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Leone il cane fifone, mostri per tutti i gusti


Visto con Riccardo, 6 anni

Leone il cane fifone, mostri per tutti i gusti

Un coraggioso mix di horror, fantascienza e commedia surreale, colorato e divertente ma sconsigliato agli spettatori piú piccoli

di Demis Biscaro 8/10/2012

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Non molto lontano dall’immaginaria città di Altrove, in mezzo alle polverose pianure del Kansas, vive una solitaria coppia di anziani contadini, Marilú e Giustino, dal carattere complementare: tanto Marilú è garbata e serena nei suoi gesti (e anche un po’ svanita a dire il vero) quanto Giustino è scontroso e burbero e non perde occasione per prendersela col loro cane Leone, un trovatello rosa confetto cronicamento ossessionato da fobie e timori di ogni tipo. Purtroppo per lui nella casa ne capitano di tutti i colori: invasioni extraterrestri, catastrofi biochimiche, mostri di ogni genere minacciano continuamente la vita dei due anziani che il piú delle volte non si rendono neppure conto di quello che sta accadendo. Tocca sempre a Leone, animato da un disperato e genuino senso di attaccamento canino verso la coppia, cercare di metterli in salvo a dispetto delle sue innumerevoli paure.
Leone il cane fifone è una serie TV letteralmente infarcita di creature spaventose, di ogni genere e forma, anche quelle piú impensabili! Alieni, insetti giganti, fantasmi, mutanti, ibridi uomo-animale e persino creature biomeccaniche (in un episodio Giustino viene trasformato in una gru dotata di personalità malvagia) popolano abbondantemente tutti gli episodi (un po’ come nel vecchio anime Carletto il principe dei mostri) per la grande gioia di Riccardo che ogni volta se la gode un mondo a vedere quale incredibile bastiaccia sarà partorita dalla fantasia degli sceneggiatori che certo non difettano di immaginazione. Parte del divertimento sta anche nel fatto che nonostante la presenza di tutti questi mostri, la serie paradossalmente fa meno paura di quello che ci si potrebbe aspettare (solo una volta mio figlio è stato realmente intimorito dal mostro di turno). In primo luogo perché la grafica è caratterizzata da una tavolozza di colori molto vivaci e contrastanti e in secondo luogo perché tutte le situazioni sono presentate con un taglio talmente eccessivo e parossistico da rendere di fatto molto difficile che il piccolo spettatore possa immedesimarsi in uno dei personaggi. Anzi, le manifestazioni di autentico terrore di Leone sono così sguaiate e scomposte da suscitare più di una risata liberatoria. Altra trovata comica, molto apprezzata da Riccardo, sono le tasche “alla Mary Poppins” di Leone, da cui nelle situazioni di pericolo vengono estratti strumenti inattesi e di dimensioni palesemente incompatibili con la loro reale capienza.
Viceversa l’adulto troverà sottilmente inquietante lo sfasamento quasi hitchcokiano tra l’effettiva situazione di pericolo (percepita solo dal cane) e il comportamento noncurante dei due vecchietti, che non si rendono mai conto di nulla, tutti presi dalle loro faccende e beghe quotidiane.
Ma perché mai guardare una serie popolata di esseri spaventosi e con un livello di violenza non trascurabile? Perché aiuta ad esorcizzare le paure reali e mostra che ci si può convivere a patto di trovare il coraggio, come il buon Leone, di farci i conti ogni santo giorno. Ma soprattutto perché è un amalgama cosí originale di horror, fantascienza e commedia surreale che val la pena comunque di darci un’occhiata. Astenersi spettatori troppo piccoli o particolarmente sensibili.

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