Recensioni

L’ape Maia – Il film, lo spirito libero della natura


Visto con Alex, 5 anni, Giorgio, 3 anni

L’ape Maia – Il film, lo spirito libero della natura

Il film è una festa di colori, luci, allegria e divertimento con protagonista la solita simpaticissima e ribelle amica a strisce gialle e nere

di Karin Ebnet 11/09/2014

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Chi non conosce la piccola Ape Maia? Celebrata in tutto il mondo ormai da 100 anni – prima con i libri per bambini scritti da Waldermar Bonsels, poi con la serie tv prodotta negli anni Settanta e oggi con il remake seriale in CG – la piccola ape ribelle è volata anche sul grande schermo con il primo lungometraggio a lei dedicato. Che è una festa di colori, luci, allegria e divertimento!
La piccola Maia non è come tutte le altre, lo si capisce subito, dalla prima volta che ha posato lo sguardo sul mondo. Non è cattiva, è solo incapace di adeguarsi alle regole ferree dell’alveare che impongono a tutte le api di conformarsi a un unico modo di pensare, di agire, di muoversi. Maia proprio non ce la fa. Né a stare ferma né a stare zitta, e per questo ne combina di tutti i colori. Ma è la sua natura, è uno spirito libero che  ha bisogno di stare a contatto con gli altri per esprimere tutta la gioia di vivere che porta dentro di sé. E il film è proprio questo, un’avventura che l’aiuta a comprendere qual è il suo posto nel mondo. Per farlo dovrà prima sventare un “complotto di corte” ideato dalla intrigante Ronzelia ai danni della regina e riportare la pace tra api e calabroni.
Realizzata in CG come la nuova serie tv, la pellicola usa un’animazione molto semplice, essenziale e tondeggiante, adatta ai più piccini, che rende subito simpatici tutti i personaggi. Su cui spiccano ovviamente Maia e Willy, che possono contare su una buona gamma di espressioni e movimenti oltre alle loro “solite” quattro zampe (al contrario degli altri insetti che ne hanno sei) che li rendono più familiari ai piccoli. Anche la natura trova nel film il suo spazio. Mostrata con colori vividi e lumiosi, è celebrata in tutta la sua magnificenza come simbolo di libertà: è qui che Maia si sente davvero a casa. È vero che qui si celano i “pericoli” che però alla fine non sono così… pericolosi. Il temibile Gorgo non è altri che uno spaventapasseri, le rane si tengono a bada con un gancio destro e un po’ di riflessi pronti e i calabroni non sono mostri ma insetti sensibili, che amano i loro figli e che pensano a proteggere la loro casa. Come fanno le api. Come facciamo noi.
Il film, intriso di gag e battute divertenti (ridono i piccoli ma anche i grandi hanno di che divertirsi), cela dietro il sorriso tematiche molto importanti come l’accettazione di se stessi, la celebrazione dell’individualità e il valore della differenza. Come detto Maia fatica a sopportare le restrizioni dell’alveare. Dotata di una sua spiccata personalità, non permette a niente e a nessuno di uniformarla al gruppo anche perché sono proprio le sue doti che la rendono speciale. Agli occhi di Willy, il suo migliore amico, ma anche agli occhi degli altri insetti del prato. Molto importante nel film è anche la forza dell’amicizia, rappresentata proprio da Willy, un’ape timida e fifona ma che non esita a correre dei pericoli per aiutare la sua migliore amica. Esiste dono più grande?
Il coraggio di Willy ha colpito anche mio figlio Alex, forse proprio perché anche lui sta mettendo in gioco tutto se stesso con il suo migliore amico Luca. Incapace di trattenere le risate, tanto da contagiare con il suo entusiasmo non solo il fratello più piccolo ma anche gli altri bimbi che lo circondavano, Alex ha seguito con attenzione tutta l’avventura di Maia, ha parteggiato per lei nelle difficoltà (ha anche cercato di tirare un pugno contro Ronzelia) e si è dimenato come un pazzo durante gli stacchetti musicali. Anche Giorgio, inizialmente con lo sguardo fisso sullo schermo, presto non è più riuscito a stare fermo travolto dall’entusiasmo di Maia. Che ha conquistato definitivamente i miei figli. E non solo loro.

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