Recensioni

Minions, la fabbrica delle risate


Visto con Alex, 7 anni, Giorgio, 4 anni

Minions, la fabbrica delle risate

Il film spin-off rivela l'origine dei Minions, come mai indossano tutti la salopette di jeans e come sono arrivati a servire fedelmente Gru. Per strada però ha perso un po' la sua parte più "buona” per una virata in più verso il demenziale

di Karin Ebnet 19/08/2015

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Chi sono i Minions? Da dove vengono? Perché indossano tutti una salopette di jeans e mangiano sempre le banane? Domande che ci siamo posti fin dalla loro prima apparizione sul grande schermo nel film della Illumination Entertainment Cattivissimo Me. Una piccola opera di genio che spiegava ai bambini che la cattiveria non è innata e che si può scegliere da che parte stare. Infatti Gru, il cattivissimo del titolo, alla fine sceglie di diventare padre di tre orfanelle e di trasformare la sua azienda del crimine in una fabbrica di marmellata, come si apprende anche dal sequel Cattivissimo Me 2.

A servire Gru c’erano appunto i Minions, creature gialle a forma di ovetto Kinder con grandi occhi espressivi e pochi ciuffetti in testa. Molto ingenui e dalle necessità basilari (banane, banane, banane) questi buffi personaggi hanno da subito conquistato il pubblico grazie alla loro parlata incomprensibile, un sorta di “esperanto” realizzato mischiando parole di varie lingue (tedesco, spagnolo, francese, inglese, italiano). Creati come spalle comiche, alla stregua dei Pinguini di Madagascar di DreamWorks, sono diventati con il tempo personaggi virali, che si sono staccati dal film per vivere di vita propria sui social, nei meme ma anche nelle battute di tutti i giorni della gente comune.

Era naturale quindi che diventassero protagonisti di una pellicola che ne raccontasse le origini e rispondesse alle domande a cui abbiamo accennato prima. Pellicola che, per di più, si preannunciava come un successo sicuro al box office.

La storia prende il via all’inizio dei tempi, quando i Minions non erano altro che organismi unicellulari e prosegue mostrando la loro evoluzione nei secoli. Da sempre attratti dalla cattiveria, hannno cercato per tutta la loro esistenza un padrone da servire, ma il loro goffo, ingenuo e insensato modo di agire li ha sempre lasciati “orfani” di una guida. Dopo una veloce carrellata di guai e di personaggi storici sventuratamente annientati dai loro servigi (da Napoleone a Dracula), ritroviamo i Minions alla fine della campagna di Russia soli in mezzo alle lande ghiacciate. Tristi e depressi, trovano in Kevin – lo spilungone con due occhi – una guida ideale. Sarà lui a partire alla ricerca di un nuovo Cattivissimo da idolatrare (sperando questa volta che duri un po’ di più degli altri). Lo accompagnano Stuart, più grassottello e con un occhio solo, e Bob, il più coccoloso di tutti e inseparabile dal suo orsacchiotto.

La ricerca li conduce fino a New York, 40 anni prima dell’avvento di Gru. È qui che nasce il loro amore per le salopette di jeans, mentre vengono a sapere che a Orlando, in Florida, si tiene il più grande raduno di malvagi del mondo dove li aspetta Scarlet Sterminator la più crudele e cattiva di tutti…

La difficoltà di realizzare un film interamente pensato per personaggi buffi dalla parlata incomprensibile è evidente: non è facile dilatare fino a un’ora e mezza situazioni comiche che duravano una manciata di secondi e che servivano per dare ritmo a una storia ben piú strutturata e robusta. Il film di Pierre Coffin e Kyle Balda riesce però nell’intento di creare una storia che tiene unite le tantissime gag di cui è composta la trama (grazie anche all’espediente di una voce narrante esterna) e che come spesso accade nei film per bambini ha diversi piani di lettura. I più piccoli si divertiranno con la parlata quasi onomatopeica dei Minions e col loro buffo comportamento, i più grandi possono invece cogliere anche i tanti riferimenti alla cultura pop disseminati un po’ ovunque, soprattutto a quella degli anni ’60. Perché se c’è una cosa che riesce bene al film è prendere in giro i luoghi comuni dell’epoca degli hippie, dei Beatles e di una giovane regina d’Inghilterra. Da godere è anche la colonna sonora del film che raccoglie il meglio della musica di Lennon, Doors e non manca neppure un divertente sketch preso dal musical Hair.

Spiace un po’ che in questo viaggio nella comicità demenziale si sia perso molto dello spirito “di redenzione” che aveva fatto sì che i primi due film del franchise, ovvero Cattivissimo Me 1 e 2, conquistassero le famiglie. In questo capitolo non esistono i “buoni”. Tutti sono malvagi e contenti di esserlo. Scarlet Sterminator ha tutte le intenzioni di vendicarsi dei Minions che le hanno “rubato” la corona e tenta invano di ucciderli per tutta la durata del film. E la famiglia Nelson, composta da un padre, una madre e tre figli, è un gruppo ben affiatato di rapinatori che vengono persino aiutati dai Minions a scappare dalla polizia.

Alex, che adora i Minions e ne ha a casa una vera collezione, ha riso moltissimo, soprattutto nella parte iniziale, anche se per lui, T-Rex e Dracula a parte, era difficile individuare le citazioni dei personaggi storici. A digiuno di trailer e clip, si è goduto per la prima volta la maggior parte delle gag ed è riuscito a individuare persino l’omaggio ai Beatles, di cui avevamo già parlato in occasione della visione di Shaun Vita da pecora (“Mamma guarda, camminano sulle strisce come Shaun”). Ma la scena che più lo ha esaltato è quella finale, quando i Minions incontrano finalmente il più simpatico dei Cattivissimi, momento che fa da ponte con gli altri film. Tanto che una volta arrivati a casa ha voluto rivedere subito i primi due film di Cattivissimo Me. E non una volta soltanto…

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