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Megamind, un nerd venuto dallo spazio


Visto con Riccardo, 7 anni

Megamind, un nerd venuto dallo spazio

Una parabola esemplare che esplora il delicato legame tra ruolo sociale e realizzazione personale, tra gag fracassone e citazioni cinefile

di Demis Biscaro 19/11/2013

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Prima che un buco nero inghiotta il suo pianeta, un piccolo alieno dalla pelle blu viene spedito dai suoi genitori sulla Terra a bordo di una capsula di salvataggio. Lo stesso giorno un altro infante extraterrestre approda sul nostro pianeta: il primo, atterrato all’interno di un carcere, diventerà un supercriminale di nome Megamind, mentre quest’ultimo, allevato in una famiglia benestante, sarà Metro Man, il paladino della giustizia di Metro City. I due si daranno battaglia fino a quando Megamind riuscirà inaspettatamente a sopraffarlo. Ma per avere ancora un degno avversario con cui confrontarsi il genio del male darà vita ad una replica del suo storico nemico finché la situazione gli sfuggirà di mano…
Il problema principale dei film per bambini in cui il protagonista è un “cattivo” è che il protagonista non è mai davvero cattivo. Spesso è solo un dispettoso combinaguai con manie di grandezza, altre volte un astuto delinquente o più frequentemente un burbero poco socievole. D’altra parte nessun bambino riuscirebbe a identificarsi con qualcuno che faccia soffrire gli altri per davvero. La sfida sta tutta quindi nel rendere credibile e interessante un personaggio fittiziamente malvagio.
Sfida che questo film raccoglie con discreto successo imboccando un sentiero potenzialmente insidioso, quello di raccontare la genesi del “male” per dare ragione del suo rovesciamento. E al di là di certe inevitabili semplificazioni, la parabola di Megamind presenta spunti interessanti.
A differenza del suo rivale, bello, invulnerabile e capace di volare, il protagonista ha dalla sua “solo” un’intelligenza fuori dal comune che trasforma nello strumento principe della sua evoluzione. Privo di una vera famiglia, Megamind cerca da bambino la benevolenza dei suoi coetanei costruendo geniali dispositivi tecnologici che gli consentano (almeno nelle intenzioni) di emulare le prodezze del suo rivale. Gli esiti però sono talmente scadenti che il piccolo alieno blu si convince che la sua vera indole è malvagia e che per trovare la sua dimensione non deve fare altro che assecondarla. E così, confondendo l’affermazione di sé con la realizzazione personale, finisce in realtà per ostacolare la propria felicità. In fin dei conti Megamind è un nerd che ha barattato l’accettazione sociale con la celebrità e che alla fine si redime provando a sé stesso e al (suo) mondo di essere in grado di sostenere anche il ruolo dell’eroe.
Purtroppo come sempre piú spesso accade nei film per bambini questo nucleo riflessivo viene sepolto sotto un carosello luccicante di immagini e situazioni tendenzialmente sopra le righe. La regia, estremamente dinamica, alterna movimenti di macchina di grande effetto con sequenze al ralenti, accompagnando il tutto con una colonna sonora pop-rock molto ritmata. A beneficio del pubblico adulto c’è anche un immancabile florilegio di riferimenti (parodici) a pellicole celebri: da Karate Kid a Men in Black a Jurassic Park; fra tutte spicca una memorabile caricatura di Marlon Brando che fonde con irresistibile effetto comico i suoi due ruoli in Superman e nel Padrino.
La prima parte in cui la voce fuori campo di Megamind racconta l’antefatto del film con un tono quasi fiabesco ha catturato efficacemente l’attenzione di Riccardo che si è fatto coinvolgere dalla storia fin dall’inizio. La naturale inclinazione del protagonista per le invenzioni l’ha reso subito simpatico ai suoi occhi e ne ha ridimensionato immediatamente lo status di “cattivo”. Anzi, quando gli ho chiesto se secondo lui Megamind era malvagio è rimasto addirittura stupito e ha risposto: “Perché?! Non fa male a nessuno, fa solo ridere!”. Più di tutti però lo ha divertito Minion, uno strano pesciolino alieno con un corpo robotico umanoide che ricopre con successo il ruolo di spalla comica.
Con la sua storia esemplare Megamind ci ricorda che buono e cattivo spesso sono solo maschere che le circostanze ci hanno cucito addosso. Che togliere quelle maschere è doloroso per tutti (anche per un supereroe come Metro Man…). Ma che la posta in palio è niente meno che la felicità.

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