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Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, effetto Tolkien


Visto con Sara, 8 anni

Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, effetto Tolkien

Tolkien non è una faccenda solo per maschietti. Anche le ragazzine si appassionano ad orchi, elfi, hobbit e nani

di Paolo Paglianti 7/06/2013

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Un film fantasy pieno di orchi, troll e nani può piacere a una ragazzina di otto anni? Sono convinto che il sesso delle mie figlie non debba significare per forza che possano apprezzare solo principesse Disney e storie senza spargimenti di sangue, come non è assolutamente vero che si divertano soltanto con bambole e peluche ma se la spassano un mondo anche con LEGO e macchinine. Con Sara ho già visto altri film in cui l’elemento della violenza esiste, da La Storia Infinita ai Karate Kid, quindi mi sono sentito tranquillo nel proporle Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, il “prequel” del ben più complesso Il Signore degli Anelli.
Il protagonista de Lo Hobbit è Bilbo, lo zio del personaggio che alla fine de Il Signore degli Anelli lancia l’Unico Anello nel vulcano e di fatto “uccide” il perfido Sauron. La storia si svolge qualche decina di anni prima, quando del ritorno del Malvagio non ne ha sentito parlare (quasi) nessuno, gli orchi non si sono ancora organizzati in un vero esercito e Saruman è ancora un mago apparentemente “buono”.
Bilbo non ama l’avventura, almeno nelle prime scene del film: apprezza invece enormemente la vita calma nella incontaminata Contea, lontano da guerre e battaglie. A coinvolgerlo in una missione è Gandalf, un potentissimo mago che sta organizzando una spedizione nella tana del drago Smaug nelle viscere della Montagna Solitaria. L’obiettivo è un immenso tesoro che Smaug ha sottratto alla razza nanica, una ferita che ancora brucia nel petto di qualunque nano degno della propria ascia. Insieme a Gandalf, Thorin Scudodiquercia e ai 12 nani al suo seguito, Bilbo parte per la Montagna Solitaria, che raggiungerà dopo una serie di avventure spettacolari e scontri all’ultimo sangue con orchi e mostri assortiti.
Tolkien ha scritto Lo Hobbit una ventina di anni prima de Il Signore degli Anelli: la sua trama è decisamente più lineare, al punto che può letteralmente seguirla anche un bambino. Il regista Peter Jackson ha poi evidentemente deciso di calcare la mano su questo aspetto, creando un film che sembra davvero pensato per i ragazzini, con tanto di nani che fanno le “puzzette” e fanno i giocolieri con i piatti.
Ci siamo goduti Lo Hobbit in un pomeriggio piovoso, e come mi aspettavo a Sara è piaciuto parecchio. Lo ha seguito con attenzione: ha riso nella parte in cui i nani invadono la casa di Bilbo, ha avuto un po’ di paura durante i duelli con gli orchi, ha provato a risolvere gli enigmi di Gollum. I suoi personaggi preferiti rimangono gli Elfi, che nel primo film della trilogia de Lo Hobbit si fanno vedere abbastanza spesso, per fortuna. Forse la scena che ha meno apprezzato è la parte del Consiglio, che in effetti è piuttosto oscura per chi non conosce bene i “giochi politici” de Il Signore degli Anelli (e che infatti nel romanzo originale non è presente), mentre quella più “paurosa” è stata l’apparizione del negromante nella fortezza abbandonata. Niente di troppo sconvolgente, e comunque mitigato dalle scene semiserie, come quella già citata dei nani che invadono la casa di Bilbo sconvolgendogli la serata o il personaggio di Radagast, che va in giro con una slitta trainata da leprotti e cura criceti malati. Alla fine la storia rimane un po’ in sospeso, ma Sara se lo aspettava già, forte dell’esperienza del primo episodio de Il Signore degli Anelli. Ha già annunciato che aspetta di vedere il secondo film de Lo Hobbit con una certa impazienza (anche questa è una trilogia)!
Vi avvisiamo, gli orchi muoiono in gran numero, volano teste e braccia tagliate dai fendenti dei Nani e ci sono mostri che sembrano veri. Detto questo, ritengo Lo Hobbit un film vedibilissimo da ragazzini sopra gli otto anni, lontano anni luce dalle scene paurose de Il Signore degli Anelli o persino di alcuni episodi di Harry Potter. Ovviamente, è un film da vedere insieme a loro, spiegando di volta in volta cosa sta succedendo se non riescono a seguire la trama (cosa improbabile, ne Lo Hobbit) e magari preparandoli alle scene più violente, ricordando loro che è “solo un film”. A meno che i vostri figli non siano particolarmente impressionabili, la magia di Tolkien li conquisterà!

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