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La tela animata, l’arte prende vita


Visto con Riccardo, 7 anni

La tela animata, l’arte prende vita

Un racconto di formazione fortemente simbolico, arricchito da una messa in scena originale che mutua dal mondo pittura un vivace gusto per il colore

di Demis Biscaro 3/03/2013

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I quadri sono finestre che ritagliano segmenti di panorama su mondi brulicanti di vita. Proprio uno di questi universi dipinti è la culla dell’amore contrastato tra Ramo e Claire: lui fa parte dei Compiuti, figure che il pittore ha completato in tutti i dettagli, mentre lei è un’Incompiuta, quasi perfetta, non fosse per il volto, delineato nei tratti fondamentali ma senza colore. Claire si nasconde nella foresta insieme ai suoi simili e non può accedere al castello dove abitano i Compiuti, il cui passatempo preferito è perseguitare gli Schizzi, figure appena abbozzate condannate ad una vita semibestiale. Nel tentativo di dare un futuro al loro amore, Ramo parte alla ricerca del pittore per convincerlo a completare la sua opera: insieme a lui ci sono Lola, un’amica di Claire, Plume, uno Schizzo, e Magenta, un tamburino fuggito da un quadro di guerra.
Surreale, onirico e a tratti fortemente drammatico, La tela animata colpisce fin dai primi minuti per la potenza pittorica delle sue immagini. Macchie di colori caldi si alternano a tonalità più fredde con un senso della linea e un vivace gusto del contrasto che rimandano ai grandi nomi dell’arte novecentesca (Matisse, Chagall e Modigliani per citarne alcuni). Disegni tradizionali, ambientazioni in CGI e perfino una lunga sequenza in live action convivono felicemente in questa pellicola che riesce a smarcarsi dai canoni visivi maggiormente in voga nel cinema per ragazzi, voltando le spalle ai colori sgargianti per far spazio ad una tavolozza opaca e ricca di ombre. Peccato solo che nelle scene più concitate e dinamiche l’animazione pecchi di fluidità.
Anche la colonna sonora di matrice squisitamente orchestrale si distingue dalle più recenti produzioni Disney e DreamWorks, da tempo orientate verso musiche pop facilmente orecchiabili dagli spettatori piú piccoli.
In effetti a prima vista il film non presenta grandi attrattive per un bambino: non è divertente né particolarmente avventuroso, non c’è un eroe né un vero e proprio cattivo, e il ritmo della narrazione è pacato e scandito piú dai dialoghi che non dalle scene d’azione. Nonostante ciò, con mia assoluta sopresa, Riccardo si è fatto coinvolgere profondamente dalle vicende di queste esili figurine bidimensionali e ha seguito tutta la storia con un’attenzione notevole, affascinato presumo dell’insolita architettura delle immagini. Ciò che più ha colpito la sua immaginazione è stato un macabro personaggio secondario mascherato da morte che, dopo aver condotto il povero Plume in un quartiere deserto, ha tentato di ucciderlo con la sua falce.
La trama scopertamente simbolica porge molteplici chiavi di lettura e tocca temi di portata universale come la libertà, l’uguaglianza sociale, l’antimilitarismo, la realizzazione personale, la fede e la solidarietà verso i più svantaggiati. Principalmente però La tela animata è un intenso racconto di formazione in cui Ramo, Lola e Plume rappresentano tre diverse parti di una stessa anima in fase di sviluppo. Ramo, il più maturo, è capace di pensieri e sentimenti elaborati ed aspira alla felicità personale attraverso l’amore di coppia e il sacrificio; Plume, impulsivo e rozzo, è l’espressione delle passioni più istintive, mentre Lola incarna la curiosità incosciente e generosa, naturalmente aperta al mondo e a nuove esperienze. Passeranno da un quadro all’altro attraverso tele e cornici, abbandonando vecchi schemi mentali per tentarne di nuovi, e affronteranno la vita secondo prospettive inusuali emancipandosi via via dal loro creatore. Lasciata l’infruttuosa ricerca del pittore, impareranno infatti l’uso del colore e insegneranno a tutti gli altri a completarsi da sé, ovvero a trasformarsi in adulti autonomi e Compiuti.
Incredibilmente Riccardo aveva intuito questo epilogo dopo soli cinque minuti di film! Infatti durante una delle prime scene in cui i Compiuti danno prova del loro plateale disprezzo verso gli Incompiuti e gli Schizzi mi ha chiesto: “Ma perché non si colorano da soli?!”. L’idea è semplice ma io proprio non ci avevo (ancora?) pensato…
Solo Lola, coerentemente col suo ruolo, deciderà di rimanere Incompiuta e di proseguire la ricerca dell’autore del quadro. Perché è lei il simbolo di quell’insoddisfazione insopprimibile che ci pungola a cercare, vedere, sperimentare e sapere sempre qualcosa di piú. E come tale solo a lei spetta il privilegio della conoscenza suprema ovvero l’incontro col pittore. Ma neppure di questo sarà paga e con placida determinazione deciderà di procedere oltre, spinta dal desiderio di conoscere il creatore del creatore. Perché in fondo anche noi spettatori, al pari di ogni altra creatura, non siamo che figure all’interno di una tela animata.

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