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L’Arcadia della mia Giovinezza, mélo tra le stelle


Visto con Riccardo, 8 anni

L’Arcadia della mia Giovinezza, mélo tra le stelle

Un film di grande impatto emotivo, a cui il nuovo doppiaggio ha restituito l'originaria dimensione epica e drammatica.

di Demis Biscaro 20/10/2014

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In un futuro lontano la Terra è dominata dagli Illumidiani, una potente razza aliena contrastata solo da un piccolo gruppo di ribelli. Tra di loro c’è Harlock, ex capitano della flotta della Federazione Terrestre, il suo amico Tochiro, abilissimo tecnico, e Maya, la donna amata da Harlock, che da una radio clandestina ogni notte esorta gli umani a resistere agli invasori. Con l’aiuto di Zoll, un soldato di Tokarga, e della commerciante spaziale Emeraldas, Harlock riuscirà a salpare sulla sua nuova nave pirata, l’Arcadia, per ingaggiare battaglia contro la flotta extraterrestre.
Prodotto nel 1982 ma mai proiettato nelle sale italiane, “L’Arcadia della mia giovinezza” narra la genesi del pirata dello spazio e costituisce l’antefatto della seconda serie televisiva a lui dedicata, “Capitan Harlock SSX – Rotta verso l’infinito”, incentrata su eventi anteriori a quelli della prima serie.
Come in tutte le opere di Matsumoto, anche in questo film l’universo è un luogo dell’anima, intriso di sacralità e depositario ultimo della verità, un orizzonte metafisico dove a scontrarsi non sono mai gli individui ma le tensioni che li animano. In esso le leggi della fisica vengono soverchiate dalle passioni e dalla spinta del destino, mentre il tempo abbandona il suo progresso lineare per rovesciarsi su sé stesso, ripercorrendo ciclicamente situazioni analoghe in contesti differenti. Non desta sorpresa dunque che Harlock e i suoi antenati siano fisicamente identici, con la stessa cicatrice sul volto e lo stesso spirito indomito, e parimenti non stupisce che il legame tra Harlock e Tochiro rinnovi un’amicizia nata tra i loro antenati secoli prima. Perché il vero progresso è sempre sovrapersonale e le sfide più importanti hanno bisogno del sacrificio di più generazioni per essere vinte.
“L’Arcadia della mia giovinezza” è una poesia all’uomo, al suo anelito alla libertà e al mistero dell’universo che lo ha generato e che lo accoglierà alla fine dei suoi giorni. La storia si sviluppa secondo dinamiche dettate più dal sentimento che da una rigorosa consequenzialità logica: ciò che più preme a Matsumoto è che ogni scena eserciti sullo spettatore il massimo impatto emotivo, da qui la sovrabbondanza di primi e primissimi piani, l’uso della luce con funzione fortemente espressiva e l’impiego di una toccante colonna sonora di impianto classico, su cui si innesta nei momenti più cupi il celebre e tristissimo Adagio di Albinoni.
Contrariamente alle aspettative “L’Arcadia della mia giovinezza” non è un film d’avventura ma un mélo, intriso di dramma ed emozioni ma anche di grande epicità; un’opera che celebra valori tradizionali come lealtà, amicizia, coraggio e spirito di sacrificio, incarnati da personaggi di grande carisma, come Harlock, Zeda (capo degli Illumidiani) e le tre donne Emeraldas, Maya e Lamine, figure nel contempo malinconiche e valorose, dal fisico slanciato e dai grandi occhi sottili che sembrano traboccare dal volto delicato.
Il nuovo doppiaggio, piú aderente all’originale giapponese, ristabilisce la corretta dimensione drammatica di alcune scene e delinea con piú coerenza il profilo di alcuni personaggi, primo fra tutti Zeda. Nel complesso viene cosí restituita l’immagine di una pellicola dal taglio piú adulto e più unitaria nel tono e negli intenti.
“Bello! Bello! Bellissimo!” è stato il commento istintivo di Riccardo sui titoli di coda, con mia grandissima sorpresa perché mai avrei immaginato che avrebbe apprezzato a tal punto un film in cui la componente sentimentale sopravanza di gran lunga quella avventurosa. Eppure ha seguito la storia con grande interesse, facendomi varie domande sulle ragioni del comportamento di Harlock, ed è rimasto molto colpito quando durante il duello finale Zeda si rivolge ad Harlock, suo nemico giurato, dimostrandogli grande stima. Invece tra i personaggi femminili è stata Lamine a conquistare a pieni voti le simpatie di mio figlio, “E’ la più bella di tutte”, ha sentenziato con grande sicurezza: motivo in più per salire con Harlock sull’Arcadia e inseguire un sogno di libertà senza confini!

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