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Oggy e i maledetti scarafaggi, la bislacca convivenza tra gatto e insetti


Visto con Alessandro: 5 anni

Oggy e i maledetti scarafaggi, la bislacca convivenza tra gatto e insetti

Per far ridere, in fondo, basta solo tormentare un gatto. Uno show di puro intrattenimento, senza troppe pretese educative: semplicemente, è esilarante!

di Luca Celoria 25/09/2014

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Nel mondo dei cartoni animati, se si vuole creare il classico intreccio rocambolesco utilizzando personaggi con fattezze di animali, il trio per eccellenza è sempre dato da un gatto, un topo e un cane. Bastano solo questi tre “attori”, un pezzo di formaggio, un osso e una staccionata per creare una puntata divertentissima che si può vedere e rivedere per centinaia di volte. Topolino e Gambadilegno, Tom e Jerry, Silvestro e Speedy Gonzales, Grattachecca e Fichetto dei Simpson: sono solo alcuni esempi del fatto che, grazie alla rivalità atavica tra i primi due animali, si può creare una serie infinita di possibili gag che poi, grazie all’intervento del cane, si risolve quasi sempre a favore del topo, facendo “perdere” il gatto nelle maniere più incredibili. Infatti, a causa di questo retaggio culturale e della sua fama di avere nove vite, se vediamo un filmato di un gatto che cade rovinosamente ridiamo di gusto, mentre è molto meno divertente se sono un cane o un topo a cascare.
Tutto questo per dire che, in migliaia di puntate animate, l’espediente comico utilizzato è spesso semplicemente quello di tormentare il gatto. Come si poteva farlo escludendo i classici “nemici naturali” per creare una serie animata innovativa? I produttori francesi della Gaumont a metà anni ’90 devono aver esultato per giorni, quando sulle loro scrivanie è arrivata l’originale idea che a tormentare un pigro gatto azzurro ci sarebbero stati tre… scarafaggi!
Oggy e i maledetti scarafaggi è una serie comica concepita con il solo scopo di far ridere. Gag visive si susseguono una dietro l’altra, a volte geniali, a volte stupide e ripetitive fino all’esasperazione comica, ma comunque sempre efficaci. Il protagonista, Oggy, è un gatto pigro. Pigrissimo. Se fosse per lui nella vita non capiterebbe mai nulla, ma ha la sfortuna che nell’intercapedine di casa sua vivono Joey, Dee Dee e Marky, tre famelici scarafaggi con il solo compito di divorare tutto quello che il gatto ripone nel frigorifero. Le storie prendono il via sempre da questo semplice presupposto, poi gli autori “partono per la tangente” e danno inizio a un delirio comico che sfocia in inseguimenti, indagini, misteri e in situazioni cariche di nonsense dove anche una mente allenata a storie comiche è piacevolmente presa alla sprovvista.
Grande particolarità è che i personaggi non parlano mai. Gesticolano, fischiano e fanno versi, ma la storia si capisce e scorre benissimo. Tra le tante gag, una che è piaciuta molto a mio figlio Alessandro è quella di un inseguimento da parte della polizia per le strade di una città simile a San Francisco. Le macchine correvano all’impazzata continuando a sobbalzare su e giù per le colline inseguendo i tre scarafaggi in fuga. Alla fine della catena di colline c’era il rettilineo e le automobili, al posto di cominciare la guida normale, hanno continuato l’inseguimento saltando sulla strada come se fossero pulci schiantandosi poi contro il muro di una galleria e facendo così fuggire i tre scarafaggi. Quando ne parliamo ridiamo ancora adesso!
Oggy e i maledetti scarafaggi va attualmente in onda su K2 e la mole di puntate prodotte suddivise in quattro serie (in tutto 265 episodi della durata di 6 minuti) fa sì che sia difficile rivedere la medesima storia nello stesso mese, cosa che non capita purtroppo con altre trasmissioni che spesso riciclano la puntata del lunedì mattina il venerdì pomeriggio. La serie è adatta per bimbi da cinque o sei anni in su e alimenta, in modo positivo, la parte “stupidina” che i bambini di questa età cominciano a tirare fuori. Fino all’anno scorso Alessandro non rideva così tanto nel vedere Oggy, ma adesso che il suo bagaglio culturale comincia ad ampliarsi anche le gag più complicate lo stimolano e divertono. Notevole la sigla, che funge da richiamo come se fosse la campana della chiesa che un tempo a mezzogiorno invitava tutti a mollare il lavoro per andare a mangiare; al suono di “Sca sca scarafaggi sca sca…!!!” Alessandro molla i giocattoli e corre a guardare la puntata. Poi, una volta finita, torna a giocare senza fare storie.
La serie si potrebbe considerare piuttosto sciocca: non ha nessun valore educativo particolare e non eccelle neanche graficamente, anzi, i disegni sono fin troppo semplici, con prospettive spesso sbagliate e sfondi vuoti. Tuttavia, fa ridere! È un cartone animato di puro intrattenimento, dove valori forti come amicizia, coraggio e amore sono anche affrontati in alcune puntate, ma sempre in maniera brillante e con il solo scopo di suscitare ilarità. Questo è da apprezzare perché qui gli autori non hanno la presunzione di insegnare niente. Non è il loro compito. Stanno al loro posto e fanno quello che sanno fare bene: produrre sei minuti di semplice e indispensabile divertimento. Il 27 settembre 2014 il canale K2 trasmetterà in prima TV il lungometraggio di Oggy e i maledetti scarafaggi, dove i nostri protagonisti percorreranno tutta la storia e l’evoluzione dell’uomo e noi saremo lì, pronti a gustare questo evento per vedere cosa si saranno inventati questa volta quei “tremendi”autori francesi che ci fanno ridere tanto.
Ah! Dimenticavo… la coda al gatto non si tira!

 

 

 

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