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Monsters University, se non perdi che vincente sei?


Visto con Alex, 4 anni

Monsters University, se non perdi che vincente sei?

Se apparentemente il film è un'incredibile sequenza di gag e battute che lasciano senza fiato dal ridere, a una più attenta riflessione è una poetica metafora sul fallimento e su come sia possibile reinventare se stessi

di Karin Ebnet 21/07/2013

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«Se non sei spaventoso, che razza di mostro sei?». È la profonda verità che l’orrido rettore Tritamarmo declama in una classe gremita di studenti in erba di spaventologia ed è anche il tormentone che insegue Mike da tutta la vita. Monsters University infatti è il prequel di Monsters & Co. e racconta di come i due mostri più simpatici e divertenti del cinema – Mike e Sulley – si sono incontrati, e di come siano diventati gli imbattibili spaventatori che abbiamo conosciuto nel primo film.
Mike ha un grande sogno nel cuore e un logoro cappello in testa: vuole andare alla Monsters University e diventare il terrore di tutti i bambini. Quello che gli difetta fisicamente, ovvero un corpo “da paura”, cerca di compensarlo con lo studio… ma non sempre si può imparare a essere quello che non si è. Sulley è diverso. Proviene da una famiglia nota per il suo terrificante talento e come la maggior parte dei rampolli è pigro e svogliato. Pensa che basti sfoderare il suo “asso nella manica” per avere chiunque ai suoi piedi… ma non tutto si ottiene senza fatica. Tra i due “mostri”, su versanti opposti per carattere e mentalità, all’inizio è scontro aperto, tanto da arrivare a essere esclusi dal programma di studi. Per rimediare dovranno dimostare di essere all’altezza delle aspettative vincendo le ambite gara di spavento, le Spaventiadi, inventate proprio dall’orrido rettore Tritamarmo quando era ancora una studentessa. Ma soprattutto dovranno cambiare radicalmente, scoprire chi sono davvero e trovare la propria strada nel mondo. È questa la grande sorpresa di Monsters University. Inquadrato in una cornice in perfetto stile “college movie” e abbellito da gag e situazioni comiche esilaranti c’è un fulcro denso di significato che dà sostanza a tutto il film. Attraverso i successi e gli insuccessi di Mike e Sulley la Pixar affronta in modo delicato e poetico un tema difficile e scottante come quello del fallimento. I sogni sono spinte importanti che ti proiettano in avanti e ti inducono a dare il massimo, ma la strada non è mai dritta e lineare; soprattutto non sempre quello che sogniamo è davvero il futuro ideale per noi. L’importante è riconoscere le proprie capacità e i propri difetti, seppellire l’orgoglio e trovare il modo di metterli al servizio delle nostre aspirazioni. Ovvero il messaggio è: bisogna saper perdere per poter vincere davvero. Mike non è spaventoso, non lo è mai stato. È… buffo. Però è uno stratega intelligente, sa capire negli altri il loro valore e sa mettere a frutto le loro capacità.
Altro tema portante del film è, ovviamente, l’amicizia. Solo facendo gruppo, ma lasciando sempre che siano le doti di ciascuno ad emergere, è possibile vincere. Sia sul campo delle Spaventiadi che nella vita. Monsters University è un prequel e sull’esito dell’amicizia tra Mike e Sulley e del loro futuro da spaventatori sappiamo già tutto. Ma ciò che conta è come si arriva a quell’esito. E il regista, insieme a due degli sceneggiatori del primo film, ha saputo costruire un film degno dei lavori migliori della Pixar. In perfetto equilibrio tra commozione e risate, senza tralasciare omaggi più o meno evidenti ad alcuni classici del cinema (citatissimo l’horror, da Chuck a Venerdì 13)  e a se stesso (qui e qui alcuni easter egg), gli artisti della Pixar sono riusciti a incastrare alla perfezione ogni riferimento al primo film regalandoci al contempo  una delle loro migliori parate di personaggi mai visti – tutti perfettamente caratterizzati e approfonditi psicologicamente: lo studente attempato con i baffi in stile batman, il maialino pauroso, il mostro new age, i gemelli dai caratteri opposti. Per non parlare del terrificante rettore Tritamarmo, così spaventoso e severo da aver fatto paura anche ad Alex, che si irrigidiva sulla sua poltrona ogni volta che il personaggio entrava in scena. Tuttavia Alex non ha mai preso Tritamarmo in antipatia e non lo ha mai messo dalla parte dei cattivi, si chiedeva soltanto perché dovesse essere per forza così severa.
Nella promozione del film la Disney ha puntato molto sulla divisione tra squadra Mike e squadra Sulley. Con Monsters University ho potuto scoprire senza ombra di dubbio che Alex è tifoso di quest’ultima: ha atteso con impazienza l’arrivo del suo eroe in scena e il suo sostegno non è stato mai scalfitto minimamente né dalla prosopopea né dalla debolezza del mostro blu, e ha riso tanto, ma propro tanto, per tutto il film. E poco importa se il messaggio sul fallimento non è stato immediatamente compreso. Resterà a germogliare e fiorirà al momento giusto.

 

 

 

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