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Le 5 leggende, un perfetto equilibrio tra azione, divertimento e commozione


Visto con Alex, 3 anni

Le 5 leggende, un perfetto equilibrio tra azione, divertimento e commozione

Babbo Natale, il Coniglio pasquale, l'Uomo di sabbia e la Fatina dei denti si alleano con Jack Frost per salvare l'innocenza di tutto il mondo in un'avventura che lascerà con il fiato sospeso

di Karin Ebnet 1/12/2012

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The Avengers in versione cartoon. Se nel primo si univano Hulk, Iron Man, Thor e supereroi vari, ne Le Cinque leggende si riuniscono Babbo Natale, il Coniglio di Pasqua, la Fatina dei denti, Sandman e Jack Frost, ovvero il nonplusultra dell’immaginario fanciullesco (a parte due ultrafamosi, gli altri fanno parte della tradizione anglosassone). Sono queste le premesse del nuovo cartoon DreamWorks che eguaglia se non addirittura supera i migliori Pixar per qualità dell’animazione, profondità dei personaggi, confezione della storia e persino per l’alto livello di humor che stempera la forte drammaticità dei temi trattati.
I personaggi, tutti ben delineati ed approfonditi psicologicamente prendono vita dal disegno grafico diventando reali, “corposi”, veri. Dimenticatevi il Babbo Natale pacioccone della pubblicità, qui si chiama Nord, ha un forte accento nordico, è tatuatissimo e ha un senso dell’umorismo molto sviluppato. Ma soprattutto ha il dono di vedere la magia in ogni cosa. Il suo “centro”, come viene definito durante un toccante dialogo, è la capacità di guardare ciò che lo circonda con grandi occhi aperti alla meraviglia del mondo. Il Coniglio Pasquale non è un dolce e tenero roditore amante del cioccolato: è alto due metri, ha un caratteraccio e non gira mai senza il suo amato boomerang. Il suo “centro” è la capacità di portare la speranza. Un po’ Winx e un po’ Trilli, la Fatina dei Denti, che ha una vera ossessione per il suo lavoro, ha il compito di conservare i denti da latte di tutti i bambini, perché contengono i preziosissimi ricordi d’infanzia. Infine Sandman, per gli amici Sandy, è colui che, grazie a una calda sabbia dorata, porta dolci sogni. Piccolo e un po’ grassoccio, non sa parlare, ed è protagonista di una delle scene più inaspettate e divertenti del film (vedi il modo curioso in cui “usa” un elfo di Babbo Natale, che ha fatto scoppiare una risata generale in sala). Le leggende, o meglio i guardiani dell’infanzia, lavorano ognuno per conto proprio, finché la prepotenza dell’Uomo Nero (conosciuto anche come Pitch Black, ovvero buio profondo) non li unisce. Solo insieme riusciranno a contrastare la minaccia di togliere ai bambini la fantasia e la speranza, condannandoli alla paura. Ma non basta, un quinto guardiano viene indicato dall’“Uomo nella luna” (una sorta di Dio che governa sulle leggende): Jack Frost. Ma il ragazzo, capace di comandare la neve e il ghiaccio, è uno scavezzacollo che non sembra molto intenzionato ad accollarsi questa responsabilità, anche perché ancora non ha capito “qual è il suo centro”…
Coloratissimo, divertente, moderno, il film affronta temi assai drammatici con un tocco talmente delicato da renderli digeribili anche dal pubblico dei più piccoli (se Up vi ha fatto piangere qui dovrete armarvi di fazzoletti prima di entrare in sala). E non solo ha la capacità di comunicare a più livelli, ma lo fa stemperando il dramma con battute e gag che colgono quasi di sorpresa lo spettatore e creando un generale buonumore. Diretto da Peter Ramsey, qui alla sua prima prova da regista dopo una lunga carriera come storyboard artist, il film, nonostante il cast corale, ha un unico vero protagonista: Jack Frost. Assistiamo alla sua “nascita”, al suo pellegrinare nel mondo alla ricerca di uno scopo, al suo perdersi nella solitudine e nel suo bisogno di attenzione e amore. E come nella migliore tradizione favolistica deve percorrere una strada impervia che lo condurrà, attraverso importanti rivelazioni (non ricorda assolutamente nulla del suo passato), a trovare finalmente se stesso («Non saprò mai chi sono finché non saprò chi ero» confida Jack a un certo punto). Pitch Black si rivela essere addirittura la sua nemesi perfetta, entrambi soli, entrambi invisibili, entrambi desiderosi di diventare qualcosa più di un’ombra, fanno però parte di due schieramenti opposti. Mentre L’Uomo nero vuole distruggere le leggende per far vivere i bambini nel buio, nel freddo e nella paura, Jack Frost vuole conquistarli con l’allegria, la spensieratezza e la felicità.
Altro tema dominante del film è la fede. Non quella religiosa, ma quella che ti porta a credere fortemente in qualcosa, che rende l’animo più forte ed è capace di sconfiggere il male. Alla fine i nostri eroi sembrano quasi soccombere sotto il giogo malvagio di Pitch Black, ma a salvare la situazione è un bambino, uno soltanto, rimasto l’unico a credere ancora con determinazione ai suoi idoli. Il bimbo, che rappresenta l’innocenza e la purezza, con la forza del suo credo si rifiuterà di avere paura e riuscirà non solo a sconfiggere il male, ma persino ad aiutare gli altri bambini a ricominciare a credere nelle Leggende.
Un messaggio universale e importante che anche mio figlio Alex, che non ha ancora quattro anni, è riuscito a comprendere, tanto da confidarmi di sentirsi orgoglioso di essere anche lui un bambino che crede alla magia, a Babbo Natale, alla Fatina dei Denti, a Sandman, al Coniglio Pasquale e ancora di più a Jack Frost, il suo nuovo idolo. Consapevole che anche lui così sarà in grado di sconfiggere la paura. Per tutto il tempo ha guardato il film rapito, estasiato, con lo sguardo incollato allo schermo e sul volto tutta una serie di emozioni che si rincorrevano. Alla fine, appena hanno iniziato a scorrere i titoli di coda, si è alzato in piedi con foga dicendo «Mamma, questo film è meraviglioso». Esiste sintesi migliore?

Le 5 leggende è tratto dal libro scritto da Wiliam Joyce. Leggi il nostro approfondimento sulla letteratura fantasy per ragazzi

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