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Nat e il segreto di Eleonora, una fiaba sulle fiabe


Visto con Riccardo, 5 anni

Nat e il segreto di Eleonora, una fiaba sulle fiabe

Una delicata avventura, perfetta per gli spettatori più piccoli, che dipinge la magia della lettura con calde tinte acquerello

di Demis Biscaro 9/10/2012

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Nat ha sette anni e la lettura non è il suo forte. Quest’anno la scuola non è andata molto bene ma ora che è estate può finalmente passare qualche mese di vacanza nella casa sulla scogliera che la sua famiglia ha ereditato dalla zia Eleonora. Nat conserva ancora nel suo cuore il ricordo di quando la vecchia zia gli raccontava le avventure di Alice, Pinocchio, Peter Pan e di tanti altri fantastici personaggi che ora rischiano di scomparire se lui non riuscirà a leggere una formula magica incisa nella biblioteca di casa. Come se non bastasse a complicare le cose ci si mettono anche Ramazzatutto, un robivecchi imbroglione bramoso di mettere le mani sui libri di Eleonora, e la Strega della fiabe che rimpicciolisce il piccolo protagonista alle dimensioni di Pollicino.
Mio figlio Riccardo si è appassionato molto alla storia di Nat e in particolare alla sua difficoltà di lettura tanto che ha provato a leggere lui stesso la formula magica e, per la prima volta da quando guardiamo film insieme, sui titoli di coda è balzato in piedi esclamando gioioso: “Che bello!”.

Indubbiamente questa pellicola italo-francese, pensata per i più piccoli e coprodotta anche dalla nostra Lanterna Magica (quella de La freccia azzurra e La gabbianella e il gatto), ha centrato in pieno il bersaglio amalgamando una trama semplice e priva di grandi sorprese con un’originale veste grafica che si colloca agli antipodi della sfavillante rotondità di tanta (troppa!) animazione moderna e che è ispirata allo stile dell’illustratrice francese Rébecca Dautremer. Colori pastello, ombreggiature curatissime e figure allungate tracciano le coordinate di un mondo rugoso ed antirealistico in cui la fiaba può entrare nella vita quotidiana dalla porta principale. Cosí lo stupore nel vedere spuntare dalle pagine dei libri Cappuccetto Rosso, Cenerentola o Capitan Uncino nasce dalla meraviglia di assistere ad un evento raro e non dall’incredulità per un fatto impossibile, e lo spettatore (anche adulto) non fatica a lasciarsi sommergere e trascinare via insieme al protagonista da un vortice di lettere dispettose che non vogliono proprio saperne di farsi decifrare.
Nat e il segreto di Eleonora è una storia che ha il sapore di quegli arcani segreti che solo i piccoli conoscono. Le immagini cullano lo sguardo e addolciscono i minuti mentre gli eventi sfilano carezzevoli, ballonzolando come sagome di cartoncino colorato trascinate con uno spago.

Il messaggio principe, ribadito più volte in modo forse un po’ troppo didascalico, è chiaro: scrittura e lettura sono mondi che vivono l’uno dell’altro in un rapporto inscindibile e per questo senza lettori i personaggi dei libri sono destinati a dissolversi nel nulla (come insegna La storia infinita…). La lettura non è dunque un noioso processo di acquisizione di informazioni ma un modo per prendersi cura delle storie e dei loro protagonisti. Per farlo però è necessario crescere nelle proprie abilità ed ecco allora che Nat, rimpicciolito dal suo analfabetismo, affronta un’avventura dietro l’altra con sempre maggiore determinazione, acquistando sufficiente fiducia in sé stesso per riuscire a leggere la formula magica e riguadagnare la sua naturale altezza (ovvero il suo ruolo).
Un particolare narrativo degno di nota è la tensione affettiva che avvicina Nat ad Alice (quella del Paese delle Meraviglie) e che evoca marginalmente l’universo emotivo adolescenziale, ancora parecchio di là a venire per il piccolo protagonista.
Il tono della narrazione è marcatamente rassicurante e anche la vena di tensione sotterranea non incupisce mai il racconto (persino l’Orco cattivo trattiene i propri istinti e aiuta Nat nella sua impresa) che è rallegrato anche da un paio di sequenze comiche. L’unica figura che contrasta con questa atmosfera (eccessivamente?) pacificata è la Strega che non a caso è il personaggio che è piaciuto di piú a Riccardo, perché grazie alla sua bacchetta può eseguire delle magie e far rimpicciolire o ingrandire le persone.

Nat ci insegna che chi crede nelle fiabe acquista leggerezza e delicatezza d’animo e se anche può succedere che si spaventi di fronte alle chele di un granchio in compenso guadagna la possibilità di librarsi in cielo tra le pieghe di un aquilone.
Solo una storia per bambini, dunque? Be’ Nat risponderebbe che “non è perché è una favola che non esiste”. E chi meglio di lui può saperlo?

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