Recensioni

Over the Top, muscoli e lacrime


Visto con Riccardo, 7 anni

Over the Top, muscoli e lacrime

Un melodramma familiare che mescola viaggio on the road e sport movie con esiti incerti, a discapito dei delicati temi affrontati

di Demis Biscaro 24/01/2014

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Lincoln e Michael Hawks, padre e figlio, sono in viaggio dal Colorado alla California a bordo di un grosso camion. Niente di strano (camion a parte…) se non fosse che Michael, un dodicenne che frequenta una prestigiosa scuola militare, non vede il padre dall’età di due anni. Ovvero da quando Lincoln se n’è andato di casa per fare il camionista, schiacciato dall’ostilità del ricchissimo suocero che l’ha sempre considerato un fallito. Durante il lungo viaggio, l’uomo cerca di riallacciare i rapporti col ragazzo mentre si prepara al campionato del mondo di braccio di ferro che si terrà di lì a poco a Las Vegas.
Sceneggiato e interpretato da Stallone, Over the top è un film cucito addosso al divo hollywoodiano, che dopo le imprese di Rocky tenta una sortita in uno altro sport ad alto tasso di testosterone, con esiti purtroppo incerti. Il confronto tra padre e figlio fa da sponda a temi importanti come le disuguaglianze sociali, la complessità dei rapporti familiari e il desiderio di riscatto personale, che escono però penalizzati da un approccio superficiale e appesantito dai cliché. Il predominante tono patetico trasforma il dramma e la tensione di molte situazioni in melodramma strappalacrime, smussandone la componente piú stimolante.
La prima parte del film è un road movie tutto giocato sul contrasto tra il freddo snobismo del ragazzo e la dolente affettuosità del padre. Ma il loro ravvicinamento avviene troppo in fretta e con troppa semplicità, sullo sfondo di un paesaggio da cartolina servito sulle note struggenti di Giorgio Moroder. Nel giro di un paio di giorni i due sono già grandi amici, Michael mette da parte il rancore accumulato durante tutta la sua infanzia e fa allegramente ginnastica col padre al chiarore dell’alba. Rigorosamente in controluce.
Nella seconda parte, incentrata sul campionato di braccio di ferro, il film vira verso i territori dello sport movie e in parte si vivacizza. Non tanto per gli incontri in sé (lo sport in questione non consente ampi spazi di manovra alla regia) quanto per il variegato bestiario di sfidanti che viene messo in scena, uno zoo ben assortito di rozzi energumeni dai modi belluini che si fanno vanto della loro brutalità. Più che una sfida sportiva, il campionato assume dunque i contorni di una lotta per la sopravvivenza, in cui Lincoln Hawks diventa l’incarnazione dell’Uomo che sconfigge con la forza dei suoi ideali l’istintintiva pulsione alla sopraffazione propria delle bestie. Impossibile, a questo punto, non tifare per lui.
Quand’ero ragazzino per me Over the Top era “il film con Stallone che fa braccio di ferro” e consideravo tutta la prima parte come un inutile prologo al vero fulcro del film. Ciò non toglie che quando lo vidi per la prima volta rimasi parecchio deluso perché le sfide a braccio di ferro non avevano un briciolo dell’epicità dei match dei vari Rocky.
A mio figlio il film ha fatto un’impressione ancora peggiore: “Papà”, mi ha ripetuto più volte, “questo film è davvero noioso! Non succede niente!”. In effetti le scene d’azione scarseggiano e le problematiche relative al rapporto tra padre e figlio non hanno fatto presa su di lui, in parte perché affrontate con leggerezza, in parte perché forse Riccardo è ancora troppo piccolo per percepire appieno il dramma di alcune situazioni distanti dalla sua realtà quotidiana. La seconda parte invece, piú animata, l’ha coinvolto un po’ di più. In particolare durante l’incontro finale non sapeva proprio decidersi su chi avrebbe vinto, se il protagonista o “il ciccione”, come lo chiamava lui, e continuava a cambiare previsione.
“Ti piacerebbe avere un papà così forte?” gli ho chiesto alla fine.
Lui ha sgranato gli occhi e mi ha risposto: “Perché?! Tu sei più forte di lui!!!”
Per sentirsi piú forti di Stallone non servono pesi e bilancieri.
Basta un figlio.

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