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Lilli e il vagabondo, comodità o libertà?


Visto con Riccardo, 7 anni e Letizia, 3 anni

Lilli e il vagabondo, comodità o libertà?

Animazione e colonna sonora di lusso per una storia puttosto convenzionale, all'insegna dell'avventura e del sentimentalismo

di Demis Biscaro 8/08/2014

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Lilli è una cagnolina cocker, coccolata e viziata da una coppia di giovani sposi alto-borghesi nell’Inghilterra dei primi del ’900. A seguito della nascita di un bebé Lilli si trova a perdere il suo ruolo privilegiato e a vivere per strada, dove incontra Biagio, un meticcio vagabondo dalle mille risorse, amante della vita in libertà e della cucina italiana. Nonostante inizialmente il loro rapporto non sia proprio idilliaco, diventeranno una coppia inseparabile e, dopo numerose disavventure, Lilli riuscirà a far accettare ai vecchi padroni il suo nuovo compagno.
Primo lungometraggio animato girato in Cinemascope, Lilli e il vagabondo sfrutta abilmente la maggiore estensione orizzontale di questo formato rispetto ai canonici 4:3 con una messa in scena “ad altezza di cane”, in cui, eccezioni a parte, gli esseri umani sono inquadrati dalla vita in giù mentre gli animali dominano incontrastati lo schermo. Trasportato a qualche palmo da terra, lo spettatore, adulto o bambino che sia, viene calato in un universo familiare e nello stesso tempo sconosciuto per l’insolito punto di vista, tra tappeti, moquette variopinte, vicoli umidi e cortili polverosi, esplorati rigorosamente rasoterra. I due protagonisti si muovono con sorprendente naturalezza sullo sfondo di paesaggi urbani e campestri ricchissimi di dettagli, accompagnati da una colonna sonora notevole, che costituisce un contrappunto articolato all’azione drammatica e che nei primi dieci minuti, privi di dialoghi tra animali, diventa un’insostituibile cassa di risonanza degli stati d’animo della piccola Lilli.
La storia purtroppo non fa il paio con tanta eccellenza tecnica e procede sui binari della prevedibilità verso un happy ending quanto meno ambiguo. Biagio, campione imbattibile della libertà più assoluta (al limite del libertinaggio se si pensa alle sue numerose compagne e alla scena dell’intrusione nel pollaio), finisce d’un tratto per farsi mettere collare e medaglietta come se niente fosse, senza nessun ripensamento. Improvvisa conversione all’ideale di responsabilità propugnato da Lilli o resa incondizionata agli agi di una vita spesa tra sofà e giardini di rose? Il dubbio è più che lecito.
E se è pur vero che qualche scena è diventata un piccolo cult presso gli appassionati di casa Disney (il bacio degli spaghetti o la notte al canile, ad esempio) si tratta sempre di variazioni sul tema di un sentimentalismo d’ordinanza che alterna punte romantiche a scene patetiche ma che non riesce mai veramente a toccare il cuore e soprattutto non lascia spazio allo sviluppo di altri temi. Tocca accontentarsi – ma è pur sempre qualcosa – della vena sfacciatamente picaresca che ravviva le avventure dei due protagonisti, cui si affiancano a volte i cani Whisky e Fido, purtroppo anch’essi utilizzati al di sotto delle loro potenzialità comiche.
Letizia è stata subito conquistata dalla piccola Lilli, rattristandosi dapprima per la sua fuga da casa e rallegrandosi poi per l’incontro e il sodalizio con Biagio, tanto che a un certo punto mi ha chiesto: “Ma adesso si sposano?! Perché sono tanto amici!”. Ha seguito la storia godendosi le singole scene ma senza farsi catturare molto dall’arco narrativo complessivo. Infatti, pur avendo in casa anche il libretto con la storia raccontata attraverso le immagini del film, nei giorni successivi non si è mai fermata neppure a sfogliarlo, a differenza di quanto avviene con quelli di Biancaneve o di Bambi, che in famiglia ormai conosciamo tutti a memoria a forza di rileggerglieli a voce alta.
Riccardo invece ha sviluppato una simpatia speciale per Whisky, per il fatto che si era creato un nascondiglio speciale per gli ossi, ma non è riuscito a entrare in sintonia col vagabondo e dunque ha guardato il film con aria svogliata. Insomma per Lilli e il vagabondo meglio un pubblico di piccolissimi che, si sa, hanno un’innata attrazione per gli amici a quattro zampe!

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