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Luis e gli alieni la recensione, la solitudine combattuta a suon di risate


Visto con Alex, 9 anni, e Giorgio, 7 anni

Luis e gli alieni la recensione, la solitudine combattuta a suon di risate

Perfetto mash-up tra family drama e screwball comedy, Luis e gli alieni fa riflettere su temi importanti ma con il sorriso. Un film per tutta la famiglia

di Karin Ebnet 4/07/2018

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Luis e gli alieni la recensione

Quando ben si comincia…

12 anni e non sentirli. Non è un bambino spensierato Luis e le sue lacrime di solitudine arrivano a dei livelli di tristezza record. Orfano di madre il ragazzo vive con il padre, un ufologo che trascorre tutto il tempo alla ricerca di fantomatici alieni cattivi che lui dice di aver incontrato quando era soltanto un bambino. Una fissazione che lo costringe al suo telescopio di notte e a dormire sul divano di giorno, mentre Luis cresce solo e sommerso dalle responsabilità: spetta a lui occuparsi del padre che però nemmeno si ricorda del suo compleanno. Una situazione disagiata quella di Luis che attira l’attenzione del preoccupato preside che chiede aiuto alla Signorina Sadiker, la dirigente di un Istituto per bambini soli che intende allontanarlo immediatamente da casa. Luis però, nonostante tutto, a suo padre vuole bene e non intende abbandonarlo. Cosa fare?

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La solitudine dei numeri primi

Nonostante le apparenze e le importanti tematiche affrontate nei primi dieci minuti, Luis e gli alieni non è un film d’animazione drammatico e non permette allo spettatore di provare nulla di più di un po’ di pena per il ragazzo. Non si versano lacrime e non si inondano fazzoletti con fiumi di tristezza.

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Un po’ di humor

I momenti toccanti del film sono stemperati da una quantità di gag che fanno dimenticare la solitudine di Luis per dispensare allegria e buon umore. Tutto merito dei tre alieni pasticcioni che atterrano sulla Terra attirati da un canale di televendita che li ha convinti che non possono vivere senza il materassino massaggiatore Nubbi Dubbi. Ma usare gli strumenti terrestri come il telefono non è affatto semplice per loro e Luis, dopo un incontro fortuito, decide di aiutarli. Loro però dovranno mettere le loro insolite capacità al suo servizio per aiutarlo a togliersi dai guai. Mog, Nag e Wabo, questi i nomi delle tre buffe creature aliene, possono infatti trasformarsi in qualunque cosa, che sia un cane o una persona, basta che ingeriscano un capello o un pelo per impossessarsi momentaneamente del suo dna. Ma con esiti (e look) a dir poco esilaranti.

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Mondi paralleli

Il film quindi viaggia su due livelli paralleli che rendono la visione godibilissima a tutte le età. Da una parte infatti, come già capitato con Inside Out della Pixar, i più piccoli possono affezionarsi ai buffi alieni, seguire le loro trasformazioni e ridere del modo in cui cercano di interagire con gli umani, dall’altro gli adulti e i bambini più grandi possono riflettere su temi importanti come l’abbandono, il bullismo, e l’invasione nella famiglia delle autorità sociali.

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Un film dal cuore morbido che parlerà a tutta la famiglia anche perché sotto i riflettori c’è una profonda riflessione sul rapporto genitori-figli e sul cosiddetto “tempo di qualità”.

Mash-up comedy

Realizzato dalla Ulysses Production, la stessa casa di produzione che ha portato al cinema Ooops ho perso l’arca, Niko una renna per amico e Richard Missione Africa, Luis e gli alieni è diretto dai gemelli tedeschi Wolgang e Christoph Lauenstein, premi Oscar per il corto d’animazione Balance. Che non siano degli sprovveduti lo dimostra anche il modo in cui sono riusciti a bilanciare perfettamente elementi classici dei drammi familiari con la più travolgente comicità delle screwball comedy, delle sitcom e soprattutto delle commedie sullo scambio d’identità.

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Personaggi e omaggi

Altro punto forte del film sono i personaggi, soprattutto quelli secondari. A partire dalla misteriosa Signorina Sadiker che analizza con la precisione di un tecnico di laboratorio la quantità di tristezza contenuta nelle lacrime di un bambino (e che in alcune scene è un omaggio a un’altra cattivissima dei cartoni, Crudelia De Mon). Ma anche la tontolona Patty, che non riesce a riprendere gli alieni nemmeno con il telefonino, o il gelataio, che ha il compito di rendere omaggio a un film cult del genere fantascientifico, ovvero Men in Black. I più riusciti restano però i tre buffi alieni, che aiutano Luis e con lui tutti gli spettatori a comprendere che non bisogna scappare di fronte alle difficoltà ma è importante affrontare i problemi per poterli risolvere e che spesso basta guardarsi attorno per scoprire di non essere soli e trovare una mano gentile che ti viene in aiuto.

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Visto dai bambini

Alex e Giorgio si sono divertiti come matti durante tutto il film, hanno adorato le trasformazioni di Mog, Nag e Wabo e hanno riso quando hanno tentato di comportarsi come umani senza riuscirci molto bene. Hanno colto perfettamente anche il messaggio del film, si sono sentiti coinvolti nella solitudine di Luis e compreso quanto sia importante trascorrere del tempo con chi si vuole bene. Luis e gli alieni è uno di quei film che non solo va visto, ma bisogna anche metterlo sullo scaffale non appena arriva in Dvd per guardarlo e riguardarlo ogni qual volta ci assale la tristezza. Solo per ricordarci che non servono tre buffi alieni per rammentarci che non siamo soli…

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