Recensioni

Monster House, orrore tra le mura domestiche


Visto con Riccardo, 7 anni

Monster House, orrore tra le mura domestiche

Un classico horror movie a dimensione di bambino, con un mix avvincente di brivido, comicità e avventura.

di Demis Biscaro 6/12/2013

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DJ ha dodici anni e una certezza: la casa dall’altro lato della strada nasconde un terribile segreto. Una leggenda urbana vuole che anni prima il suo proprietario, il signor Nebbercracker, abbia ucciso la moglie e se la sia mangiata. Non è forse per questo che il vecchio esce di casa solo per cacciare via in malo modo chiunque osi mettere piede nel suo giardino? La curiosità di DJ sarà soddisfatta alla vigilia di Halloween, quando, approfittando dell’assenza dei genitori, si avventurerà negli oscuri meandri dell’abitazione scortato dal suo amico Timballo e da Jenny, una ragazzina spigliata per cui i due amici hanno un debole.
Prodotto dalla coppia Spielberg-Zemeckis, il film è una manifesta “operazione nostalgia” che omaggia certa cinematografia per ragazzi anni ’80 popolata di baby-sitter adolescenti patite di musica hard rock, poliziotti pasticcioni, genitori sbadati e campioni di videogiochi arcade. L’atmosfera horror si alimenta di motivi tradizionali (ombre, incubi, telefonate misteriose) ma viene declinata secondo chiavi di volta in volta differenti. Il tono più angosciante e teso della prima mezz’ora lascia spazio di tanto in tanto a momenti di comicità macabra per cedere infine il passo ad una dimensione avventurosa che diventa predominante nella seconda parte del film.
La regia è particolarmente vivace e sfrutta la libertà offerta dall’animazione per muovere la macchina da presa con assoluta disinvoltura proiettando lo spettatore al di sopra dei tetti delle case, schiacciandolo tra i fili d’erba delle villette a schiera o sprofondandolo nella gola della casa onnivora, privilegiando soggettive e inquadrature da angolazioni insolite. Cose e persone sono rappresentate con una computer grafica molto semplificata, che conferisce un aspetto “da bambola” ai personaggi. Per contrasto l’espressività dei volti è molto curata e realistica, grazie alla tecnica della “performance capture” che consente di trasferire espressioni e movimenti di attori in carne ed ossa al corrispettivo personaggio digitale.
Centrale nel film è il tema del passaggio dall’infanzia alla preadolescenza: DJ sta perdendo la sintonia col suo amico d’infanzia Timballo, comincia a tenere d’occhio le ragazzine e vorrebbe essere trattato da grande, anche se si rende conto che quello degli adulti è un mondo infido, dove tutti presentano una doppia faccia e dove è facile finire emarginati. Proprio come Nebbercracker e sua moglie, condannati ad una vita di solitudine e pronti a rivoltarsi contro quella stessa società che li ha rifiutati. La sceneggiatura purtroppo scioglie i nodi drammatici con troppa facilità e con un certo schematismo e risolve tutto a colpi di dinamite (qualche anno piú tardi Paranorman affronterà temi analoghi con ben altra sensibilità). In effetti il pregio principale del film non sta nelle sfumature del suo messaggio ma nella capacità di offrire brividi a misura di bambino per tutta la sua durata. A Riccardo infatti è piaciuto tantissimo e, se pure ha ammesso che in qualche momento si era spaventato parecchio, dopo qualche giorno ha voluto rivederlo e l’ha seguito con un attenzione ancora maggiore. Tra uno spavento e l’altro si è pure fatto un bel po’ di risate con le gag di Timballo e ha compreso bene che in fin dei conti il vecchio Nebbercracker non era cattivo ma si comportava in modo burbero solo per il bene dei bambini.
Certo gli spettatori più sensibili potrebbero impressionarsi di fronte ad una casa divora-persone, però va ricordato che dietro le quinte c’è sempre la supervisione di Spielberg, per cui niente paura: alla fine, nonostante gli spaventi, a nessuno viene fatto davvero del male.

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