Recensioni

Madagascar 3, un circo di luci e colori


Visto con Alex, tre anni

Madagascar 3, un circo di luci e colori

Il circo, gli animali, una cattiva da antologia e scene d'azione riuscitissime. Il terzo capitolo ha una marcia in più

di Karin Ebnet 11/11/2012

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Alex ed io non vedevamo l’ora che uscisse al cinema Madagascar 3 – Ricercati in Europa. Ci eravamo “divorati” i primi due episodi durante l’estate, ed eravamo entusiasti di Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l’ippopotamo e Melman la giraffa. Ci siamo divertiti a seguire questi simpatici animali in esilaranti avventure alla scoperta di loro stessi e abbiamo esultato per loro quando hanno trovato il coraggio di seguire i loro sogni di libertà.
Il fatto poi che questa volta i quattro amici volevano tornare a New York era per Alex una carta vincente in più, perché la Grande Mela è la città di Spider-Man, e non c’è location migliore secondo lui dove ambientare un film o un cartone (è talmente entusiasta della metropoli che vuole sempre vedere le foto che abbiamo scattato noi durante un viaggio in America).
Appena si sono spente le luci e sono cominciate le prime scene mi sono subito resa conto che il terzo capitolo della serie aveva alzato il tiro. Perché il primo quarto d’ora di film è un mega inseguimento per le strade di Montecarlo, una sequenza talmente sincopata da ricordare un vero e proprio film d’azione. Risultava persino difficile seguire i movimenti dei personaggi. La scena però ha permesso di entrare subito nel vivo della storia e ha presentato degnamente la new entry del cast: il capitano DuBois, un vero e proprio segugio messo sulle traccia i nostri eroi dopo che questi hanno seminato il panico al Casinò.
Tutto il film, infatti, è incentrato sul tentativo di Alex, Marty, Gloria e Melman di tornare al loro zoo a New York e sulla spietata caccia che dà loro il capitano DuBois per mezza Europa e oltre, fino negli Usa. Ma c’è spazio anche per incontrare nuovi amici, scoprire nuove passioni e amori e ricordare a loro stessi – e a noi – che la libertà ha un prezzo che è sempre meglio pagare.
Il circo in questo terzo capitolo è un meraviglioso amico ritrovato. Forse un po’ fuori moda oggi (quando ho portato Alex a vederlo però se ne è innamorato e ha trovato persino il coraggio di fare una foto in groppa a un enorme e mansueto elefante), resta però uno straordinario spettacolo, che in Madagascar 3 viene portato alla sua massima espressione. Gli spettacoli, ispirati al Cirque su Soleil, sono una esplosione di luci e colori, una vera gioia per gli occhi. Trainante come sempre anche la musica, affidata a molte hit pop del momento (come Fireworks di Katy Perry). Mi spiace solo che Alex, non avendo ancora un interesse particolare per la musica, non abbia potuto apprezzare appieno questo lato del film.
Alla fine, dopo inseguimenti a perdifiato, spettacoli circensi da urlo e qualche momento di panico (quando DuBois riesce a catturare Alex), tutto finisce per il meglio e il lieto fine tiene ovviamente la porta aperta a un quarto capitolo, che attenderemo con ansia. All’uscita del cinema ho chiesto ad Alex se gli era piaciuto il film. Era entusiasta, però non riusciva a collegare i vari passaggi della storia. Era come se avesse avuto tanti pezzi di puzzle che non riusciva a mettere assieme a comporre la figura finale. Così, quando siamo tornati a casa, ha voluto che fossi io a raccontare il film al papà. Mentre proseguivo con la narrazione vedevo i suoi occhi illuminarsi (i pezzi stavano trovando il loro posto) e di tanto in tanto Alex interveniva per dire la sua quando una scena del film lo aveva particolarmente colpito.
Nel suo racconto ha citato tanti personaggi di contorno, riuscitissimi sia ai miei occhi che ai suoi. I pinguini ovviamente, eccezionali come al solito, ma anche l’orsa innamorata e la tigre russa Vitaly, capace di infilarsi in cerchi infuocati grandi come anelli. Ma è stato il capitano DuBois a colpirlo maggiormente. Non faceva altro che parlare di lei, e del fatto che non capiva perché continuava a inseguire Alex il leone (il suo personaggio preferito, anche perché condividono lo stesso nome). Non è stato facile spiegargli perché il capitano voleva appendere la sua testa sulla parete dell’ufficio, ma con tatto ho cercato di fargli capire che non tutte le persone sono buone e che è sbagliato fare del male agli animali (per questo la DuBois è stata punita). Alla fine la spiegazione pare averlo soddisfatto e ha terminato con un sorriso felice il racconto del film. E poi ha convinto la nonna a portarlo di nuovo al cinema.

 

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