Recensioni

L’ape Maia, una nuova scoperta


Visto con Alex, 3 anni

L’ape Maia, una nuova scoperta

Simpatica, divertente e molto altruista, la piccola ape operaia torna in una versione digitale per conquistare anche le nuove generazioni

di Karin Ebnet 11/12/2012

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L’ape Maia è uno di quei cartoon che ha accompagnato nella crescita diverse generazioni e che tutti ricordano con nostalgia. 37 anni dopo però la serie, ispirata ai romanzi dello scrittore tedesco Waldemar Bonsels, ha cominciato a sentire il passare del tempo. Il tratto un po’ grezzo, i colori spenti e la lentezza del ritmo dettata da lunghi dialoghi senza azione, la rendeva poco adatta ai bambini di oggi. Ed ecco arrivare ad hoc per le nuove generazioni una versione in computer grafica, che potrebbe far arricciare il naso agli aficionados della old Maia, ma che sta conquistando velocemente il pubblico dei più piccini.
Le storie sono molto simili a quelle originali, anche nello svolgimento dell’azione, ma hanno più ritmo, sono più colorate e usano un linguaggio semplice e schietto che aiuta i bambini a immedesimarsi nell’ape protagonista. La nuova Maia è molto divertente, simpatica, un po’ combinaguai e molto, molto altruista. Di facile fruizione, la serie nasconde al suo interno importanti messaggi che i bambini riescono a cogliere quasi senza accorgersene. Innanzitutto è una celebrazione dell’individualismo. Maia, pur essendo perfettamente integrata, non vive nell’alveare con le altre api perché, pur riconoscendo il sistema, non si annulla in esso. Lo si capisce sin dalla prima puntata, quando il giudice Cavillo vorrebbe costringerla a rientrare nei ranghi, soltanto per poi cambiare idea dopo che Maia, proprio infrangendo delle leggi eccessivamente rigide, salva tutti dall’attacco delle vespe. Maia, a differenza del fuco Willie, suo migliore amico, è molto ricettiva, sempre pronta a mettersi in gioco e disposta a tutto pur di aiutare chi è nei guai. Tanto che ad ogni puntata viene riconosciuto il suo valore. Altro importante concetto, mai banale, che viene sviluppato è che l’unione fa la forza (insieme sì, però purché si mantenga la propria personalità). Maia ha sempre l’intuizione giusta per risolvere i guai, ma senza l’aiuto dei suoi amici non riuscirebbe mai a farcela, come quando l’alveare, in preda a narcolessia, rischia di perdere un importante raccolto e sono la cavalletta Flip, uno scarafaggio, un lombrico, una farfala e un esercito di formiche ad aiutarli. Infine la serie fa anche comprendere che spesso la strada migliore da percorrere non è quella più semplice. È proprio grazie alla sua cocciutaggine che Maia non accetta mai dei facili compromessi per raggiungere la meta che si è prefissata ma lotta per convincere la massa (ovvero l’alveare) a modificare le proprie idee.
Maia ha conquistato immediatamente la simpatia di Alex, che ha abbandonato i suoi personaggi preferiti (Jake il pirata, Peppa Pig e tutto il team dei Super Hero Squad) per dedicarsi quasi esclusivamente a lei. Oltre all’immediata simpatia che ispira la piccola ape, grazie anche a una risata contaggiosa, sono i vivaci toni della serie che lo hanno attratto particolarmente. Il prato dove vive Maia è talmente rigoglioso e colorato che Alex avrebbe voluto immergervisi (peccato che è inverno e non ho potuto portarlo a correre in un parco vero). Mi ha anche sommerso di domande sul mondo delle api e sui loro comportamenti ed è rimasto molto colpito dal fatto che sono loro a fare il miele. Però non è bastato a convincerlo a mangiarlo. Il miele non gli piace proprio.

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