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Le 5 leggende, la fiaba dei guardiani dei sogni


Visto con Riccardo, 6 anni

Le 5 leggende, la fiaba dei guardiani dei sogni

Una celebrazione della forza educativa dell'immaginario tradizionale, ricca di importanti messaggi morali e visivamente seducente.

di Demis Biscaro 5/12/2012

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Baudelaire scrisse una volta che la piú grande astuzia del diavolo è quella di far credere all’uomo di non esistere. A quanto pare però Pitch Black, alias l’Uomo Nero, è del parere opposto e vorrebbe far sapere al mondo intero che lui esiste eccome e che fa di tutto per estendere il suo dominio di terrore sui cuori dei bambini. A rendergli la vita difficile ci penseranno i Guardiani: Nord, meglio noto come Babbo Natale, la Fatina dei Denti, il Coniglio Pasquale e Sandman, che veglia sui sogni dei piccoli. Per volere del misterioso Uomo nella Luna, a loro si unirà di malavoglia Jack Frost, un ragazzino scatenato, signore del gelo e del ghiaccio.
Ispirato ad una serie di libri di William Joyce, Le 5 leggende attinge ad un universo fantastico di tradizione nord-europea ed anglosassone per dar vita ad una fiaba classica nello spirito ma nuova e moderna nella veste narrativa e grafica. Al centro della vicenda vi è la ricerca dell’identità e del proprio ruolo nel mondo da parte di Jack Frost, leggendario bambino in cui però nessuno crede davvero. Nato simbolicamente dalle acque (proprio come un neonato durante il parto), Jack esiste ma non vive, è l’incarnazione della fanciullezza sfacciata ed instancabile che persegue il divertimento a perdifiato e l’appagamento immediato delle pulsioni, ma ne paga lo scotto rimanendo confinato in un angusto orizzonte emotivo in cui la condivisione e l’amicizia sono impraticabili (Jack è trasparente agli occhi dei bambini!). Il mondo degli adulti gli è altrettanto estraneo ed invano gli altri Guardiani cercano di convincerlo dell’importanza del suo nuovo ruolo adducendo argomentazioni che si appellano alla pura ragione (la difesa dei piú piccoli, il prestigio dell’incarico) e che quindi non possono far presa in alcun modo sul suo animo ancora immaturo. Solo il potere evocativo dei suoi ricordi perduti, che agiscono in lui come una fiaba nell’animo di un fanciullo, riuscirà a disseppellire dagli strati più remoti del suo inconscio coraggio, speranza e fiducia nelle proprie capacità, elementi indispensabili per la formazione di un adulto. Una volta compresa la sua intima vocazione, diventerà egli stesso exemplum per i piccoli in carne ed ossa, perché i Guardiani proteggono i sogni dei bambini affinché essi stessi (e qui sta la lezione più alta del film) possano trarne forza sufficiente per affrontare e superare le loro paure e sconfiggere da soli l’Uomo Nero.
E’ questo il cuore de Le 5 leggende: una celebrazione in grande stile della forza delle fiabe e della creatività positiva (e dunque anche di certo cinema), una sinfonia visiva in cui avventura, comicità, dramma, paura e commozione sono ingredienti fondamentali che si stemperano l’uno nell’altro, sostenuti da una colonna sonora pervasiva e da un flusso di immagini mozzafiato in cui le tinte sgargianti dei regni dei Guardiani contrastano vivacemente con i tetri toni di grigio della dimora sotterranea dell’Uomo Nero, costruita con inquadrature sghembe che riecheggiano le geometrie delle opere di Escher e da cui si affacciano oscuri destrieri che sembrano usciti dai quadri di Fussli e Goya. Le battaglie tra i Guardiani e Pitch avvengono quasi sempre all’interno di paesaggi urbani del tutto ordinari o nei cieli immediatamente sovrastanti le città, come a dire che il terreno d’elezione per lo scontro tra le forze del bene e del male sono i luoghi della nostra vita quotidiana.
Riccardo ha guardato il film piegato in avanti, coi gomiti puntati sulle ginocchia e il viso incorniciato dalle mani, tutto proteso verso lo schermo, quasi a volersi tuffare dentro a quel caleidoscopico mare di colori. Ha riso di gusto per le gag slapstick degli yeti e degli gnomi che assistono Babbo Natale ed ha seguito con attenzione anche le parti piú discorsive, nonstante la sceneggiatura lasci irrisolte molte questioni importanti (come la natura del misterioso Uomo nella Luna) che probabilmente trovano invece risposta nei libri di Joyce. Non ha manifestato invece nessuna preferenza specifica per qualcuno dei Guardiani, indice questo di un buon equilibrio nello sviluppo della personalità e nella messa in scena dei protagonisti, e ha trovato le scene in cui compariva l’Uomo Nero non tanto paurose quanto piuttosto tristi.
Per la gioia dei cinefili la pellicola è intessuta di un fitto gioco di rimandi all’immaginario cinematografico piú o meno recente che non sono mai fine a sé stessi ma che al contrario fungono da premessa al loro stesso superamento. Ad esempio, Jack ha una fatina al seguito ed è un giocattolone nato come Peter Pan ma non si ritira a trastullarsi nell’Isola che non c’è, scegliendo al contrario di buttarsi nella mischia. Inoltre, analogamente a Bastiano de La Storia Infinita, ha bisogno dei ricordi per ritrovare la sua identità e combattere l’oscurità soverchiante ma a differenza di questi non li utilizza per ritornare fanciullo ma come spinta per proiettarsi oltre la soglia dell’età adulta. E si potrebbe continuare citando la saga di Guerre stellari (Jack e Pitch condividono la stessa condizione di emarginazione ma solo il secondo cede al “lato oscuro”) o quella di Harry Potter.
In definitiva, nonostante qualche eccesso di spettacolarità e alcune soluzioni visive scontate e di facile effetto (i florilegi ghiacciati di Jack, i sogni di polvere d’oro di Sandman) Le 5 leggende è un film che si fa carico di messaggi importanti e che combina una messa in scena sontuosa con una storia profonda e stratificata come le migliori fiabe tradizionali. Cosa chiedere di più?

P.S.: Non scappate subito dalla sala appena cominciano i titoli di coda: se avrete un pizzico di pazienza vi aspetta una simpatica sorpresa!

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  1. kiaretta92

    Quanto mi è piaciuto?
    E’ stato come tornare bambina. E ho provato questa sensazione solo con Polar Express e Nightmare Before Christmas.
    Davvero spettacolare. Ci dovrebbero essere molti più film d’animazione di questo genere, solo un questo modo i sogni dei bambini non si spegneranno mai, e ognuno potrà ogni tanto tornare piccolo per divertirsi con i propri figli o nipoti che saranno.

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