Recensioni

Mazinga Z, il demone-dio che piace ai bambini


Visto con Riccardo, 8 anni

Mazinga Z, il demone-dio che piace ai bambini

Il capostipite dei robottoni moderni è protagonista di una serie in cui convivono situazioni drammatiche e momenti di comicità pura, in un mix ideale per catturare le simpatie dei bambini

di Demis Biscaro 30/10/2014

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2014/10/mazinga-z-testa.jpg

Impadronitosi dei segreti di un’antica tecnologia, il Dottor Inferno crea dei giganteschi mostri meccanici per dominare il mondo. Troverà sulla sua strada Mazinga Z, un robot avveniristico progettato da Juzo Kabuto, ex collega di Inferno, e pilotato da suo nipote Ryo Kabuto (Koji, nell’originale giapponese). A sostenere il giovane nella sua battaglia c’è lo staff del centro ricerche per l’Energia Fotoatomica, guidato dal professor Yumi e da sua figlia Sayaka. Ma la crudeltà e la tenacia del Barone Ashura e del Conte Blocken, diretti emissari del Dottor Inferno, renderanno lo scontro sempre più impegnativo e cruento.
Arrivato in Italia dopo Goldrake e il Grande Mazinga, Mazinga Z in realtà è il capostipite non solo della cosiddetta Mazinger Saga ma anche di un immaginario robotico che continua a far sentire la sua influenza nell’animazione ancora oggi. L’evocazione del robot, la fase di agganciamento, il nome delle armi gridato prima di ogni colpo sono solo alcuni degli stilemi fissati da questo rivoluzionario anime, che diventeranno ricorrenti nelle successive serie di Go Nagai e in tutti i prodotti di animazione robotica dell’epoca.
Nonostante il fulcro della narrazione sia la guerra contro le armate del Dottor Inferno, la serie è caratterizzata soprattutto nella prima parte da un tono leggero e a tratti perfino scanzonato. Da principio Ryo non sa come pilotare Mazinga Z perciò preme pulsanti e muove leve alla rinfusa facendo sembrare il robot un maxi giocattolone. Dopo un periodo di addestramento il suo controllo si fa piú efficace ma l’arrivo di Boss Robot non fa che moltiplicare i momenti di comicità pura. A questa atmosfera giocosa contribuisce anche il doppiaggio italiano di Ryo da parte di Claudio Sorrentino (voce italiana di John Travolta e Mel Gibson) che con la sua parlata jazzistica riesce ad alleggerire anche le situazioni più drammatiche.
Col procedere degli episodi (in Italia ne sono stati trasmessi solo 51 dei 92 totali) e l’acuirsi dello scontro con le armate di Inferno, l’atmosfera si fa via via più cupa, soprattutto con l’ingresso del Conte Blocken, che evoca nella divisa e nei modi gli spettri del nazismo. Uno degli aspetti di maggior attrazione dell’anime è costituito proprio dalle figure dei “cattivi”, intimamente segnati da una natura doppia: il Dottor Inferno è insieme scienziato geniale e criminale folle, il Visconte Pigman è il risultato dell’unione del busto di un pigmeo sul corpo di un guerriero Maori mentre il Conte Blocken è letteralmente diviso in due, con la testa staccata dal corpo. Su tutti spicca però il Barone Ashura, uno dei villain piú caratteristici e inquietanti della storia dell’animazione, una creatura per metà donna e per metà uomo che incarna a meraviglia la schizofrenica ambiguità di ogni gerarca: supinamente sottomesso a Inferno, a cui si rivolge sempre col suo lato femminile, piú debole, si dimostra inflessibilmente crudele coi nemici e i sottoposti, sui quali fa valere il suo violento lato maschile.
Una dualità di fondo la sconta anche Mazinga Z, a partire dal suo nome che nell’originale giapponese nasce come combinazione dei termini “ma” e “jin” ovvero “demone” e “dio”. Il robot infatti è una macchina neutrale che può assumere il ruolo di un demone devastatore o di una potente divinità protettiva, in base alle intenzioni di chi ne prende i comandi. Ecco perché per Ryo – ma sarà lo stesso anche per gli altri eroi nagaiani – ogni combattimento equivale a una riaffermazione della volontà di schierarsi dalla parte del bene, anche a rischio della propria vita, come nell’apocalittico finale (mai visto in Italia).
La controparte femminile di Ryo è Sayaka, ribelle e testarda quanto lui, ed è dotata anch’essa di un robot: dapprima Afrodite A e poi Diana A, entrambi piuttosto deboli ma attrezzati con due inconfondibili missili pettorali destinati a diventare il tratto distintivo dei robot femminili ideati da Nagai.
Riccardo si è letteralmente innamorato di Mazinga Z fin dai primi episodi e per un bel pezzo non ha voluto saperne di altri robot. L’impronta comica e la struttura ripetitiva, che trova il suo apice nell’immancabile combattimento finale, l’hanno conquistato immediatamente e coll’andar del tempo si è appassionato anche alla varietà delle creature meccaniche di Inferno, tanto da riguardarsi piú e piú volte gli episodi coi mostri che gli piacevano di piú. E anche ora che ha incontrato altri anime robotici, quando ci riguardiamo qualche episodio resta incollato alla TV, nonostante alcuni di questi siano in giapponese con sottotitoli in italiano! Come si dice in questi casi? Il primo robot non si scorda mai…

Vai alla scheda Serie TV

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento