuovi personaggi

Tra i nuovi personaggi spicca la presenza di John Boyega (Star Wars: Il risveglio della forza e Star Wars: Gli ultimi Jedi) che è anche produttore del film, oltre ad essere protagonista nel ruolo di Jake Pentecost. Il suo personaggio è quello che subisce una netta maturazione e presa di coscienza del proprio ruolo, dal non sentirsi all’altezza delle aspettative di suo padre che lo porta a decidere di lasciare il programma Jaeger e iniziare a rubare per vivere, al guidare e motivare i cadetti fino alla resa dei conti finale.

Altro personaggio positivo e fondamentale è Amara Namani, interpretato da Cailee Spaeny, intraprendente e coraggiosa riesce a costruire e pilotare da sola uno Jaeger da lei battezzato Scrapper, grazie alla sua grande forza di volontà piano piano riesce a farsi ben volere da tutti i suoi compagni, alla fine sarà anche grazie a lei che le cose si risolveranno in modo positivo.

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Il gioco di squadra

L’idea che a salvare l’umanità siano stati due piloti rodati, ma aiutati da un gruppo sparuto di cadetti è stata vincente, senza contare lo sconvolgimento finale degli eventi che spiazza lo spettatore, in attesa di un esito positivo per l’umanità. In questo film vince il gioco di squadra a differenza del primo dove invece è stato centrale il sacrificio per la salvezza degli altri.

Matteo è un grande appassionato di Transformers e ha trovato negli Jeager dei nuovi robottoni cui seguire le gesta; la conclusione del film è un finale aperto che lascia spazio ad un terzo episodio e noi non mancheremo sicuramente di vederlo.

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Curiosità

Una piccola curiosità: le tute indossate da Jake, Lambert e dai Cadetti quando pilotano gli Jaeger, sono state realizzate su misura ed adattate alle loro forme dalla Legacy, una società specializzata nella creazione di abiti da super eroe cinematografici (Suicide Squad, Capitan America: Civil War, X-Men Apocalypse).

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