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L’isola del tesoro, pirati anche per adulti


Visto con Marco, 3 anni

L’isola del tesoro, pirati anche per adulti

Avventura epica che affronta il rapporto padre-figli adattando un classico della letteratura

di Luca Maragno 19/09/2012

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Se Quentin Tarantino girasse un cartone animato, lo farebbe come L’isola del tesoro, serie anime del 1978 di 26 episodi. Che c’entra Tarantino, regista notoriamente associato alla violenza, in una rubrica dedicata ai film per bambini? Ebbene, questa produzione (che si trova in home video in un bel cofanetto edito da Yamato Video) racconta la nota storia del romanzo di Robert Louis Stevenson attraverso una forma quasi “epica”: il pirata Long John Silver ha una dimensione talmente “mitologica” da ricordare certi protagonisti di tarantiniana memoria.
Ed è proprio Silver ad aver affascinato maggiormente mio figlio Marco, in modo per nulla banale. Tutto il cartone è dominato dal rapporto di amore-odio tra il piccolo Jimmy Hawkings e Silver. Prima, infatti, vi è una relazione del tipo padre-figlio, con Silver non ancora rivelatosi come pirata. Poi, nella seconda parte, Silver si scopre essere “un cattivo” e quindi la figura eroica che si era creato Jimmy viene a crollare improvvisamente. Un po’ quello che succede a tutti: finché siamo bambini i nostri genitori sono degli eroi intoccabili, poi con l’adolescenza vengono prepotentemente messi in discussione.
Già questo basta a consigliarne la visione, ma vi sono anche altri tre elementi che vorrei segnalare.
Innanzitutto la qualità di scrittura, di animazione e disegni. Ogni episodio riesce a raccontare bene una piccola storia e a far venire la voglia di vedere cosa succederà in futuro. Il taglio drammatico potrebbe spaventare i più piccoli in certi momenti (l’arrivo di certi oscuri pirati nella locanda di Jimmy, per esempio) e in certe puntate si deve fare i conti anche con la morte di personaggi importanti (sulla quale mio figlio è rimasto un po’ turbato e mi ha fatto qualche domanda) ma sono tutte situazioni affrontabili, perlomeno in compagnia di un adulto che tra l’altro ha di che divertirsi parecchio con questo cartone animato, tant’è che anche la mia compagna è rimasta “addicted” neanche si trattasse di Lost.
Poi c’è il fatto che John Silver è senza una gamba il che ha due conseguenze secondo me: stimola i bambini con eventuali handicap a cercare comunque di fare azioni straordinarie (Silver naturalmente fa cose che sembrano impossibili, ma al giorno d’oggi esistono comunque personaggi incredibili e reali come Zanardi, che guida le moto senza gambe…); e aiuta non solo ad accettare il diverso, ma anche a stimarlo. Mio figlio Marco ha cominciato a camminare con un bastone per simulare la stampella…
Infine, L’isola del tesoro è una grande Avventura. Jimmy Hawkins, un bambino di 12 anni, parte alla scoperta del mondo e ha a che fare con pirati, armi, viaggi in nave, tempeste e mille altre peripezie: non riesco neanche a immaginare cosa possa scatenarsi nella fantasia di un bambino di fronte a una storia del genere. Un consiglio? Lasciate perdere le “giostre” di Jack Sparrow e proponete questi pirati ai vostri figli, ve ne saranno grati.

PS

Mio figlio Marco, comunque, ha deciso che Silver è senza dubbio un eroe: che alla fine fosse un pirata e abbia compiuto azioni spregevoli non gliene è importato più di tanto.

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