Recensioni

Maleficent, la più buona delle cattive


Visto con Riccardo, 7 anni

Maleficent, la più buona delle cattive

Alcune buone idee non bastano a risollevare un film compromesso da una sceneggiatura inconsistente e da una regia inadeguata

di Demis Biscaro 6/06/2014

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2014/06/maleficent-protagonista-con-fumo-verde.jpg

Sulla scia di “Biancaneve e il cacciatore” e del recentissimo “La Bella e la Bestia”, Maleficent porta sullo schermo, in versione live action, personaggi e situazioni di un’altra fiaba classica, “La bella addormentata nel bosco” di Charles Perrault. Diversamente dal film d’animazione del 1959, questa volta il punto di vista è quello della terribile Malefica, in origine una fata dalle splendide ali e dal cuore mite. Sua dimora è la brughiera, un territorio incontaminato in cui le creature magiche prosperano in libertà e in armonia con la natura, mentre nel regno vicino gli uomini sono dominati dall’invidia e dalla sete di potere. E proprio sulla spinta dell’ambizione, un giovane uomo, Stefano, tradirà l’amore di Malefica e le sottrarrà le ali con l’inganno. Straziata nel corpo e nello spirito, la fata si voterà alla vendetta scagliando, non molti anni più tardi, la celebre maledizione sulla figlia del suo ex spasimante, ora asceso al trono. Col trascorrere delle stagioni l’innocente candore della bambina riuscirà però ad aprire una breccia anche nel cuore della fata indurito dall’odio.
Accogliendo evidenti suggestioni fantasy, la pellicola punta fin dall’incipit a imprimere una forma originale al materiale fiabesco tradizionale, ancorando lo svolgimento delle vicende al contrasto tra il regno degli uomini e la brughiera, simbolo di contrapposizioni ancestrali (servitù/libertà, civiltà/natura, ecc.) ma soprattutto vivida metafora del bruciante scarto tra maturità e infanzia. E il tradimento di Stefano, avvenuto di notte, in un momento di intimità, è un atto di violenza così brutale da causare la perdita repentina dell’innocenza da parte di Malefica e la lacerante presa di coscienza della distanza tra sogno e realtà. E’ una caduta pari a quella di Lucifero e come quella altrettanto foriera di sventure, prima fra tutte la trasformazione della brughiera in un regno analogo a quello degli uomini, dove la fata è la nuova, cupa sovrana.
Una storia moderna dunque, immersa in un clima spiccatamente femminista, dove le figure maschili che non sono relegate a ruoli subalterni (come servi o soldati) sono prive di personalità (il principino azzurro) o destinate alla follia, come Stefano, villain dal taglio shakespeariano e interpretato da un impressionante Sharlto Copley. Anche la morale del film passa attraverso il rapporto tutto femminile tra Malefica e Aurora (un’Elle Fanning un po’ troppo rubiconda per il ruolo etereo della bella addormentata): non c’è potere sulla terra che possa cancellare il male compiuto, l’unica via per rimediare è compensarlo con un atto di bontà e d’amore ancora più grande. E quale amore più vero di quello di una madre (sia pure putativa…) verso la propria figlia? Così, per la seconda volta dopo “Frozen“, la Disney aggira il tradizionale romance tra principe e principessa a favore di un rapporto sentimentale di carattere più famigliare. Peccato però che il finale, col ritorno di Aurora e Malefica alla rinata brughiera, ovvero nell’alveo dell’infanzia, segni una netta involuzione dei personaggi e indirettamente identifichi l’età adulta come la causa di tutti i mali.
Purtroppo tutte le buone intenzioni di cui è lastricato il film sono offuscate da una sceneggiatura inadeguata e viziata da numerosi passi falsi (come può una fata buona avere ali corvine, corna demoniache e chiamarsi Malefica?!), incongruenze (dopo il primo bacio a Malefica Stefano l’abbandona per sempre per fare lo sguattero del re) e ambiguità (Aurora è indifferente alla morte del padre). Anche Robert Stromberg (Oscar per le scenografie di “Avatar” e “Alice in Wonderland”) non sembra essere a suo agio in cabina di regia, girando in modo confuso le scene d’azione e svuotando di pathos quelle emotivamente più intense, tutto preso a servire un congruo numero di primi piani della diva Angelina, la cui bravura viene paradossalmente ridimensionata da questa sovraesposizione alla macchina da presa. In un contesto così incerto anche gli effetti speciali risultano freddi e stucchevoli, e la stessa brughiera assume l’aspetto di una versione in scala ridotta di Pandora (il pianeta di Avatar), con tanto di creature luminescenti blu e rosa.
Questi gravi limiti hanno di fatto reso impraticabile un confronto con Riccardo sui temi più rilevanti della storia, troppo traballante per essere credibile. Mio figlio infatti, pur avendo ben compreso l’arco evolutivo della protagonista, non ne ha ricavato molto, distratto com’era da situazioni e fatti inspiegabili nell’economia del racconto (“Perché Malefica aveva le corna nere come un diavolo anche quando era buona? Perché poi si sono riattaccate le ali?” mi ha chiesto più volte). Nonostante tutto ha seguito comunque il film con piacere, allettato dagli elementi fantasy e dalla molteplicità delle creature fantastiche (le sue preferite erano dei pupazzotti tondeggianti che si divertivano a tirare il fango). Ma dopo i titoli di coda è rimasto il rammarico per una pellicola che ha sprecato l’occasione di restituire nuova giovinezza a una fiaba tanto bella e significativa. Non resta che sperare che le prossime trasposizioni (già annunciate!) sappiano fare di meglio.

Vai alla scheda Cinema
Vai alla scheda Home Video

© Riproduzione riservata


This entry was posted in Senza categoria on .

Inserisci un Commento