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Minuscule, gli haiku dell’animazione


Visto con Riccardo, 7 anni

Minuscule, gli haiku dell’animazione

Divertimento e poesia si mescolano alle disavventure quotidiane di un gruppetto di minuscoli animaletti da prato. Uno spettacolo originale, perfetto per tutta la famiglia.

di Demis Biscaro 8/03/2013

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Insetti, ragni, chiocciole, bruchi e millepiedi sono i protagonisti di questa originalissima serie animata ambientata nella campagna francese. All’interno di una splendida cornice rurale i piccolissimi animaletti ricostruiti in computer grafica vivono la routine quotidiana tra scherzi, litigi e disavventure varie con esiti inevitabilmente esilaranti. Si assiste ad una Commedia dell’Arte in scala ridotta dove ogni personaggio è una maschera con caratteri che dopo qualche episodio si fanno inconfondibili: la coccinella impertinente e dispettosa, il bruco verde cronicamente affamato, il ragno nero guardingo e riflessivo, le formiche organizzate in squadroni militari, e cosí via. In perfetta sintonia con l’atmosfera di realismo fantastico che informa tutta la serie, gli insetti virtuali hanno caratteristiche fisiche che li rendono molto simili ai corrispondenti esemplari reali con alcune eccezioni, la piú vistosa delle quali sono i grandi occhi a palla aggiunti per esigenze espressive.
La serie è priva di dialoghi e di musica, fatta eccezione per gli ultimi secondi di ogni episodio accompagnati da un breve motivo strumentale. Nonostante ciò il sonoro è molto ricco. Ai rumori naturali della campagna (stormire delle fronde al vento, gorgoglio dell’acqua nei nei ruscelli, frinire delle cicale, ecc.) si sovrappongono i suoni “cartooneschi” collegati all’attività degli insetti, alcuni realistici, come il ronzio delle mosche e delle api in volo, altri volutamente artificiali, volti ad ottenere un effetto comico: il ticchettare delle zampette delle formiche, le risatine soffocate della cavalletta, lo strombazzare spavaldo della coccinella, ecc. Rami e fili d’erba poi scricchiolano e cigolano come fossero di metallo e anche gli insetti quando vanno a sbattere o si schiantano a terra fanno un rumore di ferraglia fracassata.
Nel giro di qualche episodio Riccardo si è letteralmente innamorato di questi chiassosi abitanti dell’erba e delle loro bizzarre imprese, segnate da un irresistibile gusto per l’iperbole. Merito degli autori-registi Hélène Giraud e Thomas Szabo che sono riusciti a mettere in campo un incredibile numero di variazioni a partire da una ristretta gamma di motivi fondamentali come l’inseguimento in volo, la ricerca di cibo, la costruzione del nido, ecc. Per non parlare dell‘idea geniale di proporre, di tanto intanto, un’immagine della scena vista attraverso gli occhi degli insetti: gli oggetti risultano cosí moltiplicati e filtrati dai colori piú improbabili (rosso, verde, celeste) mentre in sottofondo si sente un rumore, diverso da animale ad animale, che niente ha a che fare con i suoni reali. Nel caso del ragno giallo, ad esempio, si sentono delle gocce che cadono dentro una cisterna piena d’acqua. L’effetto straniante è tale che ogni volta io e Riccardo scoppiamo a ridere. Il ragno giallo poi è anche il personaggio preferito di mio figlio per via dei suoi numerosi occhi e perché finisce sempre beffato dagli altri insetti che gli bucano rovinosamente la tela.
Se il divertimento è il sottofondo comune a tutti gli episodi, lo spettro emotivo esplorato dalla serie è ben piú ampio. Per certi versi ogni episodio di Minuscule è l’equivalente animato di un haiku, quelle concise poesie giapponesi che si focalizzano su un singolo stato d’animo. Entrambi presentano una struttura tripartita, una durata molto breve e un riferimento ad una specifica stagione dell’anno (il cosiddetto Kigo). Ma soprattutto entrambi giocano abilmente con elementi semplici per comunicare in modo obliquo sensazioni difficili da esplicitare direttamente. Malinconia, stanchezza, entusiasmo, romanticismo, scoramento, nostalgia sono frammenti di un mosaico emotivo sfaccettato che si va a comporre man mano che gli episodi scorrono sullo schermo, grazie anche ad una gestione curatissima delle inquadrature e della loro scansione temporale. E nel campo lungo che abbraccia il paesaggio al termine di ogni puntata, l’eco di queste sensazioni si stempera e si placa, tornando a quella Natura che con la sua partecipe indifferenza è la vera protagonista di tutta la serie.
Piccolo miracolo di perizia tecnica e inventiva, Minuscule è un’opera divertente e suggestiva ed è la prova lampante che la buona animazione non è mai solo “roba da bambini”.

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